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1884: quando a Magenta non si volle la maestra

Testo di Alessandro Colombo pubblicato su MAGENTA NOSTRA n. 1 gennaio/febbraio 2003 

In occasione del centenario della consacrazione della chiesa parrocchiale, nel 2003 la rubrica “Aquila Nera in Campo Oro”  – da cui traiamo questo podcast/articolo – si è occupata di fatti e situazioni verificatisi nel periodo che vide Magenta impegnata nella costruzione del nuovo tempio; l’intento era di rappresentare il clima sociale che si respirava a Magenta al tempo in cui don Cesare Tragella e i magentini dedicarono un decennio della loro vita a realizzare la nuova grandiosa san Martino. 
Tra gli elementi caratterizzanti di una comunità c’è sicuramente l’istruzione; a fine Ottocento la legislazione nazionale demandava ai Comuni l’onere di gestire i corsi scolastici; agli stessi Comuni competeva la scelta dei maestri e la loro retribuzione.
A seguito della legge Coppino promulgata nel 1877 (in sostituzione della legge Casati del 1859) l’obbligo scolastico fu elevato fino a nove anni di età, esaurendosi con il superamento di un esame di licenza al termine di un corso triennale.
Per i Comuni non fu facile organizzare in modo stabile ed efficace tutto il percorso educativo, e spesso si dovette ricorrere a classi sovraffollate formate da alunni di età diverse. A Magenta nei primi anni Ottanta la situazione scolastica era positiva dal punto di vista strutturale (due classi maschili, due femminili e una mista per l’istruzione inferiore obbligatoria; due classi, una maschile e una femminile, per l’istruzione superiore), ma presentava limiti legati alla presenza di personale non sempre all’altezza dei compiti.
E di una vicenda di gravi inadempienze dovette occuparsi il Consiglio Comunale del 4 settembre 1884 (sindaco Giuseppe Busnelli), quando venne data lettura della relazione dell’Ispettore Scolastico del Circondario in merito agli esami svolti dagli alunni di terza classe del maestro Angelo Dameno; l’esito di tali esami fu “deplorevolissimo”, ragione per cui il Consiglio Comunale si trovò costretto all’unanimità ad adottare un provvedimento di revoca dell’impiego al maestro, per la sua abituale negligenza nell’insegnamento, per la mancanza di ogni subordinazione, per le irregolarità della sua condotta che ne compromettono gravemente la reputazione“. Il provvedimento era motivato anche dalla constatazione che a nulla erano valsi esortazioni e provvedimenti disciplinari, e che i padri di famiglia avevano già rassegnato una protesta ufficiale alla Sottoprefettura del Circondario. Al fine di convincere il Dameno alla rinuncia “ipso facto” all’incarico, gli venne accordato un indennizzo di 1100 lire (lo stipendio annuale del maestro era di 990 lire, mentre, a titolo di esempio, il medico condotto percepiva un onorario annuo di 2200 lire mentre i cronici sussidiati dal Comune percepivano un assegno mensile che variava dalla 3 alle 9 lire).
Licenziato il maestro e archiviata quella “rancida e prolissa pendenza“, venne bandito un concorso pubblico per l’assegnazione della cattedra delle classi seconda e terza elementare maschile; concorso ufficialmente aperto a tutti ma, secondo le intenzioni non ufficialmente espresse degli amministratori, riservato a concorrenti di sesso maschile, poiché “per il riordino di tale scuola occorre l’autorità di un docente che accoppi al corredo delle necessarie cognizioni didattiche una non comune fermezza“. Nonostante ciò, al concorso presentò domanda anche la maestra della classe prima superiore, Teresa Carabelli, e la decisione assunta dal Consiglio Comunale, a maggioranza, di accettare si tale candidatura mosse aspre polemiche in seno al Consiglio stesso. L’avvocato e futuro sindaco Giovanni Brocca, dichiarando “essere contrario all’interesse educativo della popolazione il mettere alla direzione delle due classi superiori delle scuole maschili una maestra, che non avrà autorità sufficiente“, minacciò di ritirarsi dalla futura votazione per la scelta del maestro. Scelta che venne effettuata nel Consiglio Comunale del 21 dicembre 1884, con esame delle domande di dieci candidati, tra cui due maestre.
Prima della votazione, un’elaborata relazione del consigliere Angelo Giardini, nella qualità di delegato scolastico mandamentale, cercò di orientare il voto dei sedici consiglieri presenti. Nella loro studiata retorica, le parole del Giardini, mentre danno uno di spaccato della società del tempo, denotano anche la mentalità di un’epoca in cui essere donne comportava dover superare, a livello sociale, ostacoli e difficoltà di non poco conto: “[…] Nostra meta e nostro scopo oggi deve essere la scelta di un bravo maestro, il quale abbia una buona volta a corrispondere ai desideri dei parenti che hanno figli maschi da educare e da istruire. Ad uno di questi giudico che si dovrebbe dare la preferenza, escludendone le maestre, per quanti meriti esse possano far valere. Se la donna riesce adattissima ad un asilo infantile ed in una scuola di prima inferiore, perché accoppiando alla idoneità la pazienza, la dolcezza del carattere e l’amabilità, sa instillare nelle tenere menti dei fanciulli sani principi di morale di civiltà e di istruzione; se la donna il più delle volte dà buoni risultati nei piccoli paesi, dove lenta è la cultura intellettuale, ingenuo il carattere e rozza la natura dell’adolescente, ciò non può ritenersi di una donna preposta all’educazione di ragazzi di seconda e terza classe di un grosso borgo, nei quali lo sviluppo intellettuale va di pari passo colla indocilità, colla dissipazione, colla irrequietezza e colla cattiveria d’animo. […] In città una correzione data dalla maestra, mediante partecipazione ai genitori, è subita colla voluta docilità; in campagna, nulla curandosi i parenti, la correzione è ricevuta con alzata di spalle e fors’anco con beffardi sogghigni. Per questa scuola [deve esserci] l’imponenza dignitosa della persona, la fermezza di carattere e la severità di disciplina: requisiti che meglio si riscontrano nell’uomo. Altro guaio può accadere nominando una maestra. La scelta si farà di una nubile; ma chi assicura che in appresso possa mantenersi tale? E se invece, seguendo il naturale istinto ed i dettami del cuore, si maritasse?. Sorvolando alle epoche dell’amoreggiamento, delle nozze e della luna di miele, nel qual tempo l’ideale della signora maestra sarà tutt’altro all’infuori degli alunni; precorrendo col pensiero all’epoca in cui, con rotondità di forme troppo pronunziate, dovrà mettersi a contatto colla scolaresca, chi può assicurare che non verrà fatta segno a motteggi, a licenziosi sarcasmi e fors’anco ad insolenze dei discepoli, a quella età, pur troppo, già raffinati in malizia? E nella successiva maternità a chi in particolare modo saranno rivolti i pensieri e le cure della signora maestra? Ai suoi scolari no di certo. […] In tredici anni di esercizio in questo mandamento ebbi campo di convincermi non essere parto di esaltata fantasia queste mie induzioni, bensì risultato di fatta esperienza […]”.

Al termine della relazione si procedette con la votazione, e venne nominato maestro Tognola Luigi, proveniente da Lazzarone Monferrato, distretto di Alessandria, con dieci voti favorevoli contro sei contrari. Nonostante le raccomandazioni del Giardini, la maestra Teresa Carabelli ottenne il consenso di metà del Consiglio Comunale e si piazzò seconda, ricevendo otto voti favorevoli contro otto contrari.

Immagine: La scuola del Villaggio – Giuseppe Costantini 

Laura Invernizzi

Membro del Consiglio della PRO LOCO MAGENTA
Giornalista, realizzatrice e voce narrante della sezione "Podcast"

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