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A Pasqua -l’è volta o l’è basa- ga spunta la frasca

La Pasqua è infatti ‘festività mobile’ perché varia di anno in anno, seguendo il calendario lunare. Da definizione è la prima domenica che segue il plenilunio di primavera. Però è la data del plenilunio che è diversa nel calendario ‘giuliano’ (mondo ortodosso) rispetto a quello ‘gregoriano (prevalente nel resto del mondo e comunque valido per cattolici e protestanti). La Pasqua ebraica poi potrebbe cadere nei giorni di domenica, martedì, giovedì o sabato; mai di lunedì, mercoledì e venerdì e se i calcoli individuano uno dei giorni proibiti si va al giorno successivo. Per i cristiani è sempre di domenica, ma -per esempio- in questo 2024 i cristiani hanno festeggiato la Pasqua lo scorso 31 marzo e gli ortodossi il prossimo 22 aprile! Una Pasqua ‘alta’, che noi avremo nel 2038 (25 aprile). Per il calendario gregoriano sarà ancora più ‘bassa’ nel 2046 (25 marzo) e nel ’27; nel ‘32 sarà il 28 marzo.

Natale sappiamo tutti che è il 25 dicembre del calendario (per noi quello gregoriano; per gli ortodossi quello giuliano). La Pasqua no, e determinarne la data è operazione ben complessa tanto che l’annuncio veniva -e ancora oggi viene- dato durante le messe celebrate il giorno dell’Epifania. Certo oggi è più facile: tutti abbiamo in tasca un cellulare… che può darci la data della Pasqua di qualsiasi anno; in passato non era certo così e anche gli almanacchi (che comunque segnavano la Pasqua dell’anno di copertina) non erano in tutte le case.

Era un mondo diverso, prevalentemente contadino che non aveva bisogno del calendario per capire quando arriva la primavera: bastava l’attenta osservazione degli eventi naturali.

La stagionalità caratterizzava tutta l’esistenza: l’inverno e l’estate -per il contadino- erano stagioni ben più profondamente differenziate rispetto alle nostre, le ore di luce del giorno determinavano il rapporto tra lavoro e riposo nel ciclo quotidiano. Non solo come vestirsi (con la saggia prudenza del “april nanca un fil, mag adag adag”, ma soprattutto cosa mangiare.

Per noi che le otto ore di lavoro quotidiano restano sempre tali e viviamo in una ‘bolla’ di aria condizionata, neppure sappiamo quando è l’epoca delle fragole e quando quella dei carciofi: sugli scaffali del supermercato li troviamo sempre! Ma è una chance costosa, per l’ambiente più che per le nostre tasche. Un lusso che presto o tardi forse non potremo più permetterci perché la natura ci chiederà di dimenticare.

Oliviero Trezzi

Direttore di MAGENTA NOSTRA.
Vicepresidente della PRO LOCO MAGENTA.

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