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Andare per Mostre e Musei, MANZONI E I PROMESSI SPOSI

Con MANZONI E I PROMESSI SPOSI – in programma sabato 15 giugno –  si è concluso positivamente il primo ciclo di percorsi promosso da Pro Loco Magenta con la dott.ssa Monia Aldieri, storica dell’arte e guida turistica abilitata, che ha permesso di ripercorre la storia milanese dai primi dell’Ottocento all’Unità d’Italia.  

Di seguito il testo di Andrea Oldani, che ringraziamo per la collaborazione.
La visita milanese sulle orme di “MANZONI E I PROMESSI SPOSI” non poteva che cominciare da quella che per sessant’anni fu la residenza cittadina di “Don Lisander”, un piccolo palazzo con cortile a pochi passi dalla chiesa di San Fedele. Da lì, seguendo le parole della storica dell’arte Monia Aldieri, è cominciato un viaggio, nel tempo e nello spazio, attraverso la vita di Alessandro Manzoni, le sue opere e la sua Milano. 
La casa, che affaccia su piazza Belgioioso, è ricca di cimeli e quadri, che diventano subito fonte di aneddoti e curiosità sulla vita del grande letterato lombardo. Due ambienti sono rimasti pressoché immutati dal suo tempo: la camera da letto personale, con ancora adagiata al tavolino la candela spenta al momento della sua morte, e lo studio, dove Manzoni intratteneva i suoi numerosi e famosi ospiti. Nello studio è possibile ammirare l’imponente collezione di libri dei quali Manzoni conosceva esattamente la collocazione. 
Uscendo si prosegue per piazza Belgioioso, dove è presente la statua della patriota Cristina Trivulzio di Belgioioso, celebre per il suo salotto parigino, fucina di idee risorgimentali,  con la quale Manzoni ebbe un rapporto burrascoso. Si tratta anche della prima statua che la città di Milano ha dedicato a una donna. 
Si continua per piazza San Fedele. La statua che campeggia la piazza è qui invece dedicata proprio al Manzoni, posizionata davanti alla chiesa che era solito frequentare e dove, il 6 gennaio 1873, cadde battendo la testa. Incidente che lo porterà alla morte qualche mese dopo. La riconoscenza del popolo milanese e italiano nei riguardi del grande letterato è testimoniata dall’attenzione che la città ebbe nei suoi ultimi momenti di vita. Le strade del quartiere furono coperte di paglia così che i carri non ne disturbassero il riposo (attenzione ripetuta in seguito dai cittadini milanesi per un altro grande della cultura come Giuseppe Verdi), mentre il giorno della morte l’Italia intera si fermò per una giornata di lutto nazionale in sua memoria.

Proseguiamo per la galleria Vittorio Emanuele II che Manzoni non vide terminata ma che seguì durante la sua costruzione con delle visite guidate private accompagnate dall’architetto Giuseppe Mengoni.
E proprio qui, come poi successivamente a cospetto del Duomo, avviene la magia di una passeggiata milanese su tre livelli. La Milano dei Promessi Sposi, quella che accoglie Renzo in fuga da Don Rodrigo, è diversa dalla Milano di Manzoni, la quale è diversa dalla nostra Milano odierna.
Manzoni vide il Duomo completo ma mai la Galleria, che noi possiamo ammirare in tutto il suo splendore, mentre a Renzo si presenta un Duomo maestoso “come se, non di mezzo a una città, ma sorgesse in un deserto; e si fermò su due piedi, dimenticando tutti i suoi guai, a contemplare anche da lontano quell’ottava maraviglia, di cui aveva tanto sentito parlare fin da bambino” ma ancora largamente incompleto. E lo vede da un ponte che a quell’epoca permetteva all’attuale Corso Venezia di attraversare il Naviglio che ancora circondava il centro milanese. Ponte che sicuramente avrà visto e attraversato anche Manzoni ma che noi possiamo solo immaginare attraverso le sue parole. 
La passeggiata si conclude davanti a un altro luogo storico, “Nella strada chiamata la Corsia de’ Servi, c’era, e c’è tuttavia un forno”, “El prestin di scansc”, dove Renzo assiste al tumulto del pane e all’assalto al forno. Forno che conosceva bene anche l’autore, mentre alla nostra vista appare un moderno negozio di altro genere.

Un piacevole viaggio dunque, da ripetere, magari con differente itinerario ma con immutata magia.

Redazione

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