El canton del dialètt – Més de Novémber
Al cantòn dal dialètt – Més da Nuémbar
(le parole in azzurro sono scritte in dialetto magentino)
“La sira di Tutt i Sant a Milàn serom sòlet pareggià el taol cont ona fiammenghina de suppa cont i posad, ona michetta e on biccer d’acqua per on para de pòst pussee. Quest chì perché se credeva che in quella nòtt i nòster antigh tornaven indree in di cà per vidè ‘me seren i ròbb, i faccend di gent…” (da Menisc Mes’ciòzz di Elena PAREDI)
“La sera di Ognissanti, a Milano, eravamo soliti preparare il tavolo con una scodella di zuppa con le posate, una “michetta” di pane e un bicchiere d’acqua per un paio di posti in più. Questo perché si credeva che in quella notte i nostri parenti ritornavano nelle case per vedere come stavano le cose, le faccende delle persone…”
Il mese di Novembre inizia con la Festa di Ognissanti seguita dal giorno in cui si ricordano i nostri Cari Defunti. Le vecchie tradizioni sono però ormai dimenticate e in questi giorni siamo accerchiati da zucche, streghe, fantasmi, travestimenti, ragnatele dentro e fuori casa… insomma, un carnevale “horror” autunnale! “Ma è Halloween… non lo sai?”
A dire il vero, questo “contagio americano” che deriva dallo scozzese “All Hallowed Souls” (tutte le anime sante) ha storia e origini molto più antiche, tutte europee.
Il nome era:”Samonios” (o Samhain), antica festa che i celti insubri del Nord Italia celebravano tra il 31 Ottobre e il 1°Novembre per la fine dell’estate ed era sostanzialmente il Capodanno Celtico. Le origini culturali e rituali della festa, legata al culto dei morti, risalgono al VII secolo d.C..
Samhain segnava l’inizio di una nuova stagione, si ringraziavano gli dei per i raccolti e si cercava di propiziarne il favore per i successivi, affinché fossero prosperi e fruttiferi.
Si credeva che in quella notte i defunti ritornassero sulla terra e per accoglierli si accendevano enormi falò (ritenuti sacri). Venivano poste candele o lumi alle finestre e preparato del cibo che si lasciava sulle tavole a loro disposizione. (del tutto simile alle nostre già citate tradizioni contadine).
L’attuale “Festa di Tutti i Santi” del 1° Novembre venne istituita nell’ 835 da Papa Gregorio IV come festa delle reliquie cristiane, prima dei santi apostoli, poi di Tutti i Santi.
La festa della “Commemorazione dei Defunti” del 2 Novembre appare solo nel 998 grazie alla riforma di Oddone (o Odilone) di Cluny. Con la riforma cluniacense si stabilì infatti che le campane dell’abbazia fossero fatte suonare con rintocchi funebri dopo i vespri del 1° Novembre per celebrare i defunti, e il giorno dopo l’eucaristia sarebbe stata offerta pro requie omnium defunctorum; successivamente il rito venne esteso a tutta la Chiesa Cattolica.
I primi giorni di Novembre siano allora un invito a vivere l’autentico spirito di queste due feste. Il coro festante di Ognissanti ci apra alla Speranza e il ricordo dei nostri cari defunti ridoni vigore al senso di una loro presenza, che la morte ha solo nascosto.
(alcune informazioni sono state tratte da Wikipedia)
MODI DI DI DIRE – Fagh sù la cròs (Fare sopra la croce)
Questo modo di dire è usato per indicare o minacciare la rinuncia a cose o persone e anche nel senso di: “non ci pensare più”.
L’origine del detto farebbe pensare ad un risvolto di natura religiosa con la croce come fine umana di una storia ma quanto ho rintracciato sembra avere una derivazione più semplice … e ludica. Pare che il motto nasca dall’uso che i bambini facevano di interrompere un gioco. Si tracciava una croce per terra o la si mostrava, facendola con due dita, mentre si diceva (…e questo lo ricordo bene anch’io): “Crusin, cruson a giùghi pù dabòn”
Con questo si dichiarava di voler uscire dal gioco… e i bambini, diventati grandi, hanno continuato a: “Fagh sù la crus”
I MESTIERI DI UNA VOLTA – El pattee – Il rigattiere
I rigattieri avevano un tempo il loro quartier generale nel pieno centro della città, in via Pattari, vicinissima al Duomo. Chi passa per via Pattari (ora breve e piena di negozi) non può rivivere il passato se non facendo uno sforzo di fantasia perché nulla, tranne il nome, è rimasto di quanto vi fu all’epoca del maggior trionfo pattario, vale a dire dal secolo XII al principio del XIX.
“El destendeva on temp, press a cà mia
on por veggett, el banch di barlafus.
Mi godevi a vedé la mercanzia
che lù ’l metteva in òrden sul banchett:
robb d’ogni sort, tutt vecc, tutt foeura d’us…
cànchen e ciod, bernazz e scaldalett,
cornis, moned antigh, acquasantitt,
ferr de soppressa, quader, breviari,
ciar, botton, orologg, vid e masnitt…”
(G. Bolza)
Sulla stretta via Pattari si aprivano buie bottegucce che vendevano un po’ di tutto; qui il povero antiquario e lo straccivendolo sono un tutt’uno. Si trovano gonne, camicette, ma soprattutto abiti da uomo. II pattee vestiva infatti prevalentemente il sesso maschile; vi erano tabarri, giacche, cappelli, scarpe.
(da “I mestee de Milan” di Cesare COMOLETTI)
…E CHI LO SA?
Le interessanti e perfette risposte lette sul post di Magenta Nostra, dimostrano come tante persone si ricordino l’uso di “rifignà” nel nostro dialetto magentino. Anche l’amico e collaboratore Carlo (Furbelli) ci ha inviato la sua puntuale e dotta indicazione sulle parole ricercate:
“refign” , “rifign” -“refignà” o “rifignà”
Ecco, questi vocaboli portano direttamente ad aggrinzare, increspare, arricciare, torcere e sembra che derivino dal latino ringo-is o resimus.
A me sembrano piuttosto sofisticate e preferisco riscià – rescià, rannicchiare, aggricchiare, arricciare, pure lui dal latino “ab ericiis qui, ut ait Plinius, se in pilam ricinaut!! “(sic)
Il significato è sempre quello.
riscià al nas – arricciare il naso
risciass in dun gropp – rannicchiarsi per il freddo
riscià i cavèj – quando i capelli si rizzano per lo spavento (per la verità non sarebbero molto risciati)
sentiss a rescià su i busecch – quando il terrore e la paura prendono la pancia e anche la mente e, per sistemarsi un poco, ci vorrebbe una medicina… psicosomatica sempre in maniera olistica, beninteso.
Ah, dimenticavo un risvolto agreste. Quasi tutti i nostri nonni avevano la vigna – ora sono i campi – bene, il termine risciö corrisponde a viticcio – ovviamente il ciuffo tirabaci nel grappolo dell’uva.
Compito di questo mese, ancora facile…facile, è quello di trovare il significato di una parola dialettale che indubbiamente è risuonata nelle case di mamme e di nonne: “ cruscé “-
Forza, se possibile, inviateci anche qualche frase dialettale o qualche ricordo legato a questa parola (raccomandazione di rito: non preoccupatevi di come scriverle, fatelo pure così come le pronunciate… qui non abbiamo professori!)
Attendiamo commenti anche sulla pagina facebook di Magenta Nostra!
Gli indirizzi sono sempre quelli riportati a fondo pagina. Al prossimo mese…
” …Sa sintum!”
Damm à trà… Consigli
Per quanti fossero interessati a gustare la nostra parlata dialettale e approfondire i dialetti del milanese:
RADIO MAGENTA – La Musica dal Dialet
https://soundcloud.com/radiomagenta/la-musica-del-dialetto
Carlo FURBELLI -“Dialett dal Cason e oltar…”
https://www.facebook.com/groups/dialetto.casonese
Per le vostre risposte, i vostri ricordi o gli interventi scrivete a: https://www.facebook.com/magentanostra o info@magentanostra.it
(bibliografia: C.Beretta “A lezione di grammatica Milanese”- C.Comoletti “I mestee de Milan”- “Vocabolario Milanese-Italiano”edizioni di G.Banfi – di F.Angiolini – di F.Cherubini – WEB: Wikipedia – Accademia della Crusca – Canzon.Milan.it – Milano Free.it – www.sciroeu.it – foto Internet rielaborate e con autore sconosciuto)










