El canton del dialètt – Més de Agòst 2024
Al cantòn dal dialètt – Més d’Agùst 2024
(le parole in azzurro sono scritte in dialetto magentino)
“ Agost, giò el sô l’è fosch”
Noto proverbio che ben sintetizza l’ombra che Agosto proietta sui nostri sentimenti. In questo tempo tra spensierate vacanze o grigie solitudini emerge la consapevolezza di andare verso la fine della luce estiva mentre, come ricorda il proverbio, le sere si fanno più corte e più brumose.
Anticamente questo mese chiamato sextilis (il sesto dell’anno del calendario romano che cominciava da Martius) divenne l’ottavo quando venne adottato a Roma il Calendario Giuliano nel 46 a. C.. Successivamente fu rinominato Augustus (mensis) nell’anno 8 a.C. , in onore dell’imperatore Gaio Giulio Ottaviano Augusto che in quel mese aveva ottenuto il primo Consolato. Anche il Ferragosto (feriae Augusti), su decisione del Senato Romano prese nome dallo stesso imperatore.
Agosto abbraccia normalmente il periodo più caldo dell’anno e in particolare in questo mese sono compresi i cosiddetti ”giorni della canicola” (dal 24 luglio al 26 agosto) durante i quali l’afa e la temperatura raggiungono i livelli più alti. Ciò lo rende tradizionalmente il periodo ideale per andare in vacanza.
“Canicola” viene dal latino canicula, “piccolo cane”, nome dato alla stella più luminosa (Sirio) della costellazione del Cane Maggiore, che in questo periodo sorge prima del Sole.
(alcune informazioni sono state tratte da Wikipedia)
MODI DI DIRE – La lengua la g’ha minga l’oss, ma la romp el doss.
(La lingua non ha osso, ma rompe il dorso)
Antico adagio che ha molti riferimenti anche in italiano e il concetto è chiarissimo. La lingua è un’arma terribile che sa ferire come una spada (come viene detto in italiano) e le sue ferite a volte sono inguaribili. Nel nostro caso viene indicato che la lingua pur non avendo parti dure come un osso, può rompere la schiena, diventare strumento di rottura nei rapporti tra le persone. Se poi la lingua è quella dei media, può davvero fare molto male!
I MESTIERI DI UNA VOLTA
Da “I mestee de Milan” di Cesare COMOLETTI
La lavandera
Senza badare ai passanti e alle carrozze, i lavandai spingevano i loro rumorosi e traballanti carretti da un lato all’altro della strada.
Si usava dire: “L’é cóme on car de lavandee, con pù l’è voeud con pù el fa frecass”, (é come un carretto di lavandaio, tanto pìù strepita quanta più è vuoto.)
La lavandaia si presentava all’uscio di casa con la parola d’ordine:
“Gh’é chì la lavandera! Tabell de la lavanderaaal”
La ”tabella” era la nota o lista del bucato.
Al lunedì ritirava la biancheria sporca con la preparazione della nota; al sabato riconsegnava la biancheria pulita che veniva controllata capo per capo.
C’era tutto un florilegio di canzoni intorno alla lavandaia:
“La bella lavanderina, che lava i fazzoletti, per i poveretti della città…”
“La bella la và al fosso” che é la storia del tenero incontro tra la lavanderina e il pescatore. L’idillio viene però disturbato dal grido del venditore di verdura:
“La bella la va al fosso…(ravanej, remolass, barbabietol e spinazz cinq palanch al mazz) …la bella la va al fosso, al fosso a resentà. …Nel bell che la resenta…”
Nelle loro baracche di legno situate lungo i canali, i lavandai conducevano una vita alquanto dura; trascorrevano molte ore con le mani nella fredda corrente, inginocchiati dentro il brelin, un cassone di legno posto sul bordo del canale.
Nonostante il mestiere faticoso, si cantava una canzone:
“Bell mestee la lavandera,
bell mestee proppi de bon
lee la lava e lee la frega,
lee la canta i sò canzon…”. (pubbl. Frescura – Re)
Dal mestiere della lavandaia nacquero vari proverbi:
“L’é ona lavandera de color”, (é una lavandaia di panni colorati, lavati al fosso e più ordinaria delle altre). In senso traslato indicava persona volgare, che faceva valere le sue ragioni solo urlando e litigando.
“La cativa lavandera no troeuva mai la preja bona”, (la cattiva lavandaia non trova mai la pietra buona); riferito a chi aveva poca voglia di lavorare e accampava tutti i pretesti.
”Avegh de la lavandera”, si diceva di stoffe e di abiti dai colori dozzinali e troppa tagliati.
…E CHI LO SA?
La strana parola del mese scorso “torototèla” e in magentino “turututéla”
(guardate gli accenti) ha trovato un’esauriente risposta nel nostro speciale collaboratore e amico Carlo (FURBELLI)… che sempre ringraziamo. Ci scrive:
“torototèla turututéla”
…sembra quasi musica! E lo è!
Cito e copio da “I mestee de Milan” dell’ing. Cesare Comoletti che ho avuto il piacere di conoscere tanti anni fa.
“E’ il nome dato a quei cantastorie che si esibivano specialmente sul Barchett de Boffalora per alleviare le noie del viaggio che si compiva sul naviglio con un apposito barcone tra Boffalora, (allora località di villeggiatura) e la Darsena di Porta Ticinese.
E’ anche uno strumento musicale composto da un lungo bastone od una canna che viene sollevata verso la cima dello strumento da una vescica gonfia d’aria.
Un torototela (lo strumento) è conservato nel Museo degli strumenti musicali al Castello Sforzesco
Così dallo strumento erano pure chiamati quei che lo suonavano e che cantavano insieme certi loro improvvisi ne’ quali la poesia consisteva in una tempesta di rime storpiate alludenti alle persone che li udivano e terminati nell’intercalare Torototela Torototà”
Per completezza, in un post (Luisa POZZI) su “Magenta Nostra”, si associa correttamente la parola torototèla – turututéla a “una persona molto semplice facilmente suggestionabile”, e nel Vocabolario Angiolini si conferma come: “una persona leggera, senza carattere”.
Infine, una turututéla è anche una poesia, un ritornello estremamente noioso.
Per questo mese niente ricerche di parole… facciamo vacanza. Le pagine e la mail di Magenta Nostra restano però sempre aperte. Se volete inviarci ricordi legati al dialetto o alla nostra città… restiamo in ascolto!
Gli indirizzi sono quelli riportati a fondo pagina. Buon Ferragosto!!!
” …Sa sintum”
Damm à trà… Consigli
Per quanti fossero interessati a gustare la nostra parlata dialettale e approfondire i dialetti del milanese:
RADIO MAGENTA – La Musica dal Dialet
https://soundcloud.com/radiomagenta/la-musica-del-dialetto
Carlo FURBELLI -“Dialett dal Cason e oltar…” https://www.facebook.com/groups/dialetto.casonese
Per le vostre risposte, i vostri ricordi o gli interventi scrivete a: https://www.facebook.com/magentanostra o info@magentanostra.it
(bibliografia: C.Beretta “A lezione di grammatica Milanese”- C.Comoletti “I mestee de Milan”- “Vocabolario Milanese-Italiano”edizioni di G.Banfi – di F.Angiolini – di F.Cherubini – WEB: Wikipedia – Accademia della Crusca – Canzon.Milan.it – Milano Free.it – www.sciroeu.it – foto Internet rielaborate e con autore sconosciuto)










