El canton del dialètt – Més de Dicémber 2024
Al cantòn dal dialètt – Més da Dicémbar 2024
(le parole in azzurro sono scritte in dialetto magentino)
“Santa Luzia l’è el dì pussee cùrt che ghe sia.” (13 Dicembre)
In de la sira de Santa Luzia, quand che i fioeu scolten el sòn di campanitt, sann che la ven Santa Luzia sora la cròppa del borich, per portà i don a tucc i bagaj. Ma el primm sòn el voeur anca dì che tutt i fioeu deven andà in del lett a dormì, perché deven minga vidè in faccia Santa Luzia: la pòrta i don domà a quii belee ch’hann fà i brao. Inscambi la portarà el carbon.
Lee a l’è ona dòna gioina, cont ona tònega bianca, e on velo che la quatta sù el volt. Per vidè in de la nòtt la pòrta in man ona candira.
(da Menisc Mes’ciòzz di Elena PAREDI)
“Nella sera di Santa Lucia, quando i ragazzi sentono il suono delle campanelle, sanno che viene Santa Lucia in groppa ad un asinello per portare i doni a tutti i bambini. Ma il primo suono significa anche che i bambini devono andare a dormire, perché non devono vedere in faccia Santa Lucia: porta i doni solo a quei gioiello di bambini che hanno fatto i bravi. Altrimenti porterà il carbone. …Santa Lucia è una giovane donna, con una tunica bianca e un velo che le copre il volto. Per vedere nella notte, porta in mano una candela”
E’ chiaro, stavolta parleremo di Santa Lucia! Lei è una martire nata a Siracusa nel 283 e morta nell’anno 304, il 13 Dicembre, giorno in cui se ne celebra il ricordo. Con Agata, Perpetua, Felicita, Agnese, Cecilia e Anastasia, è una delle sette vergini menzionate nella preghiera eucaristica del “Canone Romano” ed è tradizionalmente invocata come protettrice della vista, a motivo del suo nome che in latino richiama “Lux”, luce.
Secondo la tradizione, era una bella e ricca ragazza promessa in sposa ad un giovane patrizio suo concittadino. Un giorno, la mamma di Lucia, Eutychie, fu colpita da una grave malattia ritenuta inguaribile. La giovane decise allora di andare in pellegrinaggio con la madre a Catania sulla tomba della martire S.Agata per implorare la guarigione.
In questo frangente, Lucia fece voto di dedicare la propria vita ai poveri e a quanti erano emarginati e sofferenti …la Santa concesse la grazia richiesta e Lucia mantenne il suo voto.
Tornata a Siracusa, ruppe il fidanzamento e cominciò a dedicarsi ai più bisognosi soccorrendo e distribuendo ogni suo bene ai più poveri.
Il fidanzato abbandonato e forse anche indispettito nel vedere sfumata la possibilità di acquisire l’ingente dote della ragazza, decise di denunciare l’ex-fidanzata al prefetto romano Pascasio per la fede che professava.
Erano gli anni della persecuzione cristiana di Diocleziano, e Lucia fu arrestata, minacciata e torturata, ma non accettò di abiurare la propria fede.
Fu martirizzata il 13 dicembre del 304. Lucia fu cosparsa di olio, posta su legna e torturata col fuoco, ma le fiamme non la toccarono.
Fu infine messa in ginocchio e finita con la spada per decapitazione.
Resta un ultimo dubbio sulla tradizione popolare che associa il giorno più corto dell’anno non al 22 dicembre, vero solstizio invernale, ma al 13 dicembre, festa della Santa.
Ancora una volta la risposta è nella storia del Calendario.
Con la riforma di papa Gregorio XIII, che riportava equinozi e solstizi al loro effettivo avvenire, furono soppressi 10 giorni del Calendario Giuliano, stabilendo che il giorno successivo al giovedì 4 ottobre 1582 fosse il venerdì 15 ottobre; in conseguenza di ciò, anche il solstizio invernale che capitava un po’ prima del 13 dicembre fu riportato al 22 Dicembre… lasciandone la memoria a S. Lucia!
(alcune informazioni sono tratte da Wikipedia)
MODI DI DI DIRE – Guardà cont i naris (guardare con le narici)
Questo modo di dire è veramente strano eppure nell’arguzia popolare coglie in modo esemplare il significato attribuito. Certo non si può vedere col naso… ma il gesto di alzare il capo e le narici per guardare qualcuno dall’alto in basso, rappresenta bene l’atteggiamento del superbo pieno di sé che a testa alta guarda e giudica con disprezzo. E’ proprio un: “Guardà cont i naris”
I MESTIERI DI UNA VOLTA – El strascee – Il cenciaiolo
El strascee per procurarsi la merce, girava di rione in rione lanciava il suo richiamo a gran voce, tanto da far nascere il detto:”Te vóset come on strascee”. Gridi come lo straccivendolo, a gola spiegata.
Per sottolineare la furbizia negli affari si usava dire: “Ebrej e strascee voeuren crompà
sossenn con pocch danee“. Ebrei e cenciaioli vogliono comperare molto con pochi soldi.
Proverbiale era anche la sua facilità a montare in bestia, da cui: “Dà foeura come on strascee”.
Nota era una cantilena popolare gridata dai monelli alle spalle dei cenciaioli che, un tempo, avevano il loro quartiere presso Ponte Vetero: “E’ mort San Peder, strascee de Ponteveder, è mort San Paul, strascee del diavol”. E’morto San Pietro, cenciaiolo di Ponte Vetero, è morto san Paolo, cenciaiolo dei diavolo.
Ormai in disuso la frase: “Dàghela al Borella!” Dalla al Borella!
Questo Borella fu in realtà un noto straccivendolo e ferrivecchi, abitante in Tenaglie, dietro all’Arena; il quale, perché piccolo e grasso come una palla, era conosciuto da tutti per il Borella, che in milanese vuol appunto dire “palla“; e quando si voleva dire che un oggetto non valeva più nulla si diceva:“Daghel al Borella, che l’è mej!”
Lo stesso significato aveva la frase: “Daghela al Cagna!” E’ da buttare dalla al Cagna, primo rivenditore di macchine usate sul viale di Monza.
(da “I mestee de Milan” di Cesare COMOLETTI)
…E CHI LO SA?
La parola del mese scorso era facile. In molti hanno ricordato cosa fosse il “cruscé “, in particolare le signore che l’ hanno usato o visto usare. Su Facebook nel post di Magenta Nostra, ci sono stai alcuni interessanti e simpatici commenti che vi riporto. Scusate la precedenza, ma il primo è quello di mia moglie che ricorda di aver fatto “a cruscé”, quando ancora eravamo fidanzati, una coloratissima copertina a quadretti per la mia prima auto (storica seicento verdina)… ecco qualche altro commento:
Ornella Maltagliati
“Laureum al cruscé o cunt i gucc la sira, sitagiò insema in curta o in stala a sicund da la stagion… e sculteum i pansanigh..” voce della mia nonna (1907) che mi spiegava come passassero le serate quando la TV era di là da venire…
Anna Maria Calcaterra
Parola attinta dal francese, le crochet ossia il nostro uncinetto, al cruscé.
“Và che bel belée dànans e dadreè, al par faj cunt al cruscé” frase complimentosa, rivolta soprattutto ai bambini molto piccoli.
Il ns dialetto è ricco di belle espressioni, modi di dire, proverbi,e parole, che tradotti non rendono così bene.
Rossana Fontana
A volte come vezzeggiativo usavano il termine: “Belé fai a cruscé”
Ringraziamo tutti per la collaborazione, anche l’amico Carlo FURBELLLI al quale siamo vicini. Non ha potuto inviarci le sue gustose e precise note ma sappiamo che ci segue con la passione per il dialetto, lingua che ci fa ripercorre le nostre radici.
Bene, questo mese esageriamo… eccovi quattro parole con la stessa radice ma con significato diverso: gipa, gipìn, gipòn, gipunìn
Vediamo un po’se mi raccontate qualcosa anche su questi vocaboli oggi ormai abbandonati.
Come sempre, aspetto, anche per farli conoscere ad altri, significati, frasi e ricordi in merito.(solita raccomandazione di rito: non preoccupatevi di come scrivere frasi e parole in dialetto, fatelo pure così come le pronunciate… qui non abbiamo professori!)
Attendiamo commenti anche sulla pagina Facebook di Magenta Nostra!
Gli indirizzi sono sempre quelli riportati a fondo pagina.
In attesa di farci gli Auguri di Buon Natale e Sereno Anno Nuovo…”Sa sintum!”
Dam atrà a mi… Consigli
Per quanti fossero interessati a gustare la nostra parlata dialettale e approfondire i dialetti del milanese:
RADIO MAGENTA – La Musica dal Dialet
https://soundcloud.com/radiomagenta/la-musica-del-dialetto
Carlo FURBELLI -“Dialett dal Cason e oltar…” https://www.facebook.com/groups/dialetto.casonese
Per le vostre risposte, i vostri ricordi o gli interventi scrivete a: https://www.facebook.com/magentanostra o info@magentanostra.it
(bibliografia: C.Beretta “A lezione di grammatica Milanese”- C.Comoletti “I mestee de Milan”- “Vocabolario Milanese-Italiano”edizioni di G.Banfi – di F.Angiolini – di F.Cherubini – WEB: Wikipedia – Accademia della Crusca – Canzon.Milan.it – Milano Free.it – www.sciroeu.it – foto Internet rielaborate e con autore sconosciuto)










