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Dai nonni ai nipoti …alla ricerca delle parole perdute con “La mia strada” (video)

El canton del dialètt – Més de Febràr (Fevrée)2025
Al canton dal dialètt – Més da Febràr 2025

(le parole in azzurro sono scritte con pronuncia in dialetto magentino)

“Febràr piovent, el fà el vilan content.”
“Febràr piuvent, al fà al vilan cuntent.”
“Febbraio piovoso, fa contento il contadino”

Eccoci a Febbraio che fa contento il contadino se il tempo è piovoso, così la terra si ammorbidisce e si nutre dando speranza per un abbondante raccolto. In altri proverbi lo si definisce corto ma peggio di un “turco” riferendosi al tempo crudele, freddo e variabile, che caratterizza questo mese.
Ma il nome del più corto dei dodici fratelli da cosa deriva? Domanda che mi è frullata in mente solleticando qualche ricerca.
Dunque, il nome del mese deriva dal latino februare, che significa “purificare” ma anche rimediare agli errori commessi. Nel calendario romano indicava il tempo dei rituali di purificazione, tenuti in onore del dio etrusco Februus e della dea romana Febris, dea della febbre e della guarigione dalla malaria.
Questi riti simboleggiavano i primi risvegli della natura dopo il torpore invernale ma culminavano anche con i temibili “giorni nefasti” di purificazione (che coincidevano con le idi di febbraio) in cui si festeggiavano i Lupercàli (Lupercalia in latino). La festa era in onore del dio Fauno nella sua accezione di Luperco (Lupercus), al quale veniva chiesto di volgere la sua benevolenza alla protezione del bestiame contro gli attacchi dei lupi, in quanto allora, nella quasi totalità dei casi, si allevavano pecore e capre.
Il 15 Febbraio era il culmine del periodo invernale nel quale i lupi affamati, si avvicinavano agli ovili minacciando le greggi. La festa era quindi situata quasi alla fine dell’anno in quanto i Romani festeggiavano al 1° di Marzo il nuovo anno.
Sottile legame con queste antiche tradizioni è la festa che si celebra il 14 Febbraio quando con l’avvento del cristianesimo venne consacrata a Santa Febronia e più tardi a San Valentino protettore degli innamorati.
Parlando di Festività del mese occorre doverosamente citarne almeno altre due:

“A la Serioeula de l’inverna semm foeura, ma se pioeuv o tira vent, per quaranta dì semm dent”

La Candelora del giorno 2 Febbraio della quale si è parlato in articoli precedenti e che nel nostro vecchio proverbio assume anche una valenza metereologica cercando di prevedere a che punto siamo nella stagione invernale e… San Biagio che in questi giorni festeggeremo con l’antica e tradizionale fiera a lui dedicata, non mancando d’ “andà a basà” (baciarne la reliquia) nella chiesetta delle Madri Canossiane perché:

“San Bias el benediss la gòla e el nàs”
“San Bias al benediss la gura e al nàs”.

(nell’articolo alcune informazioni sono tratte da Wikipedia)

MODI DI DI DIRE –  Va’ a Bàgg a sonà l’orghén  
                                         
–  Va a Baggio a suonare l’organo

Per il riferimento a un luogo a noi vicino, è un modo di dire tipico delle nostre parti e che certo conosciamo col significato di “mandare a quel paese” qualcuno. Magari non tutti, però, sanno perché …quel paese sia proprio Baggio.
Quando nacque questo modo di dire nella chiesa di S. Apollinare a Baggio un organo c’era …ma non proprio un organo vero. Si racconta infatti che era solo dipinto sul muro e pertanto nessuno lo poteva suonare. Resta pertanto un’esclamazione verso chi ci infastidisce o ci racconta cose inverosimili, mandandolo a fare qualcosa di impossibile o inutile, così come con le espressioni  “…ma và a scuà al mar”  o “và a ciapà i ratt” (scopare il mare o rincorrere i topi).

 …E CHI LO SA?
Le parole dialettali postate su Magenta Nostra (Facebook) il mese scorso, scàlf , scàlfà, scàlfìn, hanno trovato un buon interesse e tutti i commenti hanno sostanzialmente centrato il loro significato. Un grazie particolare anche per taluni gustosi interventi che hanno aggiunto alle parole proposte qualche ricordo del loro utilizzo:

Ornella Maltagliati
Scalf, scollo di abito di vestito… scalfàa scollato in modo eccessivo…”quela camiseta lì l’e troppo scalfàa, a vori no ch’ la tegn su” ( cit.)
scalfin.. calzettina di lana…da cui “ma va’ a fa’ i scalfitt “, consiglio che significa non tanto “dedicati alla maglia”, ma non farmi perdere tempo con le stupidaggini che dici… fai altro…
Tere Baroni
“Impara a fa ‘l scalfin” mi diceva sempre mia madre quando ero ragazzina. Significava imparare a cucire e lavorare a maglia ma aveva un senso più profondo: invitava a essere la donna di casa capace di far fronte alle esigenze della famiglia.
Alle risposte sul significato delle parole aggiungo qualche nota riportata dai vocabolari milanesi:
scàlf  – oltre a scollo, (apertura del collo nelle camice e nei vestiti), indica anche la parte stretta e incavata della suola della scarpa, in mezzo fra il tacco e la pianta. In italiano si chiama “fiòsso”. 
scàlfà – (verbo) fare le aperture del collo nei vestiti, anche tagli a tondo o a “V”;
scalfaa – (aggettivo) per abiti o camice che presentano un’ampia scollatura;
scalfìn –  soletta, la parte della calza che propriamente copre la punta e la pianta del piede;
scàlfàròtt – calzerotto, calzino, ma anche pantofola di feltro o con pelo.
Per questo mese altro quesito con più parole, due quasi simili, differenziate solo da un apostrofo che muta suono e significato:
“scepp” e “s’cepp”
Anche stavolta non mi sembrano difficili da rintracciare, ma ancora vi chiederei possibilmente di abbinarle a frasi e a vostri ricordi.
(ribadendo: non preoccupatevi di come scrivere frasi e parole in dialetto, fatelo pure così come le pronunciate… qui non abbiamo professori!)
Ci vediamo con i vostri commenti anche sulla pagina facebook di Magenta Nostra!
Gli indirizzi sono sempre quelli riportati a fondo pagina.
…”Sa sintum!”
 Dam atrà a mi… Consigli
Per quanti fossero interessati a gustare la nostra parlata dialettale  e approfondire i dialetti del milanese:
RADIO MAGENTA – La Musica dal Dialet
https://soundcloud.com/radiomagenta/la-musica-del-dialetto
Carlo FURBELLI  -“Dialett dal Cason e oltar…” https://www.facebook.com/groups/dialetto.casonese

Per le vostre risposte, i vostri ricordi o gli interventi scrivete a:  https://www.facebook.com/magentanostra o info@magentanostra.it

(bibliografia: C.Beretta “A lezione di grammatica Milanese”- C.Comoletti “I mestee de Milan”- “Vocabolario Milanese-Italiano”edizioni di G.Banfi – di F.Angiolini –  di F.Cherubini – WEB: Wikipedia – Accademia della Crusca – Canzon.Milan.it – Milano Free.it – www.sciroeu.it – foto Internet rielaborate e con autore sconosciuto)

Davide Cattaneo

Collaboratore di MAGENTA NOSTRA.
Membro del Consiglio della PRO LOCO MAGENTA.
Realizzatore, curatore e voce narrante della sezione "El canton del dialett".

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