El canton del dialètt – Més de Genàr 2025
Al cantòn dal dialètt – Més da Genàr 2025
(le parole in azzurro sono scritte in dialetto magentino)
PISTOLOTTO RIFLESSIVO di inizio Anno…
ànn noeùv… vita noeùva – anno nuovo… vita nuova
Passate le feste, rimane l’eco di queste parole che forse abbiamo pronunciato a Capodanno e che sembrano ancora interrogarci sulle speranze, sulle aspettative, sul desiderio di cambiamento.
Una vita nuova? Un altro anno è iniziato, abbiamo ripreso le solite attività e non sembra diverso dall’anno scorso anche se ci siamo augurati un futuro migliore, un “Sereno Anno Nuovo”. Forse ci aspettiamo che qualcosa cambi la nostra vita, qualcosa che possa sanare errori, mancanze, ferite dell’anno passato, che possa farci raggiungere traguardi e mete desiderate.
“L’anno nuovo non riserva una nuova vita, ma solo quella di sempre se le proprie azioni, i modi di pensare, i rapporti con le persone che ci circondano non si modificano sul serio, al punto di cambiare la vita stessa.
Ci attende allora un impegno verso se stessi, verso chi ci sta accanto e in qualche modo verso una vita nuova che va cercata e creata perché solo ognuno può cambiare e dare una svolta vera alla propria.”
MODI DI DI DIRE – Cùntà sù la rava e la fava (raccontare la rapa e la fava)
L’espressione significa “raccontare le cose per filo e per segno” abusando di particolari tanto inutili da creare confusione e perdere il significato iniziale del discorso; insomma un modo di mettere insieme svariati argomenti con la pretesa di “saperla lunga” e spiegare tutto.
Resta comunque il mistero del perché vengano tirate in ballo quelle “rape” e “fave” che hanno suscitato il mio interesse per una ricerca. Per quanto riguarda la rapa, il suo utilizzo in senso figurato è svariato: dalla “testa di rapa” per indicare una persona sciocca, allo “spirito di rapa” per le battuta che non fanno ridere o dal “valere una rapa”, per non valere nulla, al “cavar sangue da una rapa” per indicare quello che una persona non può dare. Ma tutte queste espressioni da collegare poi anche alla “fava”, sembrano lontane dal significato del nostro modo di dire.
Vi risparmio tutti i tentativi, proposti in internet, per una coerente spiegazione che alla fine viene indicata come: “Voce settentrionale di etimologia incerta”
… e allora mi cimento anch’io in una supposizione: il detto Cùntà sù la rava e la fava rappresenta un percorso di descrizione eccessivamente minuziosa che parte dalla rapa, sotto terra, e arriva alla fava appesa là in alto? Mah!
I MESTIERI DI UNA VOLTA :

(da “I mestee de Milan” di Cesare COMOLETTI)
…E CHI LO SA?
Devo innanzitutto ringraziare i numerosi interventi su Magenta Nostra (Facebook) per le parole dialettali proposte: gipa, gipìn, gipòn e gipunin
Le risposte sono state sostanzialmente corrette ed alcune molto carine commentate con frasi in dialetto come quella di Rossana Fontana :
Met su al gipunin ca ta ciapa frecc!
Il nostro amico e collaboratore Carlo (Furbelli) ci racconta:
Gippa, abito, giubba – desbottonass la gippa – trà-foeura i manegh de la gippa (in senso figurato anche col significato di buttarsi fuori, farsi vivo)
Gipin è il diminutivo – giubbetto
Gipòn – giubbone – fà sta in del gippon de Baltramm (farla frullare) – mettere altrui indosso il giubbone di Beltrame (mettere in prigione)
L’é pu inanz la camisa ch’el gippon – ognuno vuol meglio a sé che agli altri
Vèss in gippon – essere in bolletta (e anche Vèss in gippa – essere ubriaco)
E il gipunin de nott che si suole indossare a letto per pulizia
Accidenti sono tutti modi di dire e di vivere di tanto, tanto tempo fa.
Aggiungo qualche ulteriore indicazione.
Il citato Beltramm (detto anche Beltramm de la gippa, dove la gippa è la grande casacca o tunica indossata dal personaggio) è una antica maschera milanese che passò nella Commedia italiana e che rappresenta “il contadino stolto e fanfarone, capace solo di commettere grandi stupidaggini, volendosi mostrare più signore di quanto non sia”. Beltrame è stato per lungo tempo la principale maschera milanese nella commedia, anche se poi è stato Meneghino ad assumere questo ruolo.
Il verbo gipà e la relativa gipadura come indicato da diverse risposte sono correlati alla gipa (vestito, giubba) e hanno proprio il significato di impuntire e impuntatura.
Ultima annotazione è: la storia del Gipponàtt che in parte è ricollegata alla citata maschera milanese ed è la frase usata anche da noi per indicare “la solita storia” sempre uguale e continuamente ripetuta.
Non sono tante come quelle del mese scorso, ma anche oggi vi propongo un tris di parole dialettali con l’invito a ricercare nella memoria e magari raccontarci il significato: scàlf , scàlfà, scàlfìn
Il quesito non mi sembra difficile… in un modo o nell’altro le abbiamo certamente sentite, ma sarebbe bello abbinarle a frasi e ricordi.
(raccomandazione di rito:non preoccupatevi di come scrivere frasi e parole in dialetto, fatelo pure così come le pronunciate… qui non abbiamo professori!)
Attendiamo commenti anche sulla pagina facebook di Magenta Nostra!
Gli indirizzi sono sempre quelli riportati a fondo pagina.
…”Sa sintum!”
Dam atrà a mi… Consigli
Per quanti fossero interessati a gustare la nostra parlata dialettale e approfondire i dialetti del milanese:
RADIO MAGENTA – La Musica dal Dialet
https://soundcloud.com/radiomagenta/la-musica-del-dialetto
Carlo FURBELLI -“Dialett dal Cason e oltar…” https://www.facebook.com/groups/dialetto.casonese
Per le vostre risposte, i vostri ricordi o gli interventi scrivete a: https://www.facebook.com/magentanostra o info@magentanostra.it
(bibliografia: C.Beretta “A lezione di grammatica Milanese”- C.Comoletti “I mestee de Milan”- “Vocabolario Milanese-Italiano” di G.Banfi – di F.Angiolini – di F.Cherubini – di C.Arrighi – WEB: Wikipedia – Accademia della Crusca – Canzon.Milan.it – Milano Free.it – www.sciroeu.it – foto Internet rielaborate e con autore sconosciuto)










