El canton del dialètt – Més de Lùi 2025
Al cantòn dal dialètt – Més da Luj 2025
“(le parole in azzurro sono scritte con pronuncia in dialetto magentino)
“Vin bianc e cappòn, in luj e agost hinn minga bòn.”
“Vino bianco e capponi, in luglio e agosto non sono buoni”
Ho trovato su un vecchio libro di proverbi milanesi questa sentenza che riguarda due cibi non raccomandati per i mesi estivi e ho cercato di capire perché i nostri vecchi davano tale consiglio. Tra le risposte suggerite dalla mia ricerca, risulta che la carne del cappone, grazie all’ingrasso e alla sua preparazione, raggiunge la sua massima tenerezza e sapore durante i mesi più freddi, mentre nei mesi più caldi la sua carne potrebbe risultare meno apprezzata. Per il vino, quello bianco, non si può dire che non sia buono nei mesi estivi. Tuttavia, il suo gusto può variare in base alla temperatura di servizio e alle preferenze individuali. Un vino bianco troppo caldo può risultare sgradevole, mentre uno troppo freddo potrebbe smorzare i suoi aromi. L’importante è servirlo alla temperatura ideale, che varia a seconda del tipo di vino, e goderselo in abbinamento a piatti leggeri e freschi, tipici della stagione estiva.
Parlando di cibi e di dialetto, mi sono poi imbattuto in un bel articoletto che descrive i nomi di frutta e verdura di stagione con la parlata che un tempo avrebbero potuto fare le nostre nonne. Ve lo propongo integralmente:
Quand che la spesa la faseva la mia nòna
di Oliviero SPADA
Vi voglio raccontare di quando, piccolo ragazzino, andavo con mia nonna a fare la spesa e di come, all’inizio non capivo che tipo di merce prendeva poiché la sua richiesta ai negoziante era strettamente in Dialetto Milanese; l’ho poi imparato vedendo quale tipo di merce ritirava.
Ecco una spesa tipica che mia nonna faceva andando dall’ortolan, leggi fruttivendolo ad acquistare verdura e frutta.
ll negozio di frutta e verdura distava, da casa della nonna, circa 60/70 metri, non era molto grande ma piuttosto ordinato.
Il nome della signora che vendeva non lo ricordo assolutamente, per cui la chiamerò sciora Ambrogina.
Ricordo che portava un grembiule di color caco con un grande tascone sul davanti dove teneva alcune caramelle che, quando arrivava un bambino con la mamma, gliene regalava sempre una.
Dopo il convenuto buongiorno, l’Ambrogina chiedeva alla nonna “cossa l‘é che la voeur“, e la nona via cont la lista de la spesa.
“La me dà duu biedrav de fà coeùs”. Biedrav? Che razza di nome! Quando gliele pesava capivo che erano le barbabietole.
“Poeu la me dà voeuna brancada de succoria, mezz chilo de fasoeu, verz, vun minga tropp grand, on para d’etti de erbion, quatter tomates e ona gamba de seller”. Ricapitolando in lingua corrente capisco fagioli e verza, meno comprensibili sono gli altri vocaboli, infatti, succoria mi fa pensare a un succo e invece si tratta della cicoria, erbion mi fa pensare a un nome proprio o di paese di un racconto fantastico, trattasi invece di piselli, tomates lo associo alla tomaia del calzolaio e invece sono i pomodori e seller alla sella del cavallo, e invece no, si tratta di sedano.
E questa è solo la prima parte della spesa, perché poi viene la frutta, e anche in questo caso altro dilemma.
L’Ambrogina le chiedeva: “e come frutta cossa ghe doo?“
La nonna la vardava on poo de chi e on poo de là e poo giò cont la lista.— on bell chilo de mognagh, che i me someja bonn. Sfido i non stretti meneghini a capire di cosa si tratta! Ve lo dico io, sono le albicocche.
— cinch o sés portogail, che non é lo Stato che confina con la Spagna, ma si tratta di arance, dette anche “naranz“.
— giust quatter sgalfion de fa saggià al mé biadegh. Qui si rasenta l’incomprensione totale. Trattasi di ciliegie e invece il “biadegh” sarei stato io, ossia il nipote dei nonni, perché se fossi nipote di zio, la dizione cambiava.
— on cestin de magioster, che me vegnuda voeuja. Verament anca a mi, però mi ha già acquistato le ciliegie, per cui le fragole… nisba!
— duu limon, duu pomm granàa e quatter nos. Qui la traduzione é più facile: limoni, melograno e noci.
— anca on cavagnin de lorion, va, tant per tira via la golositaa. Mentre per ii cavagnin non sapevo a cosa pensare, per il lorion ritenevo fosse un pesce, anche se il negozio era un fruttivendolo e non una pescheria; trattasi invece di un cestino e di mirtilli.
“Per incoeu vori pù nagott, che la marca giò in del liber”.
Detto questo, si salutavano e riprendevamo la via di casa.
da “MilanoFree.it/Milano/Dialetto”
MODI DI DI DIRE: “La bocca l’è minga stracca, se la sa nò de vacca” “La bocca non è stanca se non sa di mucca”
Per finire con i prodotti alimentari …e un buon pasto ecco il modo di dire che ci aiuta e che ancora oggi capita spesso di risentire. La bocca non si stanca di masticare se non si sente il sapore di uno dei tanti buoni prodotti derivati dal latte di mucca: i formaggi.
L’ultima portata era infatti tradizionalmente quella di formaggi da gustare come dessert e rinfrescare il palato.
…E CHI LO SA?
…Sembra che la parola dello scorso mese pur, pur conosciuta nel significato, sia rimasta poco nei ricordi delle pesone. Pochi sono stati infatti gli interventi sull’argomento.
Tere Baroni
Per noi vecchietti è facile. Una specie di girello senza ruote nel quale venivano infilati i bambini ancora fasciati. Non potevano muoversi ma stavano in piedi e permettevano alle madri di sorvegliarli in sicurezza mentre sbrigavano le faccende. Mia madre ne aveva uno di legno.
Egidio Zarinelli
Ogni famiglia aveva uno STANTIROEU!!!
Giuseppe Lisca
Girello
Sull’argomento non è mancato certo l’amico e collaboratore Carlo (FURBELLI):
Stantiroeu, e mi porta a strengiroeu che rimanda a coregh e poi a scagn.
Beh, ho fatto un bel giretto anzi un bel girello, quello per i bambini.
Ecco, è proprio lui… un carruccio: arnese allo stesso uso del cestino coregh, ma più solido e più pesante perché fatto di assicelle e di pioli di legno, dove si pongono i bambini che non sanno ancora reggersi in sulle gambe per assicurarli dalle cadute.
Le sue parti: pé, birlìn, zirlìn, pienton, torna, baslottin.
I miei ricordi del stantiroeu sono molto, molto vaghi… sarà perché non avevo ancora l’età della ragione, mah! O, forse, non esiste l’età della ragione.
Ecco, dopo questa puntata, a cavallo di Luglio e Agosto, ci prendiamo una pausa fino a Settembre. Il “Canton del dialètt” resta comunque aperto e chi vuole inviarci interventi, ricordi o altro sul nostro dilaletto… la redazione è sempre in ascolto. Gli indirizzi continuano ad essere quelli riportati a fondo pagina.
Ringraziando per l’attenzione e la partecipazione a questa rubrica, auguriamo delle Ferie Buone!
…”Sa sintum!”
Dam atrà a mi… Consigli
Per quanti fossero interessati a gustare la nostra parlata dialettale e approfondire i dialetti del milanese:
RADIO MAGENTA – La Musica dal Dialet
https://soundcloud.com/radiomagenta/la-musica-del-dialetto
Carlo FURBELLI -“Dialett dal Cason e oltar…” https://www.facebook.com/groups/dialetto.casonese
Per le vostre risposte, i vostri ricordi o gli interventi scrivete a: https://www.facebook.com/magentanostra o info@magentanostra.it
(bibliografia: C.Beretta “A lezione di grammatica Milanese”- C.Comoletti “I mestee de Milan”- “Vocabolario Milanese-Italiano”edizioni di G.Banfi – di F.Angiolini – di F.Cherubini – WEB: Wikipedia – Accademia della Crusca – Canzon.Milan.it – Milano Free.it – www.sciroeu.it – foto Internet rielaborate e con autore sconosciuto)









