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Dai nonni ai nipoti …alla ricerca delle parole perdute con “On amor noeuv” (video)

El canton del dialètt – Més de Màgg 2025
Al cantòn dal dialètt – Més da Màgg 2025

(le parole in azzurro sono scritte con pronuncia in dialetto magentino)

“Màgg l’è el mès di roeùs, de la Madonna e del rosàri”
“Màgg l’é al més di roeùs, da la Madonna e dal rusàri”
 “Maggio è il mese delle rose, della Madonna e del rosario”

Il nome ”maggio” deriva dal corrispondente mese dell’antico calendario romano Maius, così detto in quanto dedicato alla divinità latina Maia, dea dell’abbondanza e della fertilità, che rappresenta la grande madre terra.  Combinando questi elementi con la nuova stagione primaverile, in molte culture il mese di Maggio è stato dedicato alla vita e alla maternità. Non a caso, in molti Paesi, ricorre in questo mese la festa della mamma.
Nella cultura cristiana Maggio è il mese dedicato alla Madonna con particolare utilizzo della devozione del Santo Rosario.
Questi due aspetti hanno un comune elemento che li unisce e che caratterizza il mese: le rose. Maggio è tradizionalmente, il mese delle rose, simbolo dell’amore puro e della passione ardente. Fiore dal fascino intramontabile, la rosa ha ispirato poeti, artisti e musicisti.
Mi è sembrato quindi interessante, seguendo il nostro proverbio dialettale , cercare nella storia, l’intreccio tra la Madonna, le rose e il rosario.
Già nel XIII secolo Alfonso X detto il saggio, re di Castiglia e Leon, in Las Cantigas de Santa Maria celebrava Maria come: “Rosa delle rose, fiore dei fiori”
Ma il Medioevo vede anche la nascita del Rosario, il cui richiamo al fiore è evidente proprio dal nome.
Ai tempi della Chiesa delle origini ci sono prove dell’esistenza di una grande festa in onore della Beata Vergine Maria che veniva celebrata il 15 maggio di ogni anno. Le prime pratiche devozionali, legate in qualche modo al mese di maggio risalgono al XVI secolo. In particolare a Roma san Filippo Neri, insegnava ai suoi giovani a circondare di fiori l’immagine della Madre, a cantare le sue lodi, a offrire atti di mortificazione in suo onore.
L’indicazione di maggio come mese di Maria la dobbiamo però a un padre gesuita: Annibale Dionisi che nel 1725 pubblica a Parma con lo pseudonimo di Mariano Partenio :”Il mese di Maria o sia il mese di maggio consacrato a Maria con l’esercizio di vari fiori di virtù proposti a’ veri devoti di lei”. Anche il “rosario” (dal latino rosārium, “rosaio”) preghiera devozionale a carattere litanico, ha una propria storia. La parola “rosario” deriva da un’usanza medioevale che consisteva nel mettere una corona di rose sulle statue della Vergine come simbolo delle preghiere “belle” e “profumate” rivolte a Maria. Così nacque l’idea di utilizzare una collana di grani (la corōna; nell’accezione latina, ghirlanda di rose) per guidare la meditazione. A partire da questa collana nel XIII secolo, i monaci cistercensi elaborarono una nuova preghiera che chiamarono “rosario”, comparandolo a una corona di rose mistiche offerte alla Vergine.
La preghiera iniziò ad essere utilizzata anche al di fuori dei centri religiosi. Per contare le preghiere si cominciò con l’uso di cordicelle con 50 o 150 nodi.
Verso il 1350 si arriva alla compiutezza dell’Ave Maria come la conosciamo oggi. Questo avvenne ad opera dell’Ordine dei Certosini, che unirono il saluto dell’Angelo con quello di Elisabetta, fino all’inserimento di «adesso e nell’ora della nostra morte. Amen»
La struttura medievale del Rosario fu abbandonata gradualmente con il Rinascimento, e la forma definitiva del Rosario si ha nel 1521 ad opera del domenicano Alberto di Castello.

Alcune informazioni sono tratte da WIKIPEDIA – https://it.wikipedia.org

 MODI DI DI DIRE –  “Consciaa  m’el strasc del moletta”
                                              “Conciato come lo straccio dell’arrotino”

“Moletta”, termine derivante  dalla mola, era l’arrotino che un tempo girava per le strade col carretto fermandosi ad affilare coltelli e forbici che gli venivano affidati dalle massaie per “ona molada“.
L’arrotino usava ripulire le lame in uno straccio sudicio e tagliuzzato che penzolava dal carretto. Questo “modo di dire” sopravvissuto fino ai giorni nostri, qualificava in forma bonaria chi si trovava  in difficoltà sia fisica che economica, ma non perdeva mai la propria dignità, proprio come el “strasc del moletta” che pur mal ridotto  svolgeva ancora il proprio  servizio.

Tratto da: El canton della Nonna Giuse- http://www.nonnagiuse.it/

VOCABOLARIO :  Mètt – mettere

Anche questo mese abbiamo scelto un verbo di cui proponiamo significato e utilizzo in alcune sue locuzioni verbali:
mètt a l’ordin – mettere in ordine
mètt a la via  – indirizzare, avviare, allestire, approntare, assettare
mètt a pòst – mettere a posto, in ordine, aggiustare, riparare, sistemare
mètt a tasè – mettere a tace, sopire
mètt al fatt – mettere al corrente, informare
mètt el foeugh al cuu – pressare qualcuno a fare qualcosa
mètt negher su bianch – mettere per iscritto un accordo verbale
mètt giò el goeubb – sgobbare
mètt giò i ari – calare la boria
mètt giò la piva – imbronciarsi, mettere il muso
mètt giò tavola – apparecchiare
mètt i oeucc adòss – guardare con l’intenzione di sedurre
mètt in brutta – fare la minuta
mètt in fris – livellare
mètt in gir – mettere in giro, far girare la voce
mètt in mostra –  mettere in mostra, esporre, mettere in rilievo,  in evidenza
mètt in pee – creare, costruire
mètt in rid – ridicolizzare
mètt in règola – regolarizzre
mètt ingossa – mettere nausea, fare schifo
mètt insema – riunire abbinare
mètt via – mettere via, riporre
mètt la cova in mez ai gamb – andarsene mogio, perdente

…E CHI LO SA?

Ahi…ahiahiai… il mese scorso vi ho messo in difficoltà con: scànscia e scanscìn Qualcuno si è fatto ingannare da qualche parola simile e altri hanno risposto con dubbio …sull’esatto significato!
Melania Marra : La scansìa…il mobile in cucina
In effetti la risposta è corretta in quanto scansìa è una sorta di scaffale e va bene anche per indicare un mobiletto di cucina… ma la parola da cercare aveva una scomoda “c” in più : scànscia
Ornella Maltagliati : Scanscia stampella ?
Cercando nei cassetti della memoria è saltata fuori la risposta esatta… ma sarà quella? Ecco cosa ne pensa il nostro dotto amico Carlo (FURBELLI):
scànscia – gruccia, stampella
Prestin di scansc – Forno delle grucce
(come quello citato dal Manzoni ne I Promessi Sposi).
Vabbè il titolare del forno disse poi al Manzoni che il nome non derivava dalle grucce esistenti e visibili nell’insegna bensì dalla nobile famiglia degli Scansi cui apparteneva la bottega.
Ne prendiamo atto ma perché metterle nell’insegna e a cosa servivano?
Uhm, il dotto Cherubini dice, nel 1843, che la scànscia era una gruccetta che si adoperava a smuovere i panetti nel forno o sulla madia.
Ecu, inscì la ma piàs püsé …Ecco così mi piace di più
E al “scanscin” ? Ullallà, questa parola sembra un diminutivo dispregiativo di scanscia – una gruccia messa male per intenderci e, in effetti, ci sono tantissime definizioni sempre nel gergo antico: scricciolo, nanuccio, figlio dello stento, raspüsc, omiciattolo, tristanzuolo, asatuccio, stronsolino, strifolo, sparutino, forasiepe. 
Facciamo allora, per questo mese, una proposta più semplice che possa ridestare ricordi e situazioni del passato a memoria per chi  non ha vissuto  …cose del tempo andato.
“seggiòn” o  “ségion” ,  “sigion”
Fate sapere e raccontate i vostri ricordi…
(ribadenda: non preoccupatevi di come scrivere frasi e parole in dialetto, fatelo pure così come le pronunciate… qui non abbiamo professori!)
Ci vediamo con i vostri commenti anche sulla pagina facebook di Magenta Nostra!
Gli indirizzi sono sempre quelli riportati a fondo pagina.
…”Sa sintum!”

 Dam atrà a mi… Consigli

Per quanti fossero interessati a gustare la nostra parlata dialettale  e approfondire i dialetti del milanese: RADIO MAGENTA – La Musica dal Dialet
https://soundcloud.com/radiomagenta/la-musica-del-dialetto
Carlo FURBELLI  -“Dialett dal Cason e oltar…” https://www.facebook.com/groups/dialetto.casonese

Per le vostre risposte, i vostri ricordi o gli interventi scrivete a:  https://www.facebook.com/magentanostra o info@magentanostra.it

(bibliografia: C.Beretta “A lezione di grammatica Milanese”- C.Comoletti “I mestee de Milan”- “Vocabolario Milanese-Italiano”edizioni di G.Banfi – di F.Angiolini –  di F.Cherubini – di C.Arrighi –WEB: Wikipedia – Accademia della Crusca – Canzon.Milan.it – Milano Free.it – www.sciroeu.it – foto Internet rielaborate e con autore sconosciuto)

Davide Cattaneo

Collaboratore di MAGENTA NOSTRA.
Membro del Consiglio della PRO LOCO MAGENTA.
Realizzatore, curatore e voce narrante della sezione "El canton del dialett".

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