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Dai nonni ai nipoti …alla ricerca delle parole perdute con “On sògn” (video)

El canton del dialètt – Més de Novémber
Al cantòn dal dialètt – Més da Nuémbar

(le parole in azzurro sono scritte in dialetto magentino)

“Regordass de Sant e Mort vardee che l’è un grand confòrt.”  
“Rigurdass da Sant e Mort vardì che l’é un gran cunfòrt.”
(Ricordarsi dei Santi e dei Morti, guardate che è un gran conforto)

Riprendo questo vecchio proverbio, già citato in passato, perché è impossibile parlare di Novembre senza citare le due particolari ricorrenze che incontriamo all’inizio di questo mese.
E’ un detto importante perché rivela i sentimenti dei nostri padri e coinvolge anche noi nell’invito a rivivere lo spirito di queste feste.
Ognissanti, ricorrenza che ci proietta in una comunione tra cielo e terra, assieme alla Memoria dei Defunti, sono un’esortazione a guardare con Speranza il nostro futuro e a sentire ancora la presenza dei nostri cari, che la morte ha solo nascosto.
Anche il video della poesia “On sògn” di questo mese, riprende questo desiderio di vicinanza e di ricordo delle persone amate.
Per il mondo contadino dei nostri padri questo mese significava anche:
“Novémber l’è Caìn: ò se paga el fitt, ò se fà san Martin.”
“Novembre è Caino: o si paga l’affitto, o si fa San Martino”
Già a Settembre, parlando di San Michele (29 Settembre), si era raccontato anche di San Martino  e dell’origine di questi modi di dire che significano entrambi  fare trasloco, sgomberare.
L’ 11 Novembre, San Martino, era una scadenza tipica degli affitti nelle nostre cascine, e i contadini che per quella data non potevano pagare, dovevano lasciare liberi i locali e sobbarcarsi a volte, difficili e penosi traslochi.
C’è anche un aneddoto storico legato a questo detto e risale alla battaglia di San Martino (24 Giugno 1859) in quanto pare che il Re Vittorio Emanuele II, prima dello scontro, abbia spronato i suoi soldati dicendo in piemontese:
 “Fieui, o i piuma San Martin o an fan fe’ San Martin a nui”
“Figlioli, o prendiamo San Martino o fanno fare San Martino a noi”.
Cioè se non avessero vinto la Battaglia di San Martino, i Piemontesi avrebbero dovuto traslocare e lasciare la Lombardia all’Austria.

MODI DI DI DIRE: “I temp de Carlo Codega” – I tempi di Carlo “Cotenna”

Penso che quasi tutti abbiano sentito questo modo di dire che  si usa per indicare un’epoca lontanissima, un modo fare sorpassato o l’utilizzo di cose vecchie, superate e appartenenti ad un remoto passato.
Ma perché Codega e perché Carlo e non Giuseppe o altro? Nel tempo il dibattito è stato ampio e le interpretazioni, le ipotesi sono state le più diverse anche se permangono ancora dubbi e un certo mistero. Ecco cosa emerge dalle ricerche effettuate.
La cosa che sembra certa è che il Sig. Carlo Codega, persona fisica e storica non sia mai esistito e che il nome sia nato dalla fantasia popolare con riferimento ad un personaggio o ad un evento  che potrebbe giustificare ironicamente il nome; ma cominciamo dal cognome: “Codega”
Tra le ipotesi rintracciate la parola “codega” potrebbe derivare addirittura dal greco “hodegos” che significa “guida” (da una ipotesi etimologica).
Nel periodo tra settecento e ottocento, quando le strade erano poco illuminate, nobili e benestanti si facevano precedere da un servo con lanterna, detto appunto “codega” termine passò poi anche a garzoni muniti d’ombrello che sostavano all’ingresso di negozi e teatri e che riaccompagnavano a casa le ragazze dopo gli acquisti o gli spettacoli.
Ulteriore teoria risale al primo Ottocento, quando il servo delle vecchie casate veniva chiamato “codega”, perché indossava la marsina con le falde (cioè  i codegh), il senso è ovviamente lo stesso, cioè di qualcosa di superato.
Un’altra interpretazione è quella legata al significato che ancora oggi si dà al termine dialettale “codega” cioè  cotenna di maiale.
Questa, (nella forma riportata nei dizionari milanesi di “sciònsgia” e che in magentino diciamo “sciunsgia” ), veniva usata un tempo  per ungere e lisciare il codino, acconciatura in voga in certe epoche, al fine di mantenerlo compatto e lucido. Da qui il soprannome scherzoso assunto nel detto e affibbiato a cose e persone  indicandole  sempre come roba  vecchia e in disuso.
Veniamo al nome, perché proprio Carlo? E qui l’ipotesi più accreditata sta nel rimandare addirittura ad un imperatore : Calo V (1500-1588).
In effetti questo personaggio riporta indubbiamente a tempi molto antichi e lontani quindi sorpassati nei modi e nelle usanze.
Carlo V d’Asburgo ha incarnato lo strapotere di un “impero sul quale non tramontava mai il sole” ma che alla fine con la sua abdicazione si è dissolto …come dice un nostro proverbio: “da un linsoeù se fai foeura un fasulett”
Imperatore del Sacro Romano Germanico e arciduca d’Austria,  re di Spagna (Castiglia e Aragona), principe sovrano dei Paesi Bassi,  duca di Borgogna, Re di Napoli, di Sardegna e della Sicilia, Re d’Italia ecc… ecc… combatté anche caparbiamente ben due lunghe e sanguinose guerre contro la Francia per il possesso del Ducato di Milano. Questa vicinanza alle nostre terre e le sue vicissitudini lontane nel tempo nonché le imprese sorpassate nei risultati, possono aver influito nel definirlo un personaggio di dura cervice… di dura cotica… un Carlo Codega ? Mah!
 (alcune informazioni sono tratte da internet e wikipedia)

VOCABOLARIO – “ dervì “ – aprire …e altro

Seguendo le puntate precedenti, anche in questa conosceremo un verbo dialettale che  in italiano  non esiste…  “dervere” non c’è nei nostri dizionari!
Vediamo allora esempi di utilizzo tratti da un vocabolario milanese-italiano:
1) dèrvì la strada = aprire la via, dare l’occasione di riuscire in un intento.
2) dèrvì on càfé, on teàter = aprire un caffè, un teatro, aprire l’attività.
3) dervì el coo = aprire la mente, renderla capace di imparare, di intendere.
4) dervì ona lètera = aprire una lettera.
5) dervì bóca = aprir bocca, parlare.
6) dervì on concors = aprire un concorso.
7) dervì la porta, la finestra = aprite l’uscio, la finestra.
8) dervì botèga = aprire bottega, iniziare una attività.
9) bòca dèrvet e foeura petròll = l’aprire bocca di chi parla senza riflettere.
10) dervì i oeucc = aprir gli occhi, nascere, svegliarsi, anche star bene attenti a non essere ingannati o accorgersi di un proprio errore.
dervìgh i oeucc à vun = aprir gli occhi a uno, avvertirlo di qualcosa.
 …E CHI LO SA?
Ad onor del vero, le parole del mese scorso :“scòcca” e “bicòca” non hanno trovato molta rispondenza nel significato e nell’utilizzo di queste parole.
Puntualmente però il nostro caro collaboratore Carlo (Furbelli) ci ha prontamente fornito una chiara spiegazione e qualche ricordo, collegato alle parole proposte:
La scòcca, scòca in di nòst part è l’altalena, il cavallo a dondolo o, più semplicemente, il dondolo.
Veniva utilizzato ai vecchi tempi per divertimento, e per farsi male se ci lasciavi sotto i piedi (era quella di ferro e, solitamente, si trovava negli oratori e negli asili – anni ’50).
Io la chiamavo scunca che dà sempre l’idea altalenante.
La bicòca sarebbe l’arcolaio o una casupola e, come verbo – bicoccà, io dico biciòcà – mi porta a barcollare, ondeggiare, dondolare appunto come un ciucco.
In questo mese penso di andare sul facile, la parola da trovare ci riporta in un ambiente casalingo, facile da abbinare a ricordi e a modi di dire: “sibrèta”
Non fatevi pregare… attendiamo spiegazioni e frasi in dialetto (scrivete senza timore cosi come lo pronunciate…senza problemi), pensando a come è bello condividere il sapore del nostro dialetto…tu scrivi e noi pubblichiamo per tutti!
Gli indirizzi sono quelli indicati qui sotto.
…”Sa sintum!”
Per le vostre risposte, i vostri ricordi o gli interventi scrivete a:  https://www.facebook.com/magentanostra o info@magentanostra.it

 Dam atrà a mi… Consigli

Per quanti fossero interessati a gustare la nostra parlata dialettale  e approfondire i dialetti del milanese:
RADIO MAGENTA – La Musica dal Dialet
https://soundcloud.com/radiomagenta/la-musica-del-dialetto
Carlo FURBELLI  -“Dialett dal Cason e oltar…” https://www.facebook.com/groups/dialetto.casonese
 (bibliografia: C.Beretta “A lezione di grammatica Milanese”- C.Comoletti “I mestee de Milan”- “Vocabolario Milanese-Italiano” edizioni di G.Banfi – di F.Angiolini –  di F.Cherubini – WEB: Wikipedia – Accademia della Crusca – Canzon.Milan.it – Milano Free.it – www.sciroeu.it – foto Internet rielaborate e con autore sconosciuto)

Davide Cattaneo

Collaboratore di MAGENTA NOSTRA.
Membro del Consiglio della PRO LOCO MAGENTA.
Realizzatore, curatore e voce narrante della sezione "El canton del dialett".

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