El canton del dialètt – Més de Séttember
Al cantòn dal dialètt – Més da Sitémbar
(le parole in azzurro sono scritte con pronuncia in dialetto magentino)
“A san Michel el càld el monta in ciel.”
“ A san Michele il caldo sale in cielo.”
“A san Michee mangian polaster anca i ruee.”
“A san Michele anche i raccoglitori di letame mangiano i polli.”
“De San Michél l’ùga è come el mél”.
“Di San Michele l’uva è come il miele”
Come potete facilmente dedurre dai proverbi citati, San Michele (che si festeggia il 29 Settembre) è il protagonista di questa puntata settembrina.
Penso che lo conosciamo tutti come l’Arcangelo difensore della fede in Dio e vincitore sul male. Questa sua prerogativa è espressa anche dal suo nome che deriva da Mi-ka-El che significa “chi è come Dio?”.
La sua presenza e le sue molteplici opere sono citate nel Cristianesimo, nell’Ebraismo e anche nell’Islam… diciamo che è uno Spirito ben introdotto e molto apprezzato.
La festa di S. Michele Arcangelo ha tradizioni antiche perché istituita nel 493 da Papa Gelasio I il 29 Settembre, giorno della consacrazione della Chiesa di San Michele in Via Salaria a Roma.
Ma veniamo ai nostri proverbi e alla presenza di S. Michele nelle tradizioni, nella vita comune di tempi ormai andati e che il nostro buon dialetto vuole ricordarci.
Beh… il primo proverbio prende atto che l’estate sta per terminare e il caldo estivo diventa un ricordo che sale verso il cielo lasciandoci temperature che si fanno sempre più tiepide… almeno da noi.
Che a San Michele (San Michee anche per la rima) mangino polli anche i raccoglitori di letame sembra un po’ più strano… anche se la motivazione sta nei tempi e negli usi di allora. Il pollame non si comprava certo al supermercato,,, e la spiegazione è questa:
I pulcini nati principalmente in primavera, periodo più favorevole per la cova e la schiusa delle uova, erano ben cresciuti nei mesi estivi e nella stagione autunnale erano tutti ormai pronti per essere portati sui mercati dove abbondavano e quindi i prezzi erano più abbordabili tanto da consentire l’acquisto anche ai meno abbienti (tali erano considerati per antonomasia i raccoglitori di letame).
E’ certamente di più facile comprensione l’ultimo proverbio in quanto, Settembre resta il mese principale della vendemmia, con la raccolta che si intensifica per molte varietà, e l’uva pronta, è dolce come il miele.
San Michele è anche nei modi di dire…
MODI DI DI DIRE: “Fà san Michee” (fare San Michele)
In altre occasioni abbiamo già parlato del “Fare San Martino” ed era legato alla scadenza dei contratti agricoli che avveniva l’ 11 Novembre festa di San Martino. Se questi non venivano rinnovati le famiglie contadine dovevano lasciare le cascine e trasferirsi altrove. “Fare San Martino” era quindi sinonimo, molte volte, di dolorosi e pesanti traslochi.
“Fare San Michele” ha lo stesso significato ma in un contesto diverso. La data qui è il 29 Settembre, San Michele.
Le date sono diverse perché in campagna Novembre era il mese in cui si finiva la semina e segnava quindi l’inizio del periodo di riposo dei campi e dei contadini.
In città, come Milano, gli abitanti si occupavano di ben altre attività : professionisti, commercianti, artigiani, operai.
Il 29 settembre era il giorno del cambio del regime delle acque del Naviglio e l’inizio di moltissime attività industriali. Se in estate infatti (dal 24 giugno, San Giovanni) le acque erano ad uso irriguo e quindi il Naviglio in città arrivava al suo livello minimo, il giorno di San Michele le acque rifluivano di nuovo in città alimentando così mole, mulini, opifici, laboratori, macine.
Era pertanto il giorno della scadenza e del rinnovo degli affitti sia privati che per laboratori ed altre attività commerciali e industriali. Anche qui il mancato rinnovo dei contratti di affitto portava ad inevitabili traslochi e si doveva:
“Fà san Michee”
(alcune informazioni sono tratte dal sito internet https://www.wikipedia.org)
VOCABOLARIO – “ toeu “ – prendere
Ho trovato tale parola nella poesia “Ona nòtt”, pubblicata assieme a questo articolo, in cui viene citato un: “toeu-su” nel significato proprio di “prendere” anche se tale verbo lo usiamo anche come ”comprare” (in milanese comprà o crompà con lo “o” che si legge sempre “u”).
Vediamo alcune indicazioni su questo verbo, tratte dal vocabolario di milanese “Francesco ANGIOLINI” del 1897
toeu, v. att. = prendere, di rado: pigliare.
toeu on sorbètt, el càfè = prendere, pigliare un sorbetto, il caffè e sim.
toeu lesiòn = prender lezione, farsi dare lezione da un maestro.
toeu on bàgn, là medesina = prendere un bagno, la medicina.
àndà à toeu ‘l dotòr = andare a prendere il medico.
toeu miee, marì = prender moglie, marito, ammogliarsi, maritarsi.
toeu in àfit = prendere a pigione, in affitto.
toeu la misura = prendere le misure, es. dal sarto, dal calzolaio.
toeu sù = raccogliere, raccattare, prendere ciò che ora per terra.
toeu sù = prendere, buscarsi: toeu sù di bòtt = prendere delle busse.
toeu sù e mètt giò= piglia e posa: di lavoro interrotto spesso.
toeu sù di dànee = prendere a mutuo, prelevare.
toeu sù ‘l dùu de copp = battersela, andarsene lestamente.
toeu dent = prendere in cambio.
toeu foeura = scegliere, distinguere, anche estrarre, e cavare.
toeu giò = prendere ingollare.
fàss minga toeu via = non farsi vedere, non far capire le proprie intenzioni.
toeu ‘l sàlud = togliere il saluto, non salutare più una persona.
toeu la paròla = togliere la parola, impedire ad una persona di parlare.
toeu ‘l fìaa = mozzare il fiato, seccare, infastidire.
toeu per = scambiare, prendere uno per un altro.
toeùla cont vùn = prendersela con una persona.
toeùla de chi, mètela de là = girala come vuoi, da qualunque verso la pigli.
podè minga toeùla ne impattala= non poter vincere, non poterne aver ragione in alcun modo, non poterla, ne vincere ne pareggiare.
…E CHI LO SA?
Dopo la pausa estiva ricominciamo la nostra caccia al significato di parole dialettali cercando di inserirle nel contesto in cui venivano usate.
Cominciamo con una parola in dialetto magentino di cui non ho trovato un preciso riscontro in vari vocabolari di milanese : “ridigaa “
Ditemi voi… o fatemi sapere se avete trovato qualche indicazione sulla sua etimologia… comunque il significato è chiaro.
Come sempre sono sollecitati e graditi, assieme al significato, ricordi e modi di dire legati all’uso di tale vocabolo.
Nel ringraziare per l’attenzione e la partecipazione a questa rubrica, aspettiamo post e risposte sugli indirizzi qui sotto allegati.
…”Sa sintum!”
Per le vostre risposte, i vostri ricordi o gli interventi scrivete a: https://www.facebook.com/magentanostra o info@magentanostra.it
Dam atrà a mi… Consigli
Per quanti fossero interessati a gustare la nostra parlata dialettale e approfondire i dialetti del milanese:
RADIO MAGENTA – La Musica dal Dialet
https://soundcloud.com/radiomagenta/la-musica-del-dialetto
Carlo FURBELLI -“Dialett dal Cason e oltar…” https://www.facebook.com/groups/dialetto.casonese
(bibliografia: C.Beretta “A lezione di grammatica Milanese”- C.Comoletti “I mestee de Milan”- “Vocabolario Milanese-Italiano”edizioni di G.Banfi – di F.Angiolini – di F.Cherubini – WEB: Wikipedia – Accademia della Crusca – Canzon.Milan.it – Milano Free.it – www.sciroeu.it – foto Internet rielaborate e con autore sconosciuto)










