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Dai nonni ai nipoti …alla ricerca delle parole perdute e de “I mè perché” (video)

El canton del dialètt – Més de Màgg 2024
Al cantòn dal dialètt – Més da Màgg 2024
(le parole in azzurro sono scritte in dialetto magentino)

Dà la maggenga ai moron
Dare la maggenga ai gelsi

Il mese di Maggio è il mese tradizionalmente dedicato alla Madonna, ma è anche il mese “di ròs” delle rose, “di màgioster” delle fragole ed è quello che presenta i “maggiori” derivati dal suo nome latino “Maius”, mese dedicato alla divinità romana “Maia”, dea della fecondità e del risveglio primaverile della natura.
Piante, insetti, prodotti, feste, elementi tutti, che presenti e tipici in questo mese ce lo ricordano :
il maggiociondolo (pianta comune nei boschi dai fiori gialli a grappolo che ricordano nel  nome il loro ciondolare dai rami);
il maggiolino
(coleottero infestante);
il fieno maggese o maggengo (quello del primo taglio dei prati);
il formaggio maggengo (il grana padano prodotto dalla fine di aprile alla fine di settembre, a differenza dell’ invernengo  prodotto nel periodo invernale).
Tra le feste, il Calendimaggio è una tra le più antiche.
Veniva celebrata nel primo giorno di Maggio portando in processione un ramo o un albero fiorito, detto appunto maggio (anticamente maio). Lo portavano i giovani innamorati (maggiaioli) e lo depositavano davanti alla casa dell’amata o al centro della piazza del villaggio. La processione era accompagnata da danze, canti popolari o composizioni poetiche (maggiolate).
E veniamo al nostro detto iniziale:Dà la maggenga ai moron
Si trattava di una operazione fatta in questo mese dal “gabador” che consisteva nel potare i gelsi appena sopra il tronco, in modo da facilitare la raccolta delle foglie per l’allevamento dei “bigatt” o “cavaler”, ossia i bachi da seta. Sembra poi che il “moròn” (il gelso) sia stato così chiamato in onore di Ludovico il Moro che ne favorì la piantagione nella campagne lombarde. I filari di gelsi dividevano le diverse proprietà agricole, oppure erano piantati nei cortili delle cascine dove restava più facile cogliere le loro foglie a darle ai bachi… e qui occorre menzionare il “pelabrocch” .
Veniva cosi chiamato chi esercitava questa attività di raccolta delle foglie dai rami (“brocch”) e poiché questo mestiere non richiedeva particolari capacità, il termine è divenuto sinonimo di persona con doti limitate.
I bachi da seta venivano acquistati dal “bigattee” (commerciante di bachi) nei vari mercati e in particolare, in alcuni testi viene ricordato che a Magenta c’era un importante mercato regionale dei bachi da seta.
Dopo l’allevamento in cascina dove si usavano stalle, fienili ma a volte anche la cucina e le camere, i bozzoli prodotti e raccolti erano pronti per essere venduti alla “filanda”.
Nei ricordi magentini, una di queste strutture industriali di una certa importanza era situata a Magenta al n.51 dell’attuale via Garibaldi ed un’altra in “Stràa San Rocch”… fino a che l’avvento dell’industrializzazione e della seta artificiale decretò la fine di tutta questa attività e di questo mondo legato alla terra.
MODI DI DIRE – DE RIFF Ò DE RAFF (di Carletto Oblò)
Il Cherubini traduce: “In un modo o nell’altro” e naturalmente l’uso comune dell’espressione gli dà ragione. Però va detto che le voci “riff” e “raff” non esistono di per sé, mentre esistono riffa e raffa. Orbene, siccome mi è familiare de riffa ò de raffa, dove traiamo il significato?  Visto che la “rifa” vocabolo spagnolo che significa lotteria, cioè cosa vinta al gioco e “raffa” deriva da arraffare, cioè prendere con violenza, “de riffa o de raffa”, sarebbe come dire: “in entrambi i modi, per sorte o per prepotenza – con le buone o con le cattive”
…E CHI LO SA?
Pronto, come sempre, l’amico Carlo (Furbelli) che non finiamo di ringraziare per la costanza e la precisione degli interventi, ha risposto al quesito del mese scorso sulla parola “visigant”…aggiungendo anche qualche nota storica!
Ci scrive:
Visigant è il seccatore petulante – vescicante, con accezione medica
“G’an taccaa i visigant” vescicatorio che, a contatto con la cute, produce vesciche e gravi lesioni (sostanza, ad esempio, come l’iprite, gas usato in guerra).
Le forze italiane ne fecero uso nel 1935/1936 durante la guerra d’Etiopia e sul fronte della Somalia – ed anche nella battaglia dell’Amba Aradam (e questo nome lo accostiamo ancora oggi a qualcosa di caotico e confusionario – era la guerra, dannazione! ) 
 Qualche ulteriore aggiunta è che “visigant” deriva dal verbo “visigà, vesigà o vessigà” col significato di tormentare, seccare e che il vocabolario “Banfi” traduce anche come “far il tenero o il permaloso” nonché “lavoricchiare”. Si dice anche “visighìn” quel dolore non forte ma che crea un continuo fastidio.
Questo mese le parole proposte per la vostra ricerca sono:
lapa ” e il suo verbo “lapà
Resto sempre in fiduciosa attesa di vostre risposte …magari anche di qualche modo di dire legato a tali parole.  Se ci scrivete …noi pubblichiamo.
Gli indirizzi sono quelli riportati a fondo pagina.
…Sa sintum

 Damm à trà… Consigli
Per quanti fossero interessati a gustare la nostra parlata dialettale  e approfondire i dialetti del milanese: RADIO MAGENTA – La Musica dal Dialet
https://soundcloud.com/radiomagenta/la-musica-del-dialetto
Carlo FURBELLI  -“Dialett dal Cason e oltar…” https://www.facebook.com/groups/dialetto.casonese

Per le vostre risposte, i vostri ricordi o gli interventi scrivete a:  https://www.facebook.com/magentanostra o info@magentanostra.it

(bibliografia: C.Beretta “A lezione di grammatica Milanese”- C.Comoletti “I mestee de Milan”- “Vocabolario Milanese-Italiano”edizioni di G.Banfi – di F.Angiolini –  di F.Cherubini – WEB: Wikipedia – Accademia della Crusca – Canzon.Milan.it – Milano Free.it – www.sciroeu.it – foto Internet rielaborate e con autore sconosciuto)

 

 

 

Davide Cattaneo

Collaboratore di MAGENTA NOSTRA.
Membro del Consiglio della PRO LOCO MAGENTA.
Realizzatore, curatore e voce narrante della sezione "El canton del dialett".

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