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Dai Nonni ai nipoti… alla ricerca delle parole perdute e del “Doman”(video)

El canton del dialètt – Més de Genàr 2022
Al canton dal dialètt – Més da Genàr 2022 (magentino)

“…E tucc i fest i a porta via ”   
Stavo appena ripetendo: “Buon Natale, Auguri !“ e mi  ritrovo in un attimo nel Nuovo Anno… dovendo anche esclamare: “e tucc i fest i a porta via!
Sì, è arrivata anche l’Epifania e questo detto che con lei fa rima, lo ripeto con la sensazione del tempo che scivola via come sabbia tra le mani.
I preparativi, le luci, le compere, Babbo Natale, i regali, i pranzi, il panettone, i brindisi… Gesù Bambino… abbiamo atteso e… consumato. Mi guardo indietro e tutto sembra svanire nel mese che dicono il più lungo e pesante dell’anno: “el més de Genàr”, chiamato in passato, nel dialetto milanese, anche: ”Genée, Ginnée, Sginée, Gennajo” .

Comunque, senza troppi rimpianti, guardiamo avanti e riprendiamo la nostra strada del dialetto  parlando… d’amore!
All’inizio di un nuovo anno è certo di buon auspicio e lo spunto deriva da una frase trovata nei meandri della rete Internet, con una considerazione a cui non avevo pensato e che mi ha stupito:
È possibile tradurre il “ti amo” in tutte le lingue del mondo, ma non in dialetto” 
In effetti il vocabolario del nostro dialetto non prevede tale espressione ed anche per esprimere il più profondo sentimento d’amore usa il: te voeuri ben
Ogni tentativo di tradurre in altro modo diventa una forzatura che stona e che non ha radici, non solo nel nostro dialetto ma anche in tutti gli altri.
In fondo il nostro: “te voeuri ben” = “ti voglio bene – voglio il tuo bene”, incarna il vero e profondo sentimento dell’amore e testimonia la capacità del dialetto di esprimere con immediatezza e semplicità l’essenza delle cose.

GRAMMATICA : il verbo Andà (Andare)
Riprendiamo ancora una volta il discorso dei mesi precedenti, anche il verbo Andà è usato per comporre diversi significati e modi di dire. Ecco alcuni esempi:
Andà a dree = seguire
Andà dènter = addentrarsi, entrare, anche andare in prigione.
Andà giò = scendere, tramontare, cascare
Andà giò piatt = dire veramente, affermare semplicemente quel che si pensa
Andà feura = uscire
Andà feura de còo = andare fuori di mente
Andà sü = salire, aumentare
Andà via = assentarsi
Andà a strüsa = gironzolare
Andà a rotta de coll = andare precipitosamente, alla disperata
Andà de travèrs = inghiottire male, essere disgustato di qualcuno o qualcosa
Andà foeura di strasc = perdere la pazienza arrabbiarsi
Andà giò per la melga = svicolare
Andà in camporèla = far l’amore (nei campi)
Andà in cà Busca = buscarle, prenderle, prender botte
Andà in vacca = perdere ogni cosa, finire male
Andà per i ….. = avviarsi, essere vicino ad una età
Fa àndà = agitare, cuocere

…E CHI LO SA?
Nel precedente articolo di Dicembre si chiedeva forse di una …signora tale: “Gaetana (magentino Gaìtana)” che in vero non è una persona ma una borsa.
Il nostro attento lettore Carlo Furbelli che non vuole essere chiamato “Sig.” ma dimostra così di esserlo nei fatti e che ringraziamo per i preziosi contributi, ci scrive precise indicazioni:
“La Gaetana (Gaitana) … a troeuvi pü la Gaitana…”
Beh, è un termine oramai desueto, obsoleto anche tra noi che abbiamo qualche anno.
Insomma è la borsa, la borsa della spesa: era fatta di tela e di ritagli di pelle, di solito triangolari, con due manici ed era molto capiente e resistente. E il nome da dove deriva?
Si dice che nell’Alto Medioevo….Ecco, nell’Alto Medioevo la città di Gaeta era una città costiera, di fatto politicamente autonoma quasi come una repubblica marinara. Assieme alle altre città – Amalfi, Pisa, Genova, Venezia, Ancona, Trani e Noli – aveva una economia basata sulla navigazione e gli scambi marittimi.
E così i mercanti di Gaeta giunsero a Pavia e a Milano… tra le cose che commerciavano c’erano delle belle borse capienti ed utili che vennero prese in simpatia ed utilizzate dalle nostre massaie a volontà. E giungendo da Gaeta non potevano che chiamarsi “Gaetane“.
Ah, tuttora a Gaeta vengono prodotte da una ditta, similmente denominata, borse così chiamate… per la verità sono molto più colorate, allegre, agresti, spiritose, bizzarre di fatto pure care…”
A completamento  ci invia anche un gustoso aneddoto in cui si cita la nostra “Gaitana”:
Leggendo l’ “Almanacco milanese per l’anno 2022” edizioni Meraviglia a pag. 22 vedo che Roberto Marelli scrive a proposito della rapina di via Osoppo (*):
“… subito mi raccontarono degli episodi accaduti durante la rapina e la cosa pareva li divertisse, come “quell de la grimètta (vecchina), cont la Gaetana sòttbràsc, che l’era adree andà a proved (a fare la spesa) e la s’é trovada in del bell mezz de la vicenda. Per nient stremida, l’agitava l’ombrella contra i bandii vosand: ”’Lazzaroni, andé a lavorà!”’.
(*) ndr: prima clamorosa rapina a Milano del febbraio 1958


A questo punto non mi resta che lanciare la ricerca sulla prossima parola dialettale, forse già sentita: maschèrpa, ma che significa?
In attesa delle vostre risposte, a tutti un AUGURIO di Sereno e Buon Anno Nuovo!

DAM  àtrà… Consigli
Per quanti fossero interessati a gustare la nostra parlata dialettale  e approfondire il dialetto milanese: RADIO MAGENTA – La Musica dal Dialet
https://soundcloud.com/radiomagenta/la-musica-del-dialetto

Le vostre risposte, i vostri ricordi o gli interventi saranno pubblicati scrivendo a: info@magentanostra.it o nei commenti su https://www.facebook.com/magentanostra .

(bibliografia: C.Beretta “A lezione di grammatica Milanese”- C.Comoletti “I mestee de Milan”- “Vocabolario Milanese-Italiano”edizioni di G.Banfi – di F.Angiolini –  di F.Cherubini – WEB: Wikipedia – Accademia della Crusca – Canzon.Milan.it – Milano Free.it – www.sciroeu.it – foto Internet rielaborate e con autore sconosciuto)

Davide Cattaneo

Collaboratore di MAGENTA NOSTRA.
Membro del Consiglio della PRO LOCO MAGENTA.
Realizzatore, curatore e voce narrante della sezione "El canton del dialett".

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