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Dai nonni ai nipoti…alla ricerca delle parole perdute  e di… “Sintiment” (video)

El canton del dialètt – Més de Febràr (Fevrée)2024
Al canton dal dialètt – Més da Febràr 2024
(le parole scritte in azzurro sono in dialetto magentino)

“Ànn bisèst, ànn  fùnèst” – “Anno bisestile, anno funesto”
Febbraio con i suoi 28 giorni è il mese più corto, quest’anno però avrà la coda di un giorno: il ventinovesimo. Il 2024 è infatti un anno di 366 giorni, un anno bisestile. Facciamo un po’ di storia.
La prima volta che un giorno venne aggiunto a Febbraio fu nel 46 a.C. e la decisione fu presa da Giulio Cesare.
In quel tempo a Roma l’anno era di 355 giorni divisi in 12 mesi. A questi si aggiungeva un 13° mese di 22 giorni, per cui l’anno era di 13 mesi. Ma cosi concepito, il calendario non funzionava molto. L’anno civile non coincideva con l’anno solare e le feste importanti capitavano nella stagione sbagliata.
Allora Giulio Cesare incaricò l’astronomo egiziano-alessandrino Sosigene di sistemare il calendario. Fu così introdotto l’anno di 365 giorni suddivisi in 12 mesi aggiungendo un giorno ogni quattro anni al mese di Febbraio che ne aveva 29, diventando così di 30 giorni. 
Il giorno in più venne aggiunto dopo il 24esimo che  era il sesto giorno antecedente le Calende di Marzo (ante diem sextum Kalendas Martias ) diventando il doppio giorno sesto: bis sexto”, ovvero bisesto.
Con i calcoli di Sosigene il nuovo Calendario Giuliano presentava però un problema, ossia l’anno con una durata di 365 giorni e 6 ore.
Questa imprecisione rispetto alla durata dell’anno solare causò l’accumulo di un ritardo che aveva portato le stagioni, in un millennio, a slittare di una decina di giorni.
Per rimediare, e riallineare anche la Pasqua, Papa Gregorio XIII, incaricò una commissione di astronomi e matematici per studiare e sistemare il calendario.
Il 24 Febbraio 1582  con la bolla pontificia “Inter gravissimas  Gregorio XIII introdusse il nuovo Calendario Gregoriano con regole che modificavano la durata media dell’anno. Si saltò dal 4 al 15 Ottobre per recuperare i giorni perduti e si stabilì qualche eccezione alla ricorrenza degli anni bisestili in modo da ridurre lo scarto rispetto all’anno solare. I 10 giorni che la storia non potrà ricordare restano quelli dal 5 al 14 Ottobre 1582 …perché mai esistiti!
Il Calendario Gregoriano fu accettato in Italia, Spagna, Portogallo, Francia e Olanda cattolica. La Germania e la Svizzera cattoliche l’accettarono nel 1584, la Polonia nel 1586 e l’Ungheria nel 1587. I Paesi protestanti si opposero invece ferocemente alle riforma e solo all’inizio del XVIII secolo l’Olanda, la Svizzera e la Germania protestanti accettarono infine il nuovo sistema, mentre Inghilterra e Svezia introdussero il nuovo calendario nel 1752. Il Giappone ha introdotto il nuovo calendario nel 1873, la Cina nel 1912 e la Turchia nel 1924.
In passato il 29 febbraio era visto con sospetto e talvolta con una paura proiettata sull’intera annata considerando l’anno bisestile foriero di sventure come pensavano anche i nostri avi che hanno coniato il detto riportato all’inizio dell’articolo. Sembra che tale negativa nomea già esistesse in epoca romana essendo Febbraio il Mensis Feralis, dedicato ai morti e ai riti funebri, un mese fatale, infausto e il giorno aggiunto che lo prolungava non fu visto di buon occhio. Così in generale, il fatto di avere un anno anomalo, sembra dare ancor oggi la sensazione di essere imprevedibile e portatore di epidemie e di catastrofi di ogni genere (che a volte proprio non sono mancate).
Una menzione va comunque ai nati in questo giorno che possono festeggiare il compleanno solo ogni quattro anni. Tra questi ci sono uomini illustri come Alessandro Farnese nato il 29 Febbraio1468 e divenuto Paolo III (il Papa del Concilio di Trento) e Gioacchino Rossini nato il 29 Febbraio 1792, il musicista che tutti conosciamo.
Per finire, tra le curiosità di questo giorno, leggiamo che dal 1980, in Francia esiste un giornale che esce in edicola solo il 29 febbraio: si tratta del “La Bougie du Sapeur” (La candela del Geniere/Pompiere) un periodico umoristico con una tiratura limitata i cui ricavati vanno tutti in beneficenza. Tra le notizie del giorno c’è un riassunto degli ultimi 4 anni e se per caso scrivete alla posta dei lettori… la risposta vi arriverà dopo quattro anni.(notizie  tratte in parte da Wikipedia)
 MODI DI DIRE :”Te set andaa a scoeùla de giovedì? 
                                     “Ta sé andaa a scoeùra da giovedì? 
                                     “Sei andato a scuola di giovedì?”
Questa retorica domanda si usa per dare dell’ignorante a qualcuno. In tempi passati nel giorno di giovedì non si andava a scuola, regola che nella mia ….“giovinezza” ho direttamente sperimentato. Ne deriva che l’interessato a cui è rivolta la domanda, non avendo frequentato la scuola non possiede neppure le cognizioni più elementari, quindi :” l’è  ignurànt, …un asnàsc ! “  
…E CHO LO SA?
La parola da ricercare, proposta il mese scorso era: “giavàn”.
Non era tanto difficile e penso che molti hanno sentito, in qualche modo, ripetere questa parola dialettale. Ecco il contributo sull’argomento di due nostri cari amici e lettori.
Carlo FURBELLI ci scrive:
“Giavàn” sciocco — “giavanà” dire sciocchezze, civettare e, come piace a me, andiamo a vedere qualche altro dizionario.
L’Arrighi – (traduce)Bischero -“Te sétt on gran giavan“:“Sei un bischeraccio
El g’a on fà de giavan ch’el consola
 “Ha certe mosse da baccellone che innamora”
El ghe fà el giavan alla Rosin” – “Fa il bello con colla Rosina

Il Cherubini – (traduce) “Merendone” e porta a: “gimacch e cilappà” “gingillarsi, perder tempo in bazzecole, scioccheggiare, chicchirillare (!)”
Gaetano DELL’AGNESE così ci argomenta sulla parola e ci documenta con rari e simpatici reperti d’epoca:
“Definire oggi “Giavan” una persona, può sembrare curioso. Ma si potrebbe affermare che, anche in questo inizio di terzo millennio, personaggi a cui “affidare” questo simpatico epiteto non mancano. 
Giavan” era (secondo mia madre) un incallito sbruffone, che dice e non fa, poco serio e per niente affidabile. 
Il Cherubini ne parla spiegando che si tratta di una persona semplice e sciocca, un bambinone. Aggiungendo che “giavanada” vale quanto “baggianata”, e “giavanà” sta per “scioccheggiare”. 
A questo punto mi è doveroso cogliere l’occasione per ricordare “EL GIAVAN”, numero unico delle Scuole Medie di Magenta, pubblicato nel maggio 1954, e soprattutto la definizione di “Giavan” riportata a pag. 1 nella nota iniziale.
(vedi documenti allegati)
………
Mentre rinnovo i miei complimenti a questa rubrica, nonché al suo ideatore e conduttore, ringrazio e porgo cordiali saluti.” 
Ringrazio di cuore questi nostri infaticabili collaboratori, che con passione rinnovano  il legame con nostro dialetto riuscendo a dare un po’ di vita e di argomenti a questa rubrica…
E passiamo alla parola di questo mese: “lifròcch”
Dai… anche questa non è difficile, soprattutto cercate nella memoria o chiedete a qualche vostro anziano frasi, ricordi, aneddoti legati a questa parola.
Come sempre, se Voi ci scrivete… noi pubblichiamo.
Gli indirizzi sono quelli riportati a fondo pagina. Sa sintum, ciau”
Frontespizio-di-EL-GIAVAN

Presentazione-di-EL-GIAVAN

Dam a traa… Consigli
Per quanti fossero interessati a gustare la nostra parlata dialettale  e approfondire i dialetti del milanese:
RADIO MAGENTA – La Musica dal Dialet
https://soundcloud.com/radiomagenta/la-musica-del-dialetto
Carlo FURBELLI  -“Dialett dal Cason e oltar…” https://www.facebook.com/groups/dialetto.casonese
Per le vostre risposte, i vostri ricordi o gli interventi scrivete a:  https://www.facebook.com/magentanostra o info@magentanostra.it

(bibliografia: C.Beretta “A lezione di grammatica Milanese”- C.Comoletti “I mestee de Milan”- “Vocabolario Milanese-Italiano ”edizioni di G.Banfi – di F.Angiolini –  di F.Cherubini – WEB: Wikipedia – Accademia della Crusca – Canzon.Milan.it – Milano Free.it – www.sciroeu.it – foto Internet rielaborate e con autore sconosciuto)

Davide Cattaneo

Collaboratore di MAGENTA NOSTRA.
Membro del Consiglio della PRO LOCO MAGENTA.
Realizzatore, curatore e voce narrante della sezione "El canton del dialett".

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