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Dai nonni ai nipoti …alla ricerca delle parole perdute in “La Primavera” (video)

El canton del dialètt – Més de Aprìl 2025
Al canton dal dialètt – Més d’Aprìl 2025
(le parole in azzurro sono scritte con pronuncia in dialetto magentino)

“Pril prilett, on dì cald e on dì fredd.”

Così è descritto con la sua variabilità, il mese di Aprile nei detti dei nostri nonni.
Al di là del clima questo mese rimane di particolare importanza per i Credenti in quanto il più delle volte è il mese in cui cade e vengono celebrati i riti, della S. Pasqua.
E’ un tempo di rinnovamento e di speranza che apre orizzonti  di rinascita e di Vita.
Storicamente e simbolicamente Aprile ha sempre rappresentato un momento di cambiamento, di trasformazione e rigenerazione.
Secondo alcune interpretazioni, il nome deriva dall’etrusco Apro e a sua volta, dal greco Afrodite, la Venere romana, dea dell’amore, a cui era dedicato questo mese e nel quale si svolgevano tre festività legate alla fertilità e alla coltivazione dei campi.
Le tre le celebrazioni più importanti di aprile erano: i Veneralia, celebrata il Aprile in onore di Venere Verticordia (“colei che volge i cuori”), i Cerealia  celebrata il  giorno 12 e seguita da giochi che duravano fino al 19 Aprile, e dedicati a Cerere , e i Floralia dal 28  e dedicati all’antica divinità italica Floracollegata con il fiorire delle piante in primavera.
Ecco perché già in tempi passati era considerato il mese del risveglio dopo il lungo letargo invernale.
La derivazione del nome di Aprile resta comunque molto incerta. Secondo altre teorie, il nome deriva invece dal latino aperire (aprire) per indicare il mese in cui si “schiudono”  piante e fiori o dall’aggettivo sempre latino aprilis che potrebbe significare il secondo mese, dei dieci, del calendario romano.
Ad Aprile e al periodo pasquale è legata anche la tradizione del regalo dell’ ”UOVO ” che affonda le sue radici nell’antichità.
Le uova sono state spesso assunte come simbolo della vita e gli antichi Egizi lo consideravano  come il fulcro dei quattro elementi dell’universo (acqua, aria, terra e fuoco).
La tradizione del dono di uova è documentata già fra gli antichi  Persiani dove era diffusa la tradizione dello scambio all’avvento della  stagione primaverile.
L’usanza dello scambio di uova decorate si sviluppò nel Medioevo come regalo alla servitù. Nel medesimo periodo l’uovo decorato, da simbolo della rinascita primaverile della natura, divenne con il  Cristianesimo il simbolo della rinascita dell’uomo in Cristo.
Solo nel Settecento cominciò la moda dell’uovo di cioccolata arricchito al suo interno da una piccola sorpresa come dono.
Oggi l’Uovo di Pasqua ha perso ormai i suoi connotati sacrali ed è diventato soltanto un prodotto diffuso in chiave commerciale.
E allora qual è il consiglio per il mese d Aprile? …Rigeneriamo con gioia lo spirito e gustiamo in allegria anche un buon uovo di cioccolata!

(Alcune notizie  degli articoli sono tratte da Internet -Wikipedia)

MODI DI DI DIRE  Tiremm innanzAndiamo avanti

“Tiremm innanz” è una celebre espressione dialettale milanese che significa letteralmente “tiriamo innanzi” o “andiamo avanti”.
La frase è legata storicamente al patriota Amatore Sciesa. Di umili origini, popolano, di professione tappezziere, nel 1850 entrò in contatto con alcuni gruppi clandestini repubblicani che lottavano contro il dominio dell’Austria.
La sera del 30 luglio 1851 venne bloccato, in corso di Porta Ticinese. Trovato in possesso di manifesti che inneggiavano alla rivolta contro gli austriaci, fu arrestato e condannato a morte il 2 Agosto 1851:
Sciesa, secondo la tradizione popolare, fu fatto passare sotto le finestre di casa sua e ad un ufficiale dei gendarmi che lo conduceva al luogo di esecuzione esortandolo a rivelare i nomi di altri rivoluzionari in cambio del rilascio, avrebbe risposto in dialetto milanese: “Tiremm innanz…
La frase è molto usata anche oggi e la si sente per rispondere a domande sulla salute o sullo stato d’animo, indicando che si continua ad andare avanti nonostante le avversità. Non simboleggia rassegnazione ma coraggio e pazienza con la determinazione di proseguire. Un invito quindi a non arrendersi, a “tirare dritto” e a sopportare le fatiche della vita con dignità.

…E CHI LO SA? 

 Le risposte e i diversi significati dati alla parola dello scorso mese, mi hanno sollevato qualche dubbio sull’interpretazione data. Nel ringraziare per i vostri interventi, vediamo intanto cosa avete scritto:
Ornella Maltagliati
Comò, mobile, di solito con cassetti; era di dimensioni nettamente più grandi del cifunin il comodino, che stava a fianco del letto. In casa dei miei nonni era destinato alla biancheria importante… conteneva anche i resti del corredo. Poteva avere sopra una specchiera, se nella stanza non c’era la scisci, ovvero una specchiera con tavolino e sgabello destinato al trucco e parrucco! A me era vietato frugare nel cifòn ma quanto lo avrei voluto…aveva in così buon profumo..
Alberta Filippini
Comò e cifunin il comodino!!
Melania Marra
Il comó e sopra la mia nonna ci teneva la Maria Bambina
Luisa Pozzi
Comodino?
Patrizia Gabriella Ferrari
un po’ spregiativo … ta se granda me un cifon 
Davide Parmigiani
in ogni camera da letto non poteva mancare il trio cifòn, cifunìn e vestài.
Anche il caro amico Carlo (FURBELLI), ci racconta con l’ironia e la maestria che sempre lo distingue:
Cifon è un bel termine; io conosco molto bene il piccolo, il cifunìn che, immancabilmente, attira al didón, al didìn e anche le altre dita del piede con le relative imprecazioni.
Beh, comunque il cifon è l’orinaliera, eh? Sì, insomma è la cassa, il contenitore degli orinari, i pitali, quando – anni 50 – non era molto simpatico, con l’aria gelida invernale, scendere nel bagno in cortile.
E ogni letto aveva il suo cifunin a lato che, aperta l’antina, metteva in bella mostra il pitale pronto all’uso.
Ne ho ancora tre, pitali e cifunitt, che simpatici!!
Parlavo all’inizio dei dubbi che il nostro “cifon” ha sollevato in quanto da diverse risposte viene identificato come il “comò” è il “cifunìn” come il comodino.
Sono stato però sorpreso dalla consultazione di quattro vecchi vocabolari di milanese:
Il Banfi  definisce “ciffon” : Tavolino da notte, Comodino da notte e come “cumò” il Cassettone
Per l’ Angiolini  il “cifòn” è l’ orinaliera, tavolino da notte, mentre il “cumò” è sempre il cassettone, canterale; (mobile da camera con piano, per lo più di marmo, e diverse cassette por riporvi biancheria e altri oggetti di vestiario. Dal francese commode.)
L’ ARRIGHI  e il CHERUBINI  menzionano il “cumò” come Comò, Cassettone mentre alla voce “ciffon” scrivono vedi: “sciffon” indicandolo sempre come orinaliera, comodino.
Ma queste differenze a noi in fondo …poco importano …e continueremo a chiamare questi oggetti come li chiamavano i nostri nonni magentini!
Nel ringraziare ancora per i vostri interventi, veniamo alla strana parola di questo mese… non è difficile ma senz’altro sarà interessante leggere le risposte e i vostri ricordi legati a questa parola…  “oeucc polin” – “oeucc pulin
Mentre pensate e… sorridete, Vi arrivi l’ AUGURIO mio e della REDAZIONE per un Buona S. Pasqua piena di Gioia e Speranza.
Gli indirizzi sono sempre quelli riportati a fondo pagina.
Sa sintum!

 Dàmm a trà… Consigli

Per quanti fossero interessati a gustare la nostra parlata dialettale  e approfondire i dialetti del milanese:
RADIO MAGENTA – La Musica dal Dialet
https://soundcloud.com/radiomagenta/la-musica-del-dialetto
Carlo FURBELLI  -“Dialett dal Cason e oltar…” https://www.facebook.com/groups/dialetto.casonese

Per le vostre risposte, i vostri ricordi o gli interventi scrivete a:  https://www.facebook.com/magentanostra o info@magentanostra.it

(bibliografia: C.Beretta “A lezione di grammatica Milanese”- C.Comoletti “I mestee de Milan”- “Vocabolario Milanese-Italiano”edizioni di G.Banfi – di F.Angiolini –  di F.Cherubini – di C. Arrighi WEB: Wikipedia – Accademia della Crusca – Canzon.Milan.it – Milano Free.it – www.sciroeu.it – (foto Internet rielaborate e con autore sconosciuto)

Davide Cattaneo

Collaboratore di MAGENTA NOSTRA.
Membro del Consiglio della PRO LOCO MAGENTA.
Realizzatore, curatore e voce narrante della sezione "El canton del dialett".

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