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Dai nonni ai nipoti …alla ricerca delle parole perdute in “Mader Natura”” (video)

El canton del dialètt – Més de Màrz 2025
Al canton dal dialètt – Més da Màrz 2025

(le parole in azzurro sono scritte con pronuncia in dialetto magentino)
Màrz a l’è el mes pussée matt: o l’è fregg o l’è cald caldisc. In d’un moment a l’è bell ciar, e d’improvvisa el deven s’cur e el manda giò acqua o nev

(da “Menisc Mes’ciòzz” di Elena Paredi)

Si annuncia così il mese di Marzo col suo essere “pazzerello”, con la sua variabilità che ha alimentato tantissimi proverbi dedicati all’incostanza del suo tempo meteorologico che influenza il lavoro dei campi e i raccolti.
Marzo segna però anche il punto di passaggio dall’inverno alla primavera. Sembra di sentire nell’aria la palpabile attesa di una  stagione che cambia, con la luce che recupera sul buio della notte e la terra che riprende colore con i primi fiori.
E se nei campi fioriscono violette e “occhietti della Madonna”, la mimosa corona la “Festa della Donna” dell’8 Marzo e i fiori di “San Giuseppe” ricordano la sua Festa il 19, dedicata anche a tutti i Papà.
In questa puntata parleremo di Marzo, mese di Marte, il dio romano che ha sparso il suo nome un po’ dappertutto. Cominciamo dal calendario perché Marzo deriva dal latino Mars Martis ossia Marte, dio della guerra ma anche della natura fertile e dei raccolti primaverili.
Martius mensis, prima della Riforma Giuliana e poi Gregoriana,  era il primo mese dell’anno nel cosiddetto Calendario Romano di Romolo dove i mesi erano solo dieci, dei quali ci resta ancora il ricordo dal settimo al decimo (da Settembre a Dicembre)
In questo mese, Marte, ritenuto padre di Romolo, era festosamente venerato e il suo culto a Roma era molto sentito tanto istituire per lui una classe di sacerdoti chiamati Salii, scelti fra i patrizi, che avevano anche il compito di sorvegliare i dodici scudi sacri gli “Ancilia”. 
Tra gli scudi di bronzo, uno solo era quello originale che si credeva inviato proprio dal  dio Marte  quale  pegno dell’eterna invincibilità di Roma. Particolare è il fatto che questo fosse mischiato con le altre undici copie affinché i nemici non potessero trovare e rubare l’originale andando a incrinare la potenza romana.
Il ricordo del dio romano Marte resta ancora come una scia, nei numerosi nomi sparsi nel nostro tempo; dall’astronomia con il pianeta a lui dedicato al giorno di Martedì e anche nei nomi di Marco, Mario, Marcello/a, Martino/a, Marzio/a derivanti da marticus o marticos (cioè sacro a Marte).
 (nell’articolo alcune informazioni sono tratte da Wikipedia)
 MODI DI DI DIRE –  Bòtt de legnamee (botte da …falegname)
In italiano diremmo “botte da orbi”, colpi violenti, dati alla cieca… ma qui c’è di mezzo un falegname, quale sarà il motivo? Una delle interpretazioni è che i “legnamee”, i falegnami non hanno certo carenza di legna, o meglio, pezzi di legna, bastoni, con i quali è possibile picchiare “di santa ragione” con la foga quindi di chi è sicuro di avere la “santa” cioè la “giusta” ragione dalla propria parte. Sta di fatto che da noi per descrivere tale situazione si ricorre ancora a questa antica immagine:“Gh’hann daa bòtt de legnamee !”
MESTIERI DI UNA VOLTA

(da “I mestee de Milan” di Cesare COMOLETTI)

…E CHI LO SA?
Su Magenta Nostra (Facebook) del mese scorso, “scèpp” e “s’cèpp”  hanno riscosso buon interesse e i commenti hanno evidenziato traduzioni corrette sul loro diverso significato; qualcuno su entrambe le parole, altri su una sola delle due proposte.
E’ comunque sempre un piacere leggere il ricordo di frasi dialettali riferite a vocaboli in questione. Ecco qualche intervento:
Ornella Maltagliati  : Scepp oltre al cespo di insalata o di verdura indicava anche l’origine comune di una famiglia… l’ è un …. ma l’e no dal nostar scepp. Per la legna la mia mamma usava piuttosto ( ma non vorrei sbagliare…) il termine toc o sciron se era grosso…
Gisella Garanzini  : va a cata un scepp d’insalata in dal ort,
Tere Baroni : Mio padre amava andare per funghi e nel mese di ottobre si dedicava ai “ciuitt”.Quando tornava a casa con una cassetta piena mia madre gli diceva:
 “Madona, Silvio, te trouàa propri di bei scepp”
Roberta Castiglioni : Ceppo ( met su scepp sul camin) pezzo di legno
Melania Marra : sum andá a catá un scepp d’insalata in giardin
Gianni Miramonti : Mazzo ( di funghi,di fiori )- rotto

CarCarola Carrettoni : Ceppo ( legno ) rotto/crepato
Margherita Tomasi : Crepato, come un piatto con un’incrinatura
Anche il nostro amico e collaboratore Carlo (FURBELLI) ci inviato le sue interessanti e precise indicazioni:
Simpatiche queste due parole
La prima, scèpp, ci porta subito al ceppo, cespo, cesto
Voleva dire anche armatura di legname in cui sono incassate le trecce d’una campana e pure stipite delle casate. E anche macigni che si usavano per la costruzioni di edifici.
Il bello è che s’cèpp vuol dire esattamente il contrario .. rotto, screpolato come se la “s” del sigurin (scure) avesse provveduto a rompere il tutto e a ricavare legna piccola dal ceppo grande s’ceppa (scheggia di legno) …s’ceppà (rompere)
E ancor più bello, che in italiano c’è il termine schiappare (tagliare legna per ricavare schegge) … “si schiappano quercie per noi” (G. Pascoli)…ah, la “i”di quercie è presa pari pari dalla citazione dello Zingarelli 2016
Qualche breve ulteriore nota. Si sono registrate meno risposte su s’cèpp , forse perché c’era meno da dire sul suo significato o forse il termine è stato meno usato.
“Al suna da scépp”…e il piatto screpolato, incrinato si buttava via.
Scèpp è stato più gettonato anche per i suoi diversi usi da cespo a ceppo e cesto ma  anche con i significati di ceppo della ruota (mozzo) e ceppo familiare (discendenza) come qualcuno ha ricordato. Beh…visto che la Primavera avanza, vi invito a guardare in giardino, forse c’è…  “un bèll scèpp de vioeul” !
Dai… anche per questo mese una ricerca su un paio di parole vicine e lontane allo steso tempo: “scorlì” e “scorléra” – “scurlì” e “scurlèra”
Le raccomandazioni sono le solite. Oltre al significato è interessante ricordare magari qualche frase sentita un tempo dai nostri cari.
(arribadendo: non preoccupatevi di come scrivere frasi e parole in dialetto, fatelo pure così come le pronunciate… qui non abbiamo professori!)
Ci vediamo con i vostri commenti anche sulla pagina facebook di Magenta Nostra!
Gli indirizzi sono sempre quelli riportati a fondo pagina.
…”Sa sintum!”
Dam atrà a mi… Consigli
Per quanti fossero interessati a gustare la nostra parlata dialettale  e approfondire i dialetti del milanese:
RADIO MAGENTA – La Musica dal Dialet
https://soundcloud.com/radiomagenta/la-musica-del-dialetto
Carlo FURBELLI  -“Dialett dal Cason e oltar…” https://www.facebook.com/groups/dialetto.casonese

Per le vostre risposte, i vostri ricordi o gli interventi scrivete a:  https://www.facebook.com/magentanostra o info@magentanostra.it

(bibliografia: C.Beretta “A lezione di grammatica Milanese”- C.Comoletti “I mestee de Milan”- “Vocabolario Milanese-Italiano”edizioni di G.Banfi – di F.Angiolini –  di F.Cherubini – WEB: Wikipedia – Accademia della Crusca – Canzon.Milan.it – Milano Free.it – www.sciroeu.it – foto Internet rielaborate e con autore sconosciuto)

 

Davide Cattaneo

Collaboratore di MAGENTA NOSTRA.
Membro del Consiglio della PRO LOCO MAGENTA.
Realizzatore, curatore e voce narrante della sezione "El canton del dialett".

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