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Dai nonni ai nipoti …alla ricerca delle parole perdute “In Maschera” (video)

El canton del dialètt – Més de Febràr (Fevrée)2026
Al canton dal dialètt – Més da Febràr 2026

(le parole in azzurro sono scritte con pronuncia in dialetto magentino)

EL CARNEVALON DE MILÀN
El Carnevalon a l’è el Carneval ambrosian ch’el partiss del mercoledì di Scender a la prima domenega de Quaresima.

 da “Menisc Mes’ciòzz”   di Elena Paredi

Cominciamo questa puntata parlando del nostro Carnevale che è previsto nei giorni antecedenti  Domenica 22 Febbraio, quando inizierà la Quaresima.
La parola “Carnevale” deriva dal latino carnem levare, togliere la carne, e indica proprio, secondo la tradizione religiosa di un tempo, l’inizio del periodo quaresimale in cui era proibito l’uso della carne per tutti i quaranta giorni.
A Milano e nella Diocesi che osserva il Rito Ambrosiano, il Carnevale si protrae però per quattro giorni oltre il Mercoledì delle Ceneri, ricorrenza che, dopo il “martedì grasso”, segna l’inizio della Quaresima per resto d’Italia.
Per noi l’ultimo giorno di Carnevale è invece il “sabato grasso”.
La tradizione dice che questo prolungamento sia attribuibile a Sant’Ambrogio.
Il Santo era in pellegrinaggio a Roma e aveva annunciato di ritornare a Milano  alla fine del Carnevale per celebrare i riti d’inizio della Quaresima. Il ritorno avvenne con un ritardo di quattro giorni e la popolazione lo aspettò… prolungando il carnevale sino al suo arrivo.

Una curiosità. Forse non tutti sanno che, come per le grandi città, anche Magenta ha le sue maschere. Se Milano ha Meneghino e la Cècca noi abbiamo:
Gian GRIMEGNA e la compagna Maria TAMBERLA
I due personaggi vennero alla luce dalla penna di Giovanni COCCHI nato a Magenta il 9 Ottobre 1851 ma che visse buona parte della sua esistenza a Milano come libero professionista, coltivando per diletto l’arte della scrittura e della poesia.  

Nelle sue opere dice di essere nato in Via della Vittoria (già strada S. Martino) al n.85  e di essere stato testimone “di quella grande giornata del 4 Giugno 1859”. “Non dimenticò mai le sue origini contadine, anzi attraverso queste maschere le rievocò nella memoria dei milanesi e dei magentini come omaggio fatto alla propria terra. Gian GRIMEGNA e Maria TAMBERLA rappresentano la fatica e le frustrazioni della vita contadina, ma posseggono anche l’arguzia e l’ardire di una pungente satira senza nascondere verità scottanti”…che solo delle maschere possono pronunciare in piena libertà.
Ecco come in qualche stralcio li presenta il Cocchi nel suo dialetto:
“…Sunt la mascura dal Gian Grimègna povar contadino. Nasuu in straa San Martin, nivud dal Bùnasa, al mé pà l’é al Gipìn e la mia mama la Gipina. Al mé missée l’eeva al Marchionn Piscù Scupàsa e la mia rigiura l’é la Tamberla Maria Bitina, la tusa dal Ross Pirùca, faré, insàca scighèra. Mi pudi i viit, reguli i besti, e sapi la tèera”
“…sono la maschera del Gian Grimègna, povero contadino. Nato in contrada San Martino, nipote del Bunàsa (bonaccione), mio padre è il Gipin (Giuseppe) e mia madre la Gipina (Giuseppina). Mio nonno era il Marchionn (Melchiorre) Pescatore Pigliatutto e mia moglie Tamberla Maria Bitina (Maria Elisabetta Sciocca) è figlia del Ros Pirùca (Rosso Parrucca), fabbro inconcludente. Io poto le viti, sistemo le bestie e zappo la terra”
“T’è vaa! Mi sunt samperla Bitina Tamberla. Nassuda in Mageenta antebis a poos al Portòn di Tac, di tòsan magintin mi seevi la peerla!…
Al mé Grimègna, d’amur al m’à spusaa e mi fò i mistee da cà e vò a la vigna e a guardi al praa
”
“Vedete, io sono la chiacchierona Bitina Tamberla nata a Magenta tempo fa vicino al Portone dei Tacchi, delle ragazze magentine ero la perla…
Il mio Grimègna m’ha sposato per amore e seguo le faccende di casa, vado alla vigna e curo il prato”
Parlando di Carnevale, riproponiamo anche, nel video di questo mese,  il lavoro di Enrico BOTTURI : “In Maschera”, tagliente satira che si snoda tra le iconiche maschere della Commedia dell’Arte italiana.

(nell’articolo alcune informazioni sono tratte da copie da autore anonimo)

 MODI DI DI DIRE – Legati al verbo Usmà – Fiutare, Annusare

” Usmass nò” – quando non c’è affinità tra due persone ma un reciproca antipatia, questo “non fiutarsi” indica bene il non volersi avvicinare, non sentire neanche l’odore dell’altra persona.
“Usmass el fiaa” – al contrario del detto precedente questo indica invece l’andare così d’accordo da essere vicinissimi, tanto da annusare il fiato dell’altra persona.

…E CHI LO SA?

 Qualche bel ricordo è emerso sul “giasiroeu” , la parola che il mese scorso è stata oggetto delle nostre ricerche. Ecco subito qualche risposta pervenuta:
Ornella Maltagliati
Era l’antenato del frigorifero… un piccolo mobile (io lo ricordo bianco, ma non ci giurerei) in cui veniva posto del ghiaccio per conservare i cibi. Il ghiaccio prodotto, io ricordo la cella nel cortile dei Crimella di via Fornaroli, in enormi panni, veniva tagliato, ricoperto e distribuito da giovanotti con dei furgoncini a triciclo. Due dei giovanotti in questione furono mio zio Enrico e il mio papà, giovane giovane. Sono ricordi vaghi. Ero assai piccina…ma l’impressione nel veder scendere dalle forme in metallo i panni di ghiaccio la rivedo e la rivivo ancora. ( scusate la prolissità del racconto… ma…son cose di famiglia..)
Tina Bellotto
La giacciaia quando ancora non c’era il frigorifero
Alberta Filippini
Ghiacciaia!
Tere Baroni
Mobile avente funzione di frigorifero. L’interno era raffreddato con blocchi di ghiaccio che si acquistavano dai venditori strada per strada. Ricordo benissimo il papà e lo zio di Ornella, ai quali noi bambini chiedevamo le schegge che, inevitabilmente, venivano prodotte al taglio del blocco, per succhiarle con grande piacere. Quello di casa mia era esternamente color legno.
Maria Teresa Monolo
La ghiacciaia! L’aveva mia nonna: due sportelli, uno sopra l’altro con le ante color legno. Si usava solo d’estate.
Ricordo il triciclo con i blocchi di ghiaccio proveniente da via Fornaroli, entrava nei cortili e che festa gli facevano i bambini!
Liliana Berra
Era proprio così
Oldani Luigia Emiliana
Il ghiaccio o il ghiacciolo, la ghiacciaia mi sembra avesse un altro nome
Un ringraziamento per gli interventi che dimostrano ancora come il nome di un vecchio oggetto può ravvivare la memoria di usi, di luoghi e di persone che hanno segnato le nostre storie.
In questo mese andiamo sul facile… facile, almeno penso, perché con le parole che erano d’uso comune, vedo riemergere più facilmente espressioni e ricordi da condividere.
Allora, avanti con i commenti sulla parola di questo mese: “ùtùmàna” (pronuncia in dialetto magentino)
Gli indirizzi sono sempre quelli riportati a fondo pagina.
…”Sa sintum!”

Dàmm a trà… Consigli

Per quanti fossero interessati a gustare la nostra parlata dialettale  e approfondire i dialetti del milanese:
RADIO MAGENTA – La Musica dal Dialet
https://soundcloud.com/radiomagenta/la-musica-del-dialetto
Carlo FURBELLI  -“Dialett dal Cason e oltar…” https://www.facebook.com/groups/dialetto.casonese

Per le vostre risposte, i vostri ricordi o gli interventi scrivete a:  https://www.facebook.com/magentanostra o info@magentanostra.it

(bibliografia: C.Beretta “A lezione di grammatica Milanese”- C.Comoletti “I mestee de Milan”- “Vocabolario Milanese-Italiano”edizioni di G.Banfi – di F.Angiolini –  di F.Cherubini – WEB: Wikipedia – Accademia della Crusca – Canzon.Milan.it – Milano Free.it – www.sciroeu.it – foto Internet rielaborate e con autore sconosciuto)

Davide Cattaneo

Collaboratore di MAGENTA NOSTRA.
Membro del Consiglio della PRO LOCO MAGENTA.
Realizzatore, curatore e voce narrante della sezione "El canton del dialett".

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