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Dai nonni ai nipoti… alla ricerca delle parole perdute: “la Curta” …con video!

Quattro passi nel dialetto Milanese e Magentino – Luglio 2021

Guardà al sô da Luj mett ‘legrìa, se ta see sittaa giò quiètt a l’umbrìa

Guardare il sole di luglio mette allegria, se sei seduto quieto all’ombra.

Prendendo spunto da questo proverbio riferito al mese di Luglio, questa puntata sul nostro dialetto sarà dedicata principalmente alla lettura da fare così come ci viene suggerito, al fresco e lontani dalla calura di questi giorni.

Il brano, parziale e rielaborato con le traduzioni, è tratto dal libro “L’Arte del Sacro” edito nel 1990 dalla Parrocchia S. Martino di Magenta e curato dall’Arch. Eugenio Mario GUGLIELMI, ha come tema il Cortile, “la Curta” come era un tempo con la vita, gli ambienti, l’arredo che per molti restano ancora vivi nel ricordo. Alla lettura è abbinato un video su qualche divertente difficoltà che poteva nascere da quella vita in comune.

Prima del brano è doverosa una risposta al quesito …E CHI LO SA? del mese scorso. La parola proposta era : giànèta… che trova in “giannetta” un sua corrispondenza in italiano e che viene definita come: mazzetta di canna d’India o simile, per passeggio. Il ricordo va subito all’indimenticabile personaggio di Charlot e alla sua inseparabile giànèta.

Per questo mese è tutto…niente compiti a casa, c’è nell’aria un sapore di ferie… spérèm!

” LA CURTA “

Vecchi cortili, case di ringhiera di cui ormai sono rimaste poche e fatiscenti tracce a testimoniare un gusto particolare dell’abitare, un mondo di valori da ricercare o rivivere. Guardando il cortile, ascoltando gli anziani, se ne riscopre un fascino del tutto particolare. In tutti persiste il ricordo indelebile di uno spazio urbano in cui si situano rapporti interpersonali, uno stile di vita. Ogni momento lieto o triste è vissuto in una dimensione comunitaria. La collaborazione e la solidarietà sono alla base della vita quotidiana: 

“Tanti man, fann prést al pan” (tante mani fanno presto il pane)
Così come esplodono in modo incontrollato e passionale rivalità, invidia e odio, per cui:

 “Amis cun’tucc, cunfidensa cun’nissun” (amici con tutti, confidenza con nessuno)

 “Prima da fas un amis, mangia insèma un car da ris”  (prima di farti un amico mangia con lui un carro di riso)

Nel cortile, a pianta quadrangolare, c’è un ampio spazio interno: l’èra (l’aia). Al termine della lunga giornata lavorativa gli adulti scambiano quattro chiacchiere e l’aia diventa il luogo d’incontro come la stalla nei mesi invernali quando alla luce da la lum (la lampada a petrolio) gli anziani raccontano straordinarie pansànigh (storie, racconti “dal Scisgirin camina a la gamba russa”) non solo ai bambini, mentre le donne lauràn al scalfin (lavorano a maglia) e prima da durmì disan al rusari insema (prima di dormire recitano il rosario assieme) a sottolineare che la preghiera è un fatto corale.

Non esiste un impianto idrico, sa ciappa l’acqua da la trumba par bév o fa da mangià (si prende l’acqua dalla pompa idraulica per bere o far da mangiare) anca par impienì al sigion, in due sa fa la bugaa cunt la scendra (anche per riempire il mastello dove si fa il bucato con la cenere) mastello  che, all’occorrenza, diventa anche vasca da bagno. 

Non essendoci servizi privati molte volte in més a la curta g’he al cess cumun,(in mezzo al cortile ci sono i servizi in comune) crocevia di diatribe e di aneddoti che hanno popolato l’infanzia di molti. 

In di stans a piàn teren, (nelle stanze al piano terreno) vive la famiglia. Qui ci si raduna per il pasto, ci si ritrova dopo il lavoro, si ascoltano le direttive dal risgiu, (capofamiglia) che di solito è il più anziano del gruppo familiare. In estate si mangia con il piatto in mano in su l’usc, (fuori dall’uscio di casa) mentre in inverno sa sta tucc inturn’ al camin (si sta tutti intorno al camino). All’interno il mobilio è ridotto all’essenziale: al tàul, poc cadrégh, una cardensa, la marna par al pan, e magari una cùna o un stantireu.(il tavolo, poche sedie, una credenza, una madia per il pane e magari una culla o una sorta di cestello in legno dove si ponevano e restavano sorretti i bambini piccoli). In un canton ghe poeu l’altarin da la Sacra Famiglia (In un angolo c’è poi l’altarino della Sacra Famiglia o del Sacro Cuore) e se la famiglia sta attraversando un periodo di difficoltà ghe piss anca un lumin (è acceso anche un lumino). Molti anziani ricordano che questo segno richiamava l’aiuto dei vicini. 

Al piano superiore di solito sa troeua la stansa (si trova la stanza da letto), vi si accede per una scala ripida e buia, posta all’esterno in un angolo del cortile. Questo locale, dal soffitto altissimo, l’è frecc e umid d’inverna, e trop cold d’estaa. (è freddo e umido d’inverno e troppo caldo in estate) Anche qui l’arredo è limitato all’essenziale: al lecc, i cifon cunt dentar i so bei urinari in ceramica o smaltaa, al cumò e in un canton al cadin cunt la broca da l’acqua. (il letto, i comodini con i vasi da notte in ceramica o smaltati, il comò e in un angolo il catino con la brocca dell’acqua), oggetti quest’ultimi a volte finemente decorati a mano che hinn di rigai da spus (sono regali di sposalizio). Se nel periodo più caldo si dorme su materassi cunt dentar i feuj da marigon, (imbottiti con foglie di granoturco) in inverno si usa un mataras da paia e un prepuntin da pium d’oca… (un materasso di paglia e una trapuntino di piume d’oca) ma sa al fa trop frecc ga voeur la bula da l’acqua colda o bisogna cascia dentar al pret ! (ma se fa troppo freddo ci vuole lo scaldino d’acqua calda o bisogna mettere sotto le coperte il “prete” * vedi foto)

Per le vostre risposte, i vostri ricordi o gli interventi scrivete a:  https://www.facebook.com/magentanostra o info@magentanostra.it

(bibliografia: C.Beretta “A lezione di grammatica Milanese”- C.Comoletti “I mestee de Milan”- “Vocabolario Milanese-Italiano”edizioni di G.Banfi – di F.Angiolini –  di F.Cherubini – WEB: Wikipedia – Accademia della Crusca -– Canzon.Milan.it – Milano Free.it – www.sciroeu.it – foto Internet rielaborate e con autore sconosciuto)

Davide Cattaneo

Collaboratore di MAGENTA NOSTRA.
Membro del Consiglio della PRO LOCO MAGENTA.
Realizzatore, curatore e voce narrante della sezione "El canton del dialett".

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