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Dai nonni ai nipoti, alla ricerca delle parole perdute… “Quand anmò el ciel l’è scur” (video)

El canton del dialètt – Més de Dicémber 2023
Al cantòn dal dialètt – Més da Dicémbar (le parole in azzurro sono scritte in dialetto magentino)

Dicémber, fiòcca e fa frègg, pissa ‘l camin e pareggia ‘l scoldalècc!
Dicembre, nevica e fa freddo, accendi il camino e prepara lo scaldaletto!
Questo detto ci rammenta non solo la situazione climatica di questo mese ma soprattutto riporta a come ci si riscaldava in un tempo non tanto lontano, se pensiamo che, ancora negli Anni Cinquanta, solo in poche abitazioni vi erano veri e propri impianti di riscaldamento.
Camini, stufe a legna e carbone dominavano le nostre case e riuscivano con fatica a portare tepore in tutte le stanze.
Nelle gelide mattine invernali quando fiori di ghiaccio ornavano le finestre era un’avventura polare l’andare ad accendere la stufa.
Prima la carta con i legnetti preparati ogni giorno “par inviala” (per avviarla), poi una bella sfregata  “al sufranèli par pisàla” (al fiammifero per accenderla) e si attendeva una “bèla fiamaa” (bella fiammata) per aggiungere “un sciòcc” (un legno più grosso). Quando il fuoco aveva preso consistenza e poi anche durante il giorno, occorreva alimentarla con il carbone. Se mancava, si doveva scendere in cantina a rifornirsi con la “tola dal carbon” (latta del carbone). Questo arnese era un recipiente affusolato, con manico come fosse un secchiello e un largo becco da usare come pala per raccogliere dal mucchio i pezzi di carbone e versarli nella stufa. Le riserve di legna e “antracite” erano garantite dal “sciostree” (rivenditore di legna e carbone) da noi chiamato “Carbunìn” che arrivava periodicamente a rifornirci col suo scoppiettante motocarro.
Era una lotta anche di notte il tentare di difendersi dal freddo… la stufa si spegneva presto e i letti con trapunte e piumini ospitavano “la boule da l’acqua colda ” per dare un minimo tepore alle glaciali lenzuola.
A proposito di scaldini è interessante ricordare i diversi tipi e la loro evoluzione. C’erano “sculditt ” (scaldini) che contenevano brace ed altri invece acqua calda. Fogge e dimensioni erano diverse come differente era il materiale utilizzato; dal rame all’acciaio fino all’ arrivo della gomma che ancor oggi è in uso.
Un ricordo particolare va al tempo in cui si usava mettere nel letto “al pret ” (il prete). A scanso d’equivoci questo era solo un trabiccolo in legno che teneva alzate le coperte e nel quale veniva posto un contenitore con della brace. Il nome deriva dall’immagine che questo aggeggio dava al letto quando veniva utilizzato. Nell’immaginario popolare, sembrava vi fosse coricato un bel pretone panciuto o anche una corpulenta monaca dato che tale strumento veniva anche chiamato “la muniga ” (la monaca).
Métt in lécc la muniga ch’al fa frécc ” … tuonava il “risgiù ” (il capofamiglia) quando veniva l’ora d’ andare a letto.
 LINGUA : bén (bene)
La parola di questo mese, della quale cercheremo forme e utilizzo nel linguaggio dialettale, sembra  adattarsi  perfettamente al prossimo periodo natalizio in quanto proprio  l’Amore del “Dio con noi” ci  suggerisce sentimenti e opere di Bene e di Bontà.
El bén l’è semper bén – Al bén l’è sempar bén – Il bene è sempre bene
Andà bén – andare bene, star bene
Andà bén – andar bene per un abito, un conto, un’esperienza ecc.
Comprà, vend bén – comprare, vendere convenientemente
Bén daa – ben date (on scuffiòt bén daa – uno scapaccione ben dato)
Bén dì – ben betto (voreva bén di mì – volevo ben dire io)
Fà bén – far bene (te fee bén à dàgh minga àtrà – fai bene a non ascoltarlo)
Mangià, bev bén – mangiare, bere bene, cibi e bevande buone
Parlà bén – parlare bene, dire cose giuste
Pasaséla bén – vivere con qualche agiatezza
Cavaséla bén – uscire senza danno da qualcosa
Diportàss bén – comportarsi bene
Stà, sentiss bén – Stare bene in salute, a proprio agio, indossare bene
Stà bén cont quèidun – Star bene con qualcuno, vivere in armonia
Và bén – va bene, modo di acconsentire
La ghe stà bén – gli sta bene, ben gli sta
Vegnì su bén – venir su bene, crescere bene per una persona, una pianta
MODI DI DIRE – “Grass de ròst ”.
Con questo modo di dire, proseguono i riferimenti a questo periodo di feste e di pranzi. Anche una pietanza prelibata, come l’arrosto, ha la sua parte sgradevole, il grasso caldo e cotto risulta scivoloso e sgradito, da scartare, lo si sdegna.
L’epiteto di “grass de ròst” si affibbia quindi ai piantagrane, agli individui sgradevoli e difficili ma non cattivi, tanto che a volte lo si dice benevolmente anche di una persona per cui si nutre affetto.
 …E CHI LO SA?
Nello scorso mese la parola dialettale proposta per la ricerca dei diversi significati era: sgàrsorin – sgàrsurin
Ancora una volta il nostro affezionato e caro amico Carlo (Furbelli), che non finiamo di ringraziare,  ha voluto illuminarci con una approfondita ricerca e ci scrive:
Dai partiamo dal Cherubini (il vocabolario del 1843) che dà come significato: forosetta (stupendo!) giovinetta svelta e leggiadra.
Il Circolo Filologico Milanese (-ìtt. f. -ina, -inn) porta a ragazzetta spigliata o leggiadra. Dice anche che, probabilmente, deriva dal milanese sgàrza “ciuffo”.
Il bizzarro Cletto Arrighi nel suo dizionario fa riferimento all’uccelletto ragerino
Car el mé sgarzorin d’amor” ironico.
“L’é on sgarzorin!”- E’ una graziosa figurina (Di maschio non lo si dice più)
E anche lo Zingarelli 2016 alla voce sgarzolino dice: persona, specialmente giovane donna, vivace, avvenente e disinvolta – pensa alle calze nere… di una certa sgarzolina (D. Buzzati)
— anche come aggettivo… una serata sgarzolina.
E’ stato interessante vedere, anche su altri  vocabolari di milanese, oltre a quelli sopra menzionati, il significato della parola in questione:
F. Angiolini (vocabolario 1897) – sgàrzorin  è “chi sta dietro alle ragazze e le corteggia”  mentre sgàrzorina è una “ragazza vispa e leggiadra
G. Banfi (vocabolario 1870) – oltre a indicare sgàrzorin come “persona dalle forme delicate e gentili”, snocciola una serie  di nomi d’uccelletti riferiti a tale parola (Raperino, Crespolino, Verzellino, Verdolino ecc.) tra cui anche il nostro dialettale “Ravarin “ (Cardellino). Sempre da tale vocabolario si scopre che “Ravarin” deriverebbe da “rava” (rapa) perché sembra: “piacerli i semi delle rapa e de’ ravicci” (radicchio).
E …veniamo alla nuova proposta di ricerca.
La parola di questo mese è: “raspùsc ”  cosa sarà mai?
Cercate, chiedete alle nonne… è sempre interessante dare un senso alle nostre parole dialettali e magari rinverdire ricordi legati ad esse e… se Voi ci scrivete, noi pubblichiamo. Gli indirizzi sono quelli riportati a fondo pagina
Intanto per le prossime festività anticipiamo l’augurio di:bòn fèst a tucc …e poeù sa sintum
 DÀM A TRAA… Consigli
Per quanti fossero interessati a gustare la nostra parlata dialettale  e approfondire i dialetti del milanese:
RADIO MAGENTA – La Musica dal Dialet
https://soundcloud.com/radiomagenta/la-musica-del-dialetto
Carlo FURBELLI  -“Dialett dal Cason e oltar…” https://www.facebook.com/groups/dialetto.casonese
Per le vostre risposte, i vostri ricordi o gli interventi scrivete a:  https://www.facebook.com/magentanostra  o  info@magentanostra.it

(bibliografia: C.Beretta “A lezione di grammatica Milanese”- C.Comoletti “I mestee de Milan”- “Vocabolario Milanese-Italiano ”edizioni di G.Banfi – di F.Angiolini –  di F.Cherubini – WEB: Wikipedia – Accademia della Crusca – Canzon.Milan.it – Milano Free.it – www.sciroeu.it – foto Internet rielaborate e con autore sconosciuto)

 

 

Davide Cattaneo

Collaboratore di MAGENTA NOSTRA.
Membro del Consiglio della PRO LOCO MAGENTA.
Realizzatore, curatore e voce narrante della sezione "El canton del dialett".

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