Home » Dai nonni ai nipoti …alla ricerca delle parole perdute tra i “Fior de pèrsegh”” (video)

Dai nonni ai nipoti …alla ricerca delle parole perdute tra i “Fior de pèrsegh”” (video)

El canton del dialètt – Més de Aprìl 2025
Al canton dal dialètt – Més d’Aprìl 2025

(le parole in azzurro sono scritte con pronuncia in dialetto magentino)

“Fà el gir di sètt ges”
“Fà al gir di sètt ges”
 Fare il giro delle sette chiese

In questo mese celebreremo la S.Pasqua con i riti della Settimana Santa che si concludono con la Veglia Pasquale. E’ la notte in cui la Chiesa celebra la Resurrezione di Gesù il quale rinnova nei cristiani la gioia di una costante presenza e una promessa di vita nuova.
Questa però è solo una doverosa premessa al tema di questa puntata che, prendendo spunto dai riti pasquali, ci porta al citato modo di dire: “Fà el gir di sètt ges”
In un articolo, rintracciato sul web, mi sembra ben spiegato il significato menzionando altresì  una interessante localizzazione geografica delle sette chiese. Lo ripropongo, pertanto, integralmente:

“Anticamente quando “il Giorno dei Sepolcri” cadeva di giovedì, (oggi quel rito si celebra il venerdì santo) per chiedere perdono dei peccati e fare penitenza era in uso la preghiera recitata davanti al sepolcro ( “scuroeu ”  scurolo)  di sette diverse chiese. Nei paesi dove esisteva una sola chiesa si pregava girando sette volte attorno ad essa . In Milano le sette chiese con i capolavori sulla Passione  (del compianto) da visitare  potevano essere  nell’ordine :
Santa Maria delle Grazie, con il celebre Cenacolo di Leonardo custodito nel refettorio, e all’interno del santuario, la cappella di Santa Corona, con scene della Crocifissione , l’Ecce Homo e la Flagellazione di Gaudenzio Ferrari.
Santa Maria della Passione, con l’Ultima Cena del medesimo Ferrari ( una delle rarissime con la tavola per il lungo). In questa chiesa situata vicino al Conservatorio si usava pregare anche davanti alla bellissima Deposizione di Bernardino Luini.
San Maurizio al Monastero Maggiore dove, sempre il Luini, dipinse il volto dolce e rassegnato di Cristo legato alla colonna e deriso, con sberleffi e linguacce, da due brutti ceffi.
Sant’Eustorgio, dove su un capitello dipinto nel 1290 circa, c’è il sofferente Cristo patiens fra due angeli che lo consolano, oltre ad un Crocifisso su tavola del Duecento (una delle pochissime pitture su tavola).
San Marco, con l’affresco gotico della Crocifissione  contornata da Sant’Agostino e le pie donne.
Santa Maria presso San Satiro, le cui origini si fanno risalire all’876, dove si può ammirare il gruppo di 14 statue a grandezza naturale, in cotto policromo, della Pietà, chiamata anche “compianto sul Cristo morto“, di grande efficacia realistica e qualificata come opera tardoquattrocentesca, di Agostino De Fondulis (chiamato anche De Fondutis in seguito ad un’erronea lettura della firma).
San Fedele, dove Simone da Peterzano dipinse una Deposizione con una appassionata e struggente Maddalena dalla bellissima treccia bionda e il vasetto con la “mirra”  per ungere e imbalsamare il corpo del Crocifisso.
Questa antica tradizione religiosa ha dato poi luogo al detto : “Fà el gir di sètt ges ” riferito scherzosamente agli  ubriaconi che per motivi meno spirituali, usavano visitare, in una specie di processione, i luoghi consacrati al dio Bacco. Da qui  l’irriverente  espressione, tutta milanese, che paragona il sacro al profano.
Tratto da: El canton della Nonna Giuse- http://www.nonnagiuse.it/

MODI DI DI DIRE –  Te la doo mì la meneghina !
Te la do io la “meneghina” …e cosa sarà questa “meneghina” ? Di certo non è quella “torta” che assaggiamo al ristorante e che ha preso lo stesso nome.
E allora una cosa per volta, la prima: “meneghina” è il femminile di Meneghino (Meneghin in dialetto come diminutivo di Domenico – Menigh) cioè la maschera milanese dell’Arte  nata verso la fine del 1600 dalla penna di Carlo Maria Maggi. Alcune commedie con tale personaggio ne decretarono la notorietà, tanto da sostituire nel tempo il vecchio personaggio milanese del “Baltramm de Gagian “ (goffo e impacciato contadinotto di Gaggiano). Notevole contributo al successo di Meneghino venne dato anche da alcune composizioni di Carlo Porta tanto da imporsi nell’800, con la moglie “Cecca”, come maschera ufficiale del Carnevale Milanese e attribuire addirittura al dialetto milanese il nome di “meneghino” e agli abitanti di Milano il nome di  “meneghini”
La seconda considerazione affonda le radici nella storia. Dopo alterne vicende, nel 1162 il “Barbarossa” prese e distrusse Milano ma con la Lega Lombarda e la battaglia di Legnano nel 1176,  i milanesi “meneghini” si presero una bella rivincita dando una sonora “batosta” all’Imperatore… ed ecco il significato della nostra frase. Dare la “meneghina” significa dare una percossa forte e sonante, dare una bastonata, un carico di botte, una lezione, percuotere, picchiare… così come riportano i diversi dizionari di milanese.
VOCABOLARIO :  tirà – tirare

Ho trovato interessante vedere l’utilizzo e il significato di tale verbo in alcune espressioni  dialettali:
tirà ‘l còll  = tirare il collo,romperlo, slogarlo ; uccidere tirando il collo.
tirà i ténd = tirare le tende, chiuderle o aprirle
tirà on sàss = gettare a forza lontano
tirà piàtt, fin = tirar sottile, piano, fine di ferro o altro metallo
tirà de prèsi = tirare sul prezzo di una cosa che si compri
tirà indree = pagar meno o togliere
tirà foeùra = tirar fuori una cosa riposta o sborsare o spingere all’ira
tirà l’acqua al sò molìn = tirare l’acqua al suo mulino, avvantaggiarsi
tirà là góla = tirare la gola, avere desiderio
tirà = tirare di una stufa, di un camino, quando la cappa funziona bene
tirà vent = quando c’è vento o soffia un po’ forte
tirà, là = campare, vivere alla meglio
tirà àdree = stare accanto ma anche lanciare, trascinare
tirà sù = raccogliere, caricare meccanismi, educare, allevare, costruire, vomitare
tirà vìa = levare, portar via, togliere da una cosa.
tirà giò = abbassare una cosa o servirsi a tavola o copiare o levarsi
tirà indree = ritrarsi,disdire quel che si aveva promesso.
tirà in lungh = tirare in lungo, indugiare, procrastinare.
tirà driss = andare diritto
tirà el fiaa = riprendersi, alleggerirsi di un peso
tirà a cà = portare a casa, recuperare
tirà a man = entrare in discorso, addurre, mettere innanzi
tirà giò saracch = dire parolacce
tirà i ultim – essere alla fine, moribondo

…E CHI LO SA?

Anche nel mese scorso su Magenta Nostra (Facebook) le parole proposte: “scorlì” e “scorléra” – “scurlì” e “scurlèra”  hanno suscitato un buon interesse:
Tere Baroni Bastava un niente perchè alle calze di nylon di una volta “g’andeva giò una scurlera“…in realtà poteva anche salire dal piede.
Un incubo! Le calze erano costose e noi ragazze cercavamo di fermare la “scurlera” con la lacca per unghie trasparente.
Non so se fossi particolarmente maldestra o se fosse sf…ortuna ma io ho condotto delle vere lotte di resistenza “cunt i scurler” lotte dalle quali uscivo sempre sconfitta con grande …”gioia” di mia madre che
aggiungeva…” duma ti, ti rump insci a svelt, guarda i me“
Ornella Maltagliati: La mia aggiungeva sospirando :- E un oltar pari l’é andai! Ma sa ta ga fé a sti calsett? Era una lotta perenne… “i scurler di culzet ” partivano a rotaia. Vista la preziosità delle calze c’erano anche signore meravigliose “c’a tirean su i scurler...” le smagliature nelle calze di nylon. ! Io ne ho conosciuta una…
Ivana Garione: scurli scuotere e scurlera smagliatura di una calza
Alberta Filippini: Smagliatura! Mi ricordo
Tina Bellotto: “Scorli” scuotere scurlera era quella cosa che si formava quando si rompevano le calze di nylon una rottura insomma
Egidio Zarinelli: Scorlì, muovere la testa in senso di disappunto; scurléra, calze delle donne sfilacciate!!!
Oldani Luigia Emiliana: Smagliatura della calza di nylon

Gisella Garanzini: scuotere, una pianta un asciuga piatti ecc, e quando si tirava un filo nelle calze, si diceva ta ghe gio una scorlera, sa ta suta scurlì la piante da scirès ga ne su pu
Anche il nostro sollecito e amico-collaboratore Carlo (FURBELLI) ci ha mandato le sue puntuali e dotte osservazioni: 
scurlì – scuotere, scrollare dal latino excutulare, excutere – scuotere
scurlèra – smagliatura – fa andà giò i scorler in di calzett – deludere
e il nostro Cletto Arrighi nel 1896: scorlì el coo – scuotere la testa /el l’à scorlì – scosse la polvere al tale / scòrlì el sacchètt de la tombola – scoter le palline della tombola
Cerco scorlèra e non la trovo…. già, siamo nel 1896 e le calze di nylon aspettano ancora un po’ e allora mi viene in mente che la “s” di scorlèra può essere un prefisso intensivo, simile allo scancellare invece del semplice cancellare, insomma una forma più espressiva e popolare…. dunque cerco corlèra – maglia scappata (sic) che meraviglia!!!
toeu su o tirà su ona scorlèra
– ripigliare una maglia scappatae così pure anche il Cherubini.
Ah, la Crusca – l’Accademia intendo – dice che scancellare va bene – io l’ho sempre detto e scritto ma la mia maestra di scuola – sono del ’51 – non era convinta:
La scurlìva al có quand la ligéva!!!

Mi sembra che il tutto sia più che esauriente …e allora passiamo alla parole di questo mese che forse mettono alla prova le nostre più profonde conoscenze del dialetto. Vediamo chi si ricorda di frasi con: scànscia e scanscìn …sono vocaboli simili ma usati con senso diverso. Per mettervi sulla strada potrei dirvi che la radice di tali termini è presente in luoghi menzionati da un famoso romanzo manzoniano…
Fatemi sapere… aspetto le vostra frasi e le vostre intuizioni.
(continuando a ribadire: non preoccupatevi di come scrivere frasi e parole in dialetto, fatelo pure così come le pronunciate… qui non abbiamo professori!)
Ci vediamo con i vostri commenti anche sulla pagina facebook di Magenta Nostra!
Gli indirizzi sono sempre quelli riportati a fondo pagina.
…”Sa sintum!”
 Dam atrà a mi… Consigli

Per quanti fossero interessati a gustare la nostra parlata dialettale  e approfondire i dialetti del milanese:
RADIO MAGENTA – La Musica dal Dialet
https://soundcloud.com/radiomagenta/la-musica-del-dialetto
Carlo FURBELLI  -“Dialett dal Cason e oltar…” https://www.facebook.com/groups/dialetto.casonese

Per le vostre risposte, i vostri ricordi o gli interventi scrivete a:  https://www.facebook.com/magentanostra o info@magentanostra.it

(bibliografia: C.Beretta “A lezione di grammatica Milanese”- C.Comoletti “I mestee de Milan”- “Vocabolario Milanese-Italiano”edizioni di G.Banfi – di F.Angiolini –  di F.Cherubini – WEB: Wikipedia – Accademia della Crusca – Canzon.Milan.it – Milano Free.it – www.sciroeu.it – foto Internet rielaborate e con autore sconosciuto)

Davide Cattaneo

Collaboratore di MAGENTA NOSTRA.
Membro del Consiglio della PRO LOCO MAGENTA.
Realizzatore, curatore e voce narrante della sezione "El canton del dialett".

Storico Articoli

Archivi

Seguici