El canton del dialètt – Més de Giùgn 2026
Al cantòn dal dialètt – Més da Giùgn 2026
(le parole in azzurro sono scritte con pronuncia in dialetto magentino)
“Òmen” disen i donn “el ven el giugn! ”
Catta la segra, prest, e streng el pugn!
Se a San Vit el pioeuv o a San Modest,
l’é pesg cent voeult quest’acqua che i tempest!
Barbotta nò; i rob van come van,
e ven la festa granda: San Giovann!
“Uomini” dicono le donne “viene giugno! “
raccogli la segale, presto, e stringi il pugno!
Se a San Vito piove o a San Modesto,
é peggio cento volte quest’acqua che le tempeste!
Non borbottare, le cose vanno come vanno,
e viene la festa grande: San Giovanni!
Così viene presentato il mese in un brano tratto dalla poesia “Giugno” di Amalia GOLA-SOLA. Un insieme di situazioni e proverbi che danno colore a questo mese in cui iniziano le mietiture e dove le piogge di questo periodo (San Vito, San Modesto, Santa Crescenzia, tutti attorno al 15 Giugno) possono danneggiare il lavoro e il raccolto di una stagione.
Comunque vada, finisce la Primavera e con il “solstizio” si entra nel periodo estivo che, un tempo, era celebrato con la grande festa di San Giovanni (24 Giugno).
Il nome “Giugno” deriva dal latino Iunius, probabile riduzione del termine Iunonius col significato di “sacro a Giunone”.
Il nome del mese a noi richiama subito invece: “ Il Giugno Magentino”.
E’ il mese di tutte quelle Manifestazioni, diverse e variate nel tempo, effettuate per celebrare la ricorrenza della Battaglia legata al nome della nostra città.
Anche quest’anno avremo un nutrito programma di eventi tesi a valorizzare nel territorio, cultura, tradizioni, turismo e storia.
Con una rinnovata Rievocazione Storica ripercorreremo gli avvenimenti tragici e gloriosi di un tempo dove guerra e pace si intrecciano e parlano anche al nostro tempo. Dovremmo imparare dalla storia il senso di una Libertà da contrapporre all’ingiustizia e cercare un Dialogo da opporre alla violenza per “una Pace disarmata e disarmante” (Papa Leone XIV) da contrapporre all’inutilità e alle tragiche sofferenze delle guerre.
Termino, come d’uso in questo mese, con qualche ricordo legato alla Battaglia di Magenta. Oggi parleremo di un “fido amico del Generale Espinasse”.
Il Generale Charles-Marie-Esprit ESPINASSE partecipò alla battaglia come comandante della 2ª Divisione del II Corpo d’Armata.
Nella via oggi dedicata al suo nome, all’altezza del caseggiato, ora in demolizione, dove c’era il bar-tabacchi “dal Cadinìn” c’è una lapide che ricorda la sua morte, avvenuta proprio il 4 Giugno… ma non lì.
Il generale morì invece alla testa dei suoi soldati durante il sanguinoso assalto a Casa Giacobbe.
Il valoroso ufficiale aveva portato con sé dalla Francia un cane, che gli fu vicino durante tutto lo svolgersi della battaglia. A seguito della morte del padrone, non fu possibile allontanare l’animale dalla salma e quando quest’ultima venne portata in Francia, alcuni raccontano che il cane rimase lì, sul luogo dove il generale fu colpito, fino a lasciarsi morire.
Altre versioni raccontano che il cane venne, per così dire, adottato dai magentini a ricordo della battaglia e dell’eroico suo padrone.
Anche gli animali a volte, sembrano insegnarci comportamenti…”mentre il legame tra esseri umani richiede conferme e spesso evolve nel tempo, la fedeltà di un cane è una presenza costante. Non è mai soggetta a cambiamenti d’umore, né alle insicurezze che spesso caratterizzano le relazioni umane.”
Alcune notizie sono tratte da Internet Wikipedia
MODI DI DI DIRE – “ Se hinn nò frasch hinn föj “
“ Se non sono frasche sono foglie”
Con il nostro dialetto diamo un significato simile a “frasch” (frasche) e a “föj” (foglie). Il che giustifica questo modo di dire intendendo l’evitare giri di parole o indicando cose e situazioni che, con termini diversi, hanno lo stesso senso.
Così come usiamo dire: “Se l’è minga suppa l’è pan bagnàa” “Se non è zuppa è pan bagnato”.
Scorrendo però un vocabolario di italiano, la differenza tra le due parole diventa chiara: le foglie sono i singoli organi della pianta deputati alla fotosintesi mentre frasche sono i piccoli rami o ramoscelli che contengono e a cui sono attaccate le foglie. Comunque, a chi pronunciava questi proverbi, la differenza poco importava rispetto all’immagine e all’immediatezza del senso che nostri modi di dire rappresentavano nei confronti dell’interlocutore…
…E CHI LO SA?
Anche la “cunegrina” del mese scorso, tranne qualche caso sporadico (erano forse i più giovani), è stata facilmente riconosciuta. In particolare poi è piaciuta la descrizione fatta da: Ornella MALTAGLIATI
Cunegrina…la candeggina di una volta. La vendeva lo zio Gino strascè . La conservava in vasche da cui emanava un odore acuto. In casa mia la candeggina è sempre stata chiamata cunegrina e veniva consigliata per lavaggi robusti ” brustia e cunegrina par lavà via al croc“ (N.d.R. – spazzola e candeggina per pulire lo sporco) minacciavano le rigjure ai marmocchi impolverati dai giochi.
Sempre di grande interesse e precisione le note del nostro caro amico Carlo (FURBELLI) che ci scrive:
E’ l’ipoclorito di sodio, il sale di sodio dell’acido ipocloroso con formula chimica NaClO. E’ usata anche come principale irrigante endocanalare in endodonzia. (sic)
Conosciuta anche come nettorina, acquetta, neveina, bucatina, acqua di Labarraque, acqua di Javet.
Insomma è la candeggina che chiamiamo pure varechina, amuchina (dal greco) “senza graffio, senza ferita”.
Il nome è sconosciuto nei vocabolari “milanese puro” ma è molto diffuso in Val d’Aosta, Liguria, Canton Ticino, Piemonte e Lombardia dalle nostre parti.
L’etimologia è incerta, forse da co negher – testa nera – il teschio che veniva raffigurato sui contenitori oppure da con egro – agro dal tipico odore.
Ed anche dal francese “egri” -inasprire.
Il mio primo impatto con la cunegrina. Ne avevo necessità e ho acquistato un flacone; per comodità l’ho poi appoggiato sotto il sedile dell’auto lato guidatore. Bene, probabilmente il contenitore era difettoso. A casa ho sentito il “profumo” e ammirato il colore sbiancato delle calze, dei pantaloni e delle scarpe. Oibò
Ringraziamo Carlo per la gustosa descrizione della sua “cunegrina” e veniamo subito alla parola da ricercare in questo mese prima della pausa estiva: “méda”
Anche questa non è difficile, vi chiederei però, come fosse quasi un gioco pre-estivo, di formulare qualche frase in dialetto che contenga tale parola… vogliamo provarci?
Grazie in anticipo. Gli indirizzi sono sempre quelli riportati a fondo pagina.
…”Sa sintum!”
Dàmm a trà… Consigli
Per quanti fossero interessati a gustare la nostra parlata dialettale e approfondire i dialetti del milanese:
RADIO MAGENTA – La Musica dal Dialet
https://soundcloud.com/radiomagenta/la-musica-del-dialetto
Carlo FURBELLI -“Dialett dal Cason e oltar…” https://www.facebook.com/groups/dialetto.casonese
Per le vostre risposte, i vostri ricordi o gli interventi scrivete a: https://www.facebook.com/magentanostra o info@magentanostra.it
(bibliografia: C.Beretta “A lezione di grammatica Milanese”- C.Comoletti “I mestee de Milan”- “Vocabolario Milanese-Italiano”edizioni di G.Banfi – di F.Angiolini – di F.Cherubini – di C.Arrighi WEB: Wikipedia – Accademia della Crusca – Canzon.Milan.it – Milano Free.it – www.sciroeu.it – foto Internet rielaborate e con autore sconosciuto)










