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Il lascito Fornaroli (testo e podcast)

Testo di Alessandro Colombo pubblicato su MAGENTA NOSTRA n. 6 luglio/agosto 2003

Nella Magenta di fine Ottocento, in cui la possibilità di concretizzare progetti e migliorie sociali si scontrava con la cronica carenza di risorse finanziarie, ebbe un ruolo di primaria importanza l’intervento privato, in tutte le sue forme. 
Tra le elargizioni a scopo benefico, la più ingente fu quella disposta da Giuseppe Fornaroli a favore dell’ospedale e dell’asilo locali; grazie alla somma lasciata dal primo grande benefattore della storia magentina, entrambe le strutture poterono superare la situazione di difficoltà, se non di stallo, in cui si erano trovate all’indomani della loro fondazione
Giuseppe Fornaroli era nato nel 1815; il padre, Paolo Gaspare era dispensiere di generi di privativa con bottega sotto i portici, ed apparteneva al ramo meno florido della famiglia Fornaroli. 
Di umili natali, Giuseppe seppe tuttavia conquistarsi abilmente fama e ricchezza grazie ad un’indole sempre irrequieta, ad un grande spirito di iniziativa e alla continua ricerca di nuove ambiti in cui affermarsi; impiegato di posta definito “stravagante” dal locale commissariato di Polizia, seppe collocarsi nella buona società magentina grazie al matrimonio con Teresa Monti de Lyon, di nobile e antica famiglia. 
A partire dal 1850, quando cominciò ad amministrare gli esigui beni lasciatigli in eredità dal nonno Vincenzo, Giuseppe Fornaroli attuò una serie di fortunate operazioni di compravendita che gli consentirono di accumulare un discreto capitale, investendone buona parte, con rendite assai lucrose, in azioni carbonifere. 
Scelse così, per meglio seguire i suoi affari, di spostare la sua residenza a Milano, rimanendo tuttavia legato a Magenta attraverso i banchi del Consiglio comunale, cui partecipò con continuità fino agli ultimi anni di vita: le sedute del Consiglio erano per lui un vero e proprio ritorno a casa, visto che gli uffici amministrativi e la sala di riunione erano ospitati nella sua casa magentina. 
Le sue prime disposizioni testamentarie tuttavia sembrarono dimenticare il legame con Magenta; non avendo né figli né nipoti, il Fornaroli aveva stabilito di lasciare tutto il suo patrimonio all’Ospedale Maggiore di Milano. 
E così probabilmente sarebbe stato, se non fosse intervenuto in modo autorevole un altro personaggio cui Magenta deve molto per quello che fece e per quanto intraprese affinché altri facessero: don Cesare Tragella. Egli, grazie all’amicizia con il Fornaroli e all’autorità morale garantitagli dal suo ruolo, seppe convincere il testatore a rivedere le sue volontà dirottando verso Magenta la quasi totalità del suo patrimonio. Non fu – come scrivono Natalia Tunesi e Carlo Morani, dalla cui opera “Le stagioni di un prete” traggo le notizie che seguono – un’impresa agevole, quella intentata dall’energico prete magentino, soprattutto perché il vegliare sulle intenzioni del ricco galantuomo costringeva il Tragella a frequentarlo sempre più assiduamente, e a condividerne le “niente simpatiche licenze ed abitudini“. 
Fu un vero e proprio assedio, condito tanto di minacce di rottura dell’amicizia quanto di lusinghe, poiché il Tragella cercò di convincere il Fornaroli con la prospettiva di legare il suo nome a istituzioni magentine che ne avrebbero immortalato la memoria. “Mi sorbivo il Goulinett (così era soprannominato il Fornaroli) nella speranza – confessava don Tragella – dei benefici che potevano venirne all’amato popolo magentino da quella mia pazienza e dalle sue ricchezze“. 
L’opera di convincimento ebbe buon esito e, rimediando a quella che il Tragella aveva chiamato sconvenievolissima manifestazione di disamore verso i propri concittadini“, il Fornaroli prima accondiscese alle energiche argomentazioni del Tragella, nominandolo addirittura erede universale, poi, di fronte al giusto rifiuto del parroco, ritoccando definitivamente nel 1892 le sue ultime volontà: nel nuovo testamento olografo designò quali eredi universali l’ospedale comunale e l’asilo infantile di Magenta, con la clausola che essi avrebbero portato il suo nome; tra gli esecutori testamentari, incaricati di curare la corretta destinazione del lascito, assegnò un ruolo primario all’amico don Tragella, che così finalmente poteva vedere concretizzato il suo proposito di beneficare i magentini attraverso il potenziamento delle due indispensabili strutture assistenziali. 
Il Fornaroli morì nel 1896 all’età di 81 anni: con il suo ingente capitale l’ospedale e l’asilo iniziarono una fase nuova, tormentata ma sicuramente prospera, di una storia che dura ancora oggi.

Sulla figura di Giuseppe Fornaroli: Arriva l’Ufficio Postale, I primi anni dell’Ufficio Postale e L’impiegato di Posta Giuseppe Fornaroli.

Laura Invernizzi

Membro del Consiglio della PRO LOCO MAGENTA
Giornalista, realizzatrice e voce narrante della sezione "Podcast"

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