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La frazione di Pontenuovo e la Posta Cavalli – 3 parte (testo e podcast)

Testo di Alessandro Colombo pubblicato su MAGENTA NOSTRA n. 2 marzo 2002

Si diceva nel precedente articolo (prima parte qui), delle accuse di interesse privato rivolte dagli amministratori magentini alle autorità austriache.
Particolarmente interessante per comprendere quale fosse l’opinione dei lombardi nei confronti dei funzionari asburgici è la lettera del maggio 1848 a firma dei fratelli Marinoni, ovvero di coloro che, titolari della Posta Cavalli magentina, si rivolsero “oltre modo dolenti” al Governo Provvisorio per poter continuare l’esercizio in Magenta piuttosto che a Pontenuovo: “L’ex direttore delle poste Boecking voleva spostare la stazione senza un ragionevole motivo, anzi a dispetto di tanti titoli che patentemente provano la convenienza di mantenerla costantemente in Magenta; la Deputazione comunale fece sapere come il trasferimento si presentasse disconveniente e dannoso, ma l’ostinata insistenza di quel direttore nel suo proposito (siccome era tedesco) indisse l’ex governo ad indire l’asta col vincolo del trasporto ideato. Il Viceré, cui fu mandata una supplica, dichiarò dover stare ferma la Posta in Magenta, salvo l’approvazione di Vienna, perché tutto di là doveva venire. Il Boecking volle ugualmente addivenire all’appalto ma, grazie a Dio, oramai è troppo tardi“.
II Governo Provvisorio, come già detto, si mosse invece nel solco già tracciato dagli austriaci; furono anzi questi ultimi che, quando nell’agosto rientrarono in Milano, diedero ai Marinoni la soddisfazione di vedersi rinnovato il contratto per un altro anno.
In attesa di attivare le procedure per una nuova asta, la direzione postale volle acquisire informazioni su coloro che avevano partecipato alla precedente gara d’appalto, per individuare eventuali soggetti politicamente poco graditi; ed ecco allora il rapporto di polizia sul milanese Pietro Polli, ovvero colui che qualche mese prima non aveva avuto remore a dichiararsi fervente patriota, compromettendosi così rispetto alla nuova situazione: “Già albergatore al Pontenuovo ed ora spedizioniere nella medesima località, quantunque non lo si possa dire di condotta politica assolutamente cattiva, lascia però alquanto dubitosi sul lato dell’onestà; egli è impetuoso, di carattere facile agli alterchi, e gli individui che gli prestano la propria servitù per la maggior parte si lagnano di non venire soddisfatti che difficilmente e male. La voce pubblica poi designa il Polli come dedito a speculazioni di contrabbando, essendo d’altronde in circostanze economiche piuttosto sbilanciate; non pare per niente adattato ad essere Maestro di Posta, e perché il Polli abbia deciso di abbracciare la nuova professione di speditore, cedendo l’esercizio di osteria, non si saprebbe positivamente spiegare: certo l’attività di Maestro di Posta potrebbe per avventura aprire un sicuro adito ai di lui raggiri“.
II 1849 fu per la zona del Milanese un anno di forzata convivenza con le truppe austriache, che andavano ripristinando l’ordine e l’autorità che nell’anno precedente era stata messa fortemente in discussione.
Le corse postali subirono sospensioni e rallentamenti, e da parte dei Maestri di Posta si moltiplicarono le lamentele per le requisizioni di cavalli “violentati a fare un servigio che loro non spetta” dalle Deputazioni comunali, che si servirono dei cavalli dei privati ad uso di Fospan, cioè assolvere alle richieste fatte ad uso militare. I Marinoni furono costretti frequentemente a mettere a disposizione le loro scuderie, tra l’altro ben fornite poiché gestivano anche una “giornaliera celerifera” per Milano (una corsa diretta) e possedevano anche cavalli da lavoro per le tenute agricole della Vallata. Il traffico postale risentì pesantemente delle “combustioni politiche quasi europee che tengono per certo passivi tutti i contratti“, così che, nelle mutate condizioni, le autorità politiche, prima ancora di quelle postali, decisero di congelare il progetto della stazione postale di Pontenuovo, e il 7 maggio del 1849 fu il feldmaresciallo Radetzky in persona a rinnovare l’incarico novennale di Maestro di Posta ai fratelli Marinoni, che tuttavia dovettero accettare un consistente aumento del canone.
Per l’occasione avviarono una serie di migliorie, rinnovando tra l’altro anche i serramenti, allo stabile che ospitava la stazione postale, dove era esercitata anche l’Osteria Granda, “la principale locanda di Magenta, alquanto frequentata“. Negli anni successivi una grande novità mutò in maniera radicale i termini della questione: vennero avviati i lavori per la strada ferrata, ed i due tronchi in partenza da Milano a da Novara cominciarono ad essere utilizzati anche prima che avvenisse, nell’ottobre 1858, il congiungimento della linea ferroviaria.
Nell’estate del 1857 venne completata la tratta da Novara a San Martino di Trecate, e venne di conseguenza rivoluzionato il sistema di trasporto di persone e merci tra Novara e il capoluogo lombardo.
I fratelli Marinoni indirizzarono così una supplica al Ministero delle Poste di Vienna, chiedendo di poter ridurre il numero dei cavalli di stanza e di avere un rimborso sui minori introiti, e per questo certificando la diminuzione dei viaggiatori privati da e verso Novara, che dagli abituali circa 700 al mese si erano ridotti a 26 in novembre e addirittura solamente ad 8 nel dicembre del 1857. I viaggiatori infatti approfittavano del tronco da Novara a San Martino e viceversa, utilizzando poi vetture private per il residuo cammino da San Martino a Milano, “vetture che per essere quel tratto di strada non troppo lungo, fanno un servizio diretto, a tutto danno delle stazioni postali di Magenta e San Pietro“.
Anche per la regia Malleposte si stava avvicinando il giorno dell’addio; dapprima ridotta da Magenta a San Martino, in concomitanza con l’apertura della stazione ferroviaria, il servizio pubblico di trasporto con cavalli venne soppresso a seguito del congiungimento della linea ferroviaria, e la stazione postale dell’Osteria Granda cessò la sua attività col finire dell’anno 1858, “non essendoci strade laterali d’importanza che si diramano da Magenta“.
I Marinoni stessi acconsentirono alla soppressione della stazione, “fatto riflesso che, congiunta la ferrovia Magenta-Novara, è sicuro che passeranno delle settimane senza vedere un viaggiatore in posta, per cui si dovrebbero mantenere quattro cavalli e due uomini per riavere neanche da mantenere un cavallo, fatto poi riflesso che nella località di Magenta i cavalli non possono servire per uso di campagna, per essere tutti terreni asciutti”.
Si chiuse così, sull’onda dell’avanzante progresso, una vicenda che come poche altre aveva scaldato gli animi dei magentini, tanto da arrivare a coinvolgere attori di primo piano sullo scenario di un periodo storico che stava ormai per tramontare.

 

Laura Invernizzi

Membro del Consiglio della PRO LOCO MAGENTA
Giornalista, realizzatrice e voce narrante della sezione "Podcast"

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