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La scuola a Magenta 165 anni fa (testo e podcast)

Testo di Alessandro Colombo pubblicato su Magenta Nostra n. 8 ottobre 2011

Si è già avuto modo di dire negli ultimi interventi (settembre e ottobre) di come le difficili condizioni finanziarie del Comune, all’indomani della battaglia del 1859, avessero reso poco entusiastica l’adesione della classe dirigente magentina al nuovo ordine politico che ebbe nel 1861 la sua definizione formale. I danni di guerra non rimborsati né all’Amministrazione municipale né ai privati pesavano in maniera consistente sul bilancio comunale, tanto da costringere gli amministratori ad aumentare la pressione fiscale sulla proprietà fondiaria, decisione che certo non favorì il patriottismo dei magentini.
Di contro, l’estensione a Regno d’Italia della legislazione piemontese costringeva ad adeguare l’erogazione di servizi a degli standard non facilmente raggiungibili in una situazione di scarsità di risorse. Per quanto riguarda il territorio dell’ex Lombardo-Veneto, l’impatto con la nuova normativa non fu particolarmente pesante, poiché il governo austriaco era stato molto attento a mettere le amministrazioni locali nelle migliori condizioni per fornire alla popolazione ciò di cui aveva bisogno, in particolare nel campo dell’assistenza e dell’istruzione. 
A Magenta già dal 1846 era in vigore un capitolato che disciplinava l’assistenza medica, gratuita per chi non fosse “dotato di altri mezzi fuori da quelli necessari alla sussistenza propria e della famiglia”, collocazione sociale che comprendeva la maggior parte dei residenti. L’obbligo imposto nel 1860 per l’istituzione dei medici condotti quindi non fece altro che confermare una situazione già vigente. Per quanto riguarda l’istruzione pubblica, dal 1855 era funzionante in Magenta una scuola comunale dotata di quattro classi elementari, due femminili e due maschili, con rispettivi maestri e maestre che, nel caso delle classi femminili, erano tenute ad associare all’alfabetizzazione di base anche le nozioni indispensabili per lo svolgimento dei “lavori femminili”. 
La legge Casati del 13 novembre 1859, entrata in vigore nel 1860 ed estesa a tutto il Regno, si propose di mettere ordine in un settore che vedeva enormi differenze a livello locale, coll’intenzione di uniformare il sistema dell’istruzione e di intervenire in modo deciso sul tasso di analfabetismo che, secondo i dati del censimento 1861, toccava il 74% della popolazione maschile e l’84 % di quella femminile. 
A Magenta, come nella maggior parte dei comuni di simile grandezza, cioè con più di 4000 abitanti, l’impatto della legge Casati fu piuttosto consistente, poiché venne introdotto l’obbligo di un secondo biennio di scuole elementari, ovvero di un ciclo superiore che desse prosecuzione al biennio di prima alfabetizzazione. Il tutto, come già detto, in una situazione di forte indebitamento del Comune. 
Per di più la legge imponeva un adeguamento degli stipendi dei maestri e dettava regole precise rispetto alla dotazione di arredi e strumenti cui ogni scuola doveva provvedere. In una relazione del maggio 1862, finalizzata ad ottenere dal Governo un sussidio per l’Istruzione pubblica, la Giunta Municipale magentina sintetizzò in questo modo gli interventi effettuati: “Promulgatasi la nuova legge, nulla si omise per quanto le circostanze economiche delle sgraziato Comune lo  permettessero, di concerto con il Regio Ispettore del Circondario, per promuovere l’istruzione primaria conforme ai bisogni del borgo, e nell’anno scolastico 1859-60 si pensò col fondo comunale alle provviste di arredi voluti dal nuovo sistema, e di quant’altro occorreva. Soddisfacenti risultati si ebbero negli esami finali del 1860, mercé l’attività adoperata dai maestri insegnati, ma l’eccessivo numero degli alunni componenti le classi inferiori, massime nella stagione invernale, portò la necessità di provvedersi con un assistente in ambedue le scuole [maschile e femminile] suddividendo le prime classi in grado inferiore, o scuola preparatoria, e grado superiore, dove gli alunni e le alunne potessero ricevere la regolare istruzione per passare alla classe seconda, e ciò al fine di raggiungere lo scopo richiesto dalla numerosa popolazione del borgo, eminentemente agricolo”. 
Ma le risorse mancavano, e si chiese ai maestri, ottenendone il consenso, di “accontentarsi per l’anno scolastico 1860-61, in via del tutto provvisoria, del soldo [stipendio] già in corso, inferiore a quello portato dalla nuova legge, con promessa che il Municipio si sarebbe interposto per ottenere dal Governo un maggior assegno a loro favore, in considerazione delle eccezionali circostanze in cui si trovava il Comune. 
La richiesta venne inoltrata nel gennaio 1861, ma dopo un anno e mezzo ancora giaceva senza risposta, in linea d’altronde con tutte le altre richieste di sussidio straordinario inoltrate in quei mesi alle superiori autorità. Maggiori particolari sui cambiamenti intervenuti con l’anno scolastico che ebbe inizio il 15 ottobre 1860 si ricavano dal verbale della riunione di Giunta tenutasi il 16 novembre 1860, alla presenza dell’Ispettore Scolastico prof. Vincenzo De Castro e del prevosto Carlo Giardini, nella sua funzione di “altro dei sovrintendenti municipali per le scuole”.
L’Ispettore propose di raggruppare sotto un unico docente le classi terza e quarta, di nuova istituzione, assegnandole ai maestri che dalla classe seconda sarebbero passati, avendo le competenze, al grado superiore; promise poi di “interporre i suoi buoni uffici affinché questa proposta venisse assecondata dal Consiglio Provinciale, in considerazione delle circostanze eccezionali in cui versa il borgo”. L’Ispettore lodò poi la solerzia della Giunta nel provvedere le scuole degli arredi necessari, “specialmente del nuovo bancario delle scuole femminili”, ma raccomandò nel contempo il rispetto delle indicazioni del nuovo regolamento rispetto agli oggetti di cui doveva essere dotata la scuola. 
Da ultimo abilitò formalmente il corpo insegnate nell’esercizio delle sue funzioni, mostrandosi soddisfatto tanto della visita e degli esami tenuti nell’anno scolastico passato, tanto per lo zelo e per il profitto dimostrato nell’assistere alle sue conferenze magistrali [i corsi di aggiornamento di 165 anni fa]. 
Vediamo quindi chi erano questi maestri che possiamo giustamente considerare pionieri dell’istruzione pubblica a Magenta: ai sotto-maestri Saronni Rodolfo e Formenti Angiola erano affidate le due classi prime, ai maestri Lattuada Agostino e Pagani Francesco le classi superiori maschili, mentre alle maestre Materna Vicario Marietta e Valisi Paola le classi superiori femminili.

Immagine di copertina: Il dettato – Demetrio Cosola

Laura Invernizzi

Membro del Consiglio della PRO LOCO MAGENTA
Giornalista, realizzatrice e voce narrante della sezione "Podcast"

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