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L’eredità di Ludovico il Moro: cronaca di una mattinata splendente

Milano 18 Aprile 2026
È stata una mattinata splendente: di sole (con cielo azzurro e un caldo…estivo) e di immagini. Prima Santa Maria delle Grazie con la sua duplice natura tardo gotica nelle navate (posa della prima pietra nel 1463 sotto la guida dell’arch. Guiniforte Solari, ingegnere capo del duomo, per intenderci) e pienamente rinascimentale nel tamburo e nella cupola totalmente abbattuto e rifatto a partire dal 1492 -ad appena dieci anni dal completamento della chiesa- per volere di Ludovico il Moro che intendeva fare della chiesa il suo mausoleo sepolcrale.
Le cose poi non andarono come il duca sperava: nel 1499 fu fatto prigioniero da truppe francesi e trasferito in Francia dove morì nel 1508. La cupola ed il tamburo della ‘sua’ chiesa sbalordirono i milanesi che mai avevano visto un’opera di tale impronta (fiorentina, di ispirazione brunelleschiana) che il grande architetto Donato Bramante aveva posto sotto i loro occhi introducendo così il Rinascimento a Milano.

Seconda tappa (e sul percorso un colpo d’occhio a Palazzo Litta di corso Magenta splendido esempio tra (i pochi) palazzi in stile barocco a Milano. Di fronte a Palazzo Litta (arch.Fancesco Maria Richini, seconda metà del 1600) l’austera ma pienamente rinascimentale facciata di San Maurizio al Monastero Maggiore (arch. Giacomo Dolcebuono che ha edificato, nei primi anni del 1500, su precedenti insediamenti religiosi).

Chiesa avente una struttura bipartita: la prima parte dedicata ai fedeli comuni; la seconda parte -ancora più vasta- è quella riservata alle monache di clausura (il monastero era il più grande monastero femminile di Milano in cui ‘venivano monacate’, spesso a forza -ricordate la ‘Monaca di Monza’ di manzoniana memoria- le figlie ‘cadette’ della nobiltà milanesi). Poi Napoleone demolì il chiostro maggiore per problemi di viabilità e i bombardamenti della seconda guerra mondiale quelli che ora occupa il Museo Archeologico. Per fortuna è rimasta la chiesa; gioiello che racchiude un ciclo di affreschi di scuola leonardesca e in buona misura di mano di Bernardino Luini, il pittore più apprezzato e richiesto della sua epoca.

Nel tempo poi, ovviamente con l’intervento di altri pittori tra cui anche i figli del Luini, tutte le pareti, nessun centimetro quadrato escluso, è stato riempito di decorazioni, comprese le vele del soffitto, affrescate come quello del Duomo di Milano. Sbalorditivo!
E infatti ‘estasiati’ è l’aggettivo che meglio descrive i volti dei presenti, incantati dalle narrazioni della guida Monia Aldieri che -come sempre- ha saputo destare e tener vivo l’interesse dei partecipanti.

Per Sergio Cattaneo, vice-presidente della Pro loco Magenta, una grande soddisfazione che ripaga per tutto il lavoro svolto. Lavoro che ha ottenuto un successo pieno col ‘sold out’ per ogni visita (e c’è già una lista d’attesa per ripeterla) e l’aula di casa Giacobbe strapiena agli incontri preparatori.
Bravo Sergio, avanti così

Oliviero Trezzi

Membro del Consiglio PRO LOCO
Direttore di MAGENTA NOSTRA.

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