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L’impiegato di Posta Giuseppe Fornaroli (testo e podcast)

Testo di Alessandro Colombo pubblicato su MAGENTA NOSTRA n. 6 luglio/agosto 1999

Giunto venticinquenne nel 1840 a ricoprire l’ambito incarico di impiegato postale, Giuseppe Fornaroli rivelò ben presto i segni di un’indole poco adatta alla disciplina richiesta da un impiego statale.
Già definito “stravagante” nella relazione che il Commissariato di Polizia di Magenta aveva consegnato alle autorità postali prima dell’assunzione, il Fornaroli col passare dei mesi confermò la sua difficoltà nei mantenere la puntualità che l’Ufficio Postale richiedeva. 
Non è difficile intuire quanto il personaggio si sentisse stretto e sacrificato nel monotono lavoro di commesso postale, tant’è vero che spesso al banco nel locale sotto i portici le sue mansioni erano svolte da qualche “supplente”, più o meno istruito sul da farsi. 
Dal 1844, come visto nel precedente articolo, cominciarono a moltiplicarsi le lagnanze sia degli utenti che dei colleghi di lavoro degli uffici postali limitrofi. Doverosa quindi, da parte della direzione postale Lombardo-Veneta, fu la decisione di chiedere un’ispezione al locale Commissariato di Polizia, sembrando il Fornaroli “un poco trascurato nelle sue occupazioni d’ufficio”. Ecco il ragguaglio della Polizia: “Rispetto al carattere non si saprebbe criticare se non forte distrazione, soverchia presuntuosità e tendenza a darsi nella sua posizione un’importanza magistratuale, a segno di avere più volte nel suo ufficio persone con lui in relazione, od almeno conosciutissime, di vederle ed anche di parlare con esse nel suo locale, o al caffè presso il medesimo od altrove, senza degnarsi di renderle avvertite, se non gliene domandino espressamente. Alcuni attribuiscono un tale contegno alla difettosa sua memoria ed altri all’avidità dei tre centesimi che ne raccoglie per piego che fa presentare in paese“. 
In altre parole, forse per distrazione, forse per un innato senso di superiorità rispetto agli altri, o forse esclusivamente per interesse, spesso non faceva mostra di riconoscere molte persone che invece conosceva benissimo; alcuni imputavano ciò alla sua superbia, ritenendo che non volesse abbassarsi al livello di chi non godeva di una posizione sociale pari alla sua, altri alla sua avidità poiché, se avesse riferito alle persone che conosceva di avere in ufficio posta per loro, avrebbe perso i tre centesimi di tariffa che invece riscuoteva nella consegna a domicilio degli effetti postali. Continuava la relazione della Polizia: “Oltre a ciò, tacendo la conosciuta vivacità e propensione del commesso di fare frequenti sfuggite dal suo posto per gli affari privati cui deve attendere (sono diversi, e specialmente quelli riguardanti la fabbricazione ed il commercio di vino ed acquavite, attività avviata dal padre), poiché in sua assenza non si attende alle incombenze postali che dalla di lui sorella e madre, e queste non sono sempre sufficientemente istruite, non sanno o non si ricordano di informarlo al suo ritorno di quanto avvenuto, […] il Fornaroli solo dopo diversi giorni o settimane si ricorda o si risolve di spedire i pieghi (lettere e pacchi], quando invece dovrebbe farlo appena a lui giunti, onde non defraudare alla parte la tassa di porto, o cagionare alle volte gravissimi danni per aver ritardato; giacché altrimenti si dovrebbe supporre, come pubblicamente si ritiene, che si lasci determinare al pubblico servizio solo dal timore di perdere gli emolumenti che gliene risultano“. 
Soprattutto questa osservazione, contraria allo spirito zelante del buon impiegato statale asburgico, famoso nel tempo, spinse la direzione postale di Verona ad agire nella direzione della revoca dell’incarico al Fornaroli. Il rischio concreto della destituzione fece muovere in prima persona il Commissario di Polizia di Magenta. Siamo alla vigilia del ’48, e non erano anni facili per i funzionari austriaci a diretto contatto con le realtà locali: se dalla lontana Verona poteva sembrare di ordinaria amministrazione destituire un impiegato postale poco zelante, a Magenta era più opportuno cercare la mediazione, perché pochi avrebbero accolto la decisione calata dall’alto come un atto legittimo e non come un sopruso ai danni delle forze locali. Così si cercò un compromesso, comminando al Fornaroli nel giugno del 1844, prima dell’intimazione di caducità, un’energica redarguizione e seria ammonizione “di deporre la sua alterigia e di essere più affabile con tutti, almeno nel disimpegno delle sue pubbliche incombenze, di attendere con maggior assiduità e regolarità al suo ufficio, e pel caso di qualsiasi allontanamento, di tenere ben istruito il suo sostituto (se anche una donna) di quanto potesse occorrere, e di contenersi in somma in ogni occasione e verso chicchessia in modo da insinuare alla popolazione l’opinione che il pubblico funzionario si presti all’adempimento del suo dovere non solo per sordido interesse ma principalmente all’oggetto di cooperare al vantaggio dell’Erario ed alla comodità del pubblico, come volontà di Sua Maestà Imperiale”. 
Il tutto logicamente sotto pena di destituzione immediata. Confidando nell’amor proprio del Fornaroli, che si sarebbe trovato svilito dalla cacciata dall’ufficio, sembra che qualche risultato venisse conseguito, tanto che nell’aprile del ’45 i superiori che visitarono l’Ufficio Postale di Magenta ne ebbero impressione favorevole. Per poco tempo, tuttavia; l’escalation riprese da lì a qualche mese: nel maggio del 1847 il Fornaroli venne severamente redarguitoperché ritratti gli irriverenti propositi tenuti in un suo rapporto tendente a giustificare la sua somma negligenza e dappocaggine nel consegnare la corrispondenza“; nell’ottobre 1850 una multa di sette lire venne inflitta per il ritardo nel consegnare alla direzione postale i giornali di conteggio coll’estero, [Piemonte].
Nello stesso 1850 la morte del padre Paolo Gaspare, che lo lasciò unico erede, avviò il Fornaroli verso nuovi obiettivi e nuove occupazioni. Gli occasionali episodi di abbandono del posto di lavoro divennero la norma, tanto che nell’ottobre 1852 chiese ufficialmente di farsi sostituire dall’amico Luigi Formenti nella conduzione Postale. Amico affine nel carattere, e per di più disonesto, visto che le lamentele, lungi dall’attenuarsi, si moltiplicarono, fino al 10 giugno 1854 quando, “essendosi avverati i sospetti di malversazioni, viene sospeso il commesso postale Giuseppe Fornaroli e gli viene sostituito in Magenta l’allievo postale di Milano Luigi De Andrea. La procedura è incoata contro Formenti Luigi, sostituto del Fornaroli, per malversazioni commesse coi francobolli“. 
Contro i due protagonisti della vicenda (il Fornaroli non poteva essere all’oscuro di quanto faceva il Formenti) venne intentato un processo presso la Pretura Penale di Milano, conclusosi con la condanna all’arresto del Fermenti e la rifusione di quattordici lire in causa di sottrazione dei bellini da lettere da esso commessa. 
Il Formenti venne rilasciato il 10 maggio 1855 dopo un mese di carcere. Il Fornaroli, futuro benefattore del nostro ospedale, se la cavò con la perpetua interdizione dai pubblici uffici.

 

 

Laura Invernizzi

Membro del Consiglio della PRO LOCO MAGENTA
Giornalista, realizzatrice e voce narrante della sezione "Podcast"

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