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Magenta allagata: il canale risanatore – 2

Testo di Alessandro Colombo pubblicato su MAGENTA NOSTRA n. 4 maggio 2003

Terminati i lavori per la costruzione del canale risanatore, ci si cominciò a preoccupare della manutenzione della struttura.
La maggior parte del canale correva sotto il pavimento stradale tagliando tutto l’abitato in direzione nord-sud, ed uscendo allo scoperto a valle della chiesa di San Rocco, lungo la strada per Robecco, dove si raccordava con le ramificazioni già predisposte per l’utilizzo delle acque del canale Villoresi.
La zona che più richiedeva attenzione e controllo era quella a monte della ferrovia, dove il canale raccoglieva le acque di tracimazione della falda; alla necessità di manutenzione ordinaria, si aggiungeva un rischio di deterioramento delle sponde dei canali a causa del comportamento della gioventù magentina: ai ragazzi, soprattutto ai più piccoli, non sembrava vero poter fare liberamente il bagno in un canale dalle acque fresche e tranquille, senza allontanarsi dal paese e senza rischi di incolumità.
Le autorità non potevano tuttavia tollerare che un’opera così indispensabile e costata così grandi sacrifici potesse venire danneggiata da un uso decisamente improprio, ma l’imposizione di divieti senza la possibilità di controllare le eventuali infrazioni serviva a poco: le guardie campestri avevano altri luoghi e altre situazioni da controllare, e così ecco farsi avanti l’iniziativa privata: il consiglio comunale del 26 febbraio 1893 discusse la proposta avanzata da tal Cesare Dameno, formulata nel seguente modo: “Le sponde del cavo risanatore tanto a destra che a sinistra della strada per Marcallo vengono, per deficienza di sorveglianza, giornalmente danneggiate dai ragazzi, e così pure le piante messe sui cigli di dette scarpe [sponde]. Per far cessare tale vandalismo, il sottoscritto, che per le sue occupazioni abitualmente risiede sul sito, propone di assumere la sorveglianza dei due canali e subordinatamente lo spurgo; propone altresì che vengano a sue spese piantumate le scarpe dei canali; in compenso domanda la concessione del taglio gratuito delle piante ed erbe che vegetano sulle ripe“.
Si deliberò di accettare l’offerta del Dameno, ponendo tuttavia una serie di condizioni: “che tagli le erbe tre volte l’anno; che trascorso il quinto anno, e fino al termine della concessione [ventennale] abbia a procedere a sue spese allo spurgo del cavo; che qualora intenda piantare robinie, siano tagliate ogni due anni onde non arrechino danno alla piantagione già fatta dal Comune; che dal godimento si intendano esclusi il filare di tigli lungo il canale di levante [oggi scomparsi] ed il filare di platani lungo quello di ponente [oggi ancora in essere lungo il viale Lombardia]; che i pioppi piantati sulla banchina del canale di ponente [oggi scomparsi] vengano scalvati e gabbati [capitozzati] a seconda della consuetudine agricola locale, con asta non minore di metri due e mezzo dal suolo, lasciandone uno ogni dieci di piuma antica”. Ai ragazzi della Magenta di fine Ottocento non restò altro da fare che cercare di eludere la sorveglianza del Dameno oppure recarsi a cercare il refrigerio dalla canicola estiva in canali irrigui più periferici e meno custoditi; furono comunque i primi, nella storia magentina, a poterlo fare. L’altro aspetto meritevole di attenzione fu la possibilità di trarre un reddito dalla vendita per uso irriguo delle acque del canale risanatore.
A tale scopo, come già detto, la Società Condotte d’Acqua (Villoresi) aveva dato la possibilità di immettere le acque comunali nella rete di distribuzione del Comizio n. 12, chiedendo al Comune solamente la rifusione di quanto già speso per l’esproprio dei fondi. Così relazionò l’ingegner Giuseppe Castiglioni, perito consulente del Comune, incaricato nel gennaio 1890 di uno studio preventivo: “Il comune di Magenta ha nel canale risanatore una proprietà di un valore non indifferente, e deve nell’interesse dei suoi amministrati e contribuenti, ai quali ha domandato sacrifici di denaro per la sua costruzione, cercare di ritrarre da esso il maggior ricavo possibile: occorre esaminare bene la plaga inferiore a Magenta, e portare l’acqua su tutti i terreni irrigabili ed attualmente asciutti”.
La relazione del Castiglioni, tesa a creare un Consorzio di utenti che potesse operare ulteriori investimenti per perfezionare la distribuzione, suggeriva anche lo studio di un progetto di fattibilità per un eventuale uso industriale del canale stesso, ovvero per la produzione di energia elettrica ad uso di opifici industriali (uno studio simile in quegli anni interessava anche il naviglio Grande).
Il canale risanatore, come detto nel precedente articolo, risolse solo parzialmente il problema dell’innalzamento della falda a Magenta, ma nel contempo lo rese preoccupante per il limitrofo abitato di Castellazzo de’ Barzi, che risentì, qualche anno dopo l’avvio dell’irrigazione della plaga meridionale magentina, degli effetti negativi già sperimentati a Magenta qualche anno prima. In un esposto a firma dei fratelli Maino, proprietari di un’impresa edile, si legge: “Essi sono proprietari di una fornace per laterizi e di beni posti in territorio di Castellazzo di Robecco, e per uso della loro fornace nell’anno 1889 iniziarono escavazioni nel loro fondo detto il Campo del Lino. Allorché fu successivamente introdotta su larga scala l’irrigazione nei beni sui quali arrivava l’acqua del canale Villoresi, le acque di infiltrazione provenienti dai fondi superiori proprietà di terzi si raccolsero sui fondi di proprietà Maino e si verificarono, come si verificano, allagamenti nella località confinante, con filtrazioni che recano danno alla pubblica igiene. Il primo allagamento notevole avvenne nel 1896, mentre prima d’allora nulla si era verificato”.
Chiamati a adottare provvedimenti per attenuare il danno, e quindi a costruire a loro volta un canale fugatore, i fratelli Maino chiamarono in causa sia il comune di Magenta sia la Società Condotte d’Acqua che, come già fatto con Magenta, si dichiarò estranea ad ogni responsabilità.

Laura Invernizzi

Membro del Consiglio della PRO LOCO MAGENTA
Giornalista, realizzatrice e voce narrante della sezione "Podcast"

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