Se ho fatto bene i conti questo è la quarantacinquesima mostra per “il IV Giugno” che -direttamente o indirettamente- ho curato perchè venisse inaugurata al termine del corteo istituzionale commemorativo della Battaglia Risorgimentale del 4 Giugno 1859.
Alcune, le prime che ho curato, non avevano alcuna attinenza con l’evento. Erano anche tempi in cui “l’evento” era caduto un po’ nel dimenticatoio: corteo al mattino del 4 giugno qualsiasi girono della settimana fosse, magari lavorativo e quindi seguito da chi ‘doveva’ e da qualche classe rappresentativa delle scuole (e anch’io ho iniziato così nel…1959!), e -poco dopo mezzogiorno- tutti a casa. E amen.
Vincendo forti resistenze, ma con l’apporto di molti, spostato l’appuntamento alla domenica più vicina e soprattutto evidenziando per bene le ragioni che supportano una rievocazione che sempre più si distanzia dall’evento ricordato e -anche per questo- può trovare oggi -e così infatti è proposta- ragioni di sostegno alle istanze di pace ed unione, anche di chi allora si combattè.
Come già nelle intuizioni di Don Cesare Tragella che -all’inizio del secolomscorso- gettò le basi della nostra Basilica come tempio espiatorio, riuscendo a coinvolgere nella edificazione le Case Regnati (Francia e Austria) che allora qui combatterono, ogni rievocazione vede oggi la partecipazione delle molte rappresentanze consolari nello spirito di fratellanza generatrice dell’Unione Europea.
Con questa consapevolezza, unendo i comuni sul cui territorio si svolsero i fatti d’arme della seconda guerra d’indipendenza raccolti nell’associazione “I LUOGHI DELLA STORIA” e più ancora specificamente lanciando il motto “MAGENTA COSTRUISCE L’EUROPA” ci si è posti agli antipodi di ogni possibile commemorazione di spirito guerrafondaio.
Così le ‘mostre’ che con questo intendimento hanno costituito la conclusione del corteo istituzionale del mattino, e la stessa RIEVOCAZIONE STORICA che giunge quest’anno alla 28° edizione, sono state pensate per corrispondere con sempre maggior aderenza allo spirito di fratellanza che ora unisce i popoli dell’Unione Europea e nell’impegno per la pace così necessaria, ma così difficile da mantenere, tanto da richiedere spesso anche interventi armati a sua protezione. Come per i tanti nostri militari -spsso bersaglieri- in giro per il mondo, sotto il tricolore insieme al blu dei caschi ONU.
La mostra di quest’anno, lungamente pensata, è dedicata ai bersaglieri.
E per la prima volta ne divulgo il tema in anticipo (solitamente è una piccola ‘sorpresa’ della ‘fine corteo), in silenziosa riposta a polemiche che mi sarei augurato fossero risparmiate alla città, e -senza in alcun modo rinfocolarle-, far capire chiramente da che parte sto.
Oliviero Trezzi










